Api biosentinelle anche negli orti urbani

progetto api e orti urbani
I risultati di uno studio di anni presentato a Fico Eataly World di Bologna esclude il rischio di moria ma rileva il diverso grado di contaminazioni di residui di agrofarmaci e metalli pesanti tra le diverse città

Dopo due anni di osservazione sono stati presentati, il 30 gennaio 2019 a Bologna, a Fico Eataly World, i risultati di un'attività di monitoraggio ambientale condotta in quattro città italiane nell'ambito del progetto Api e Orti Urbani.

La situazione rilevata non è allarmante ma comunque evidenzia che anche gli orti urbani possono subire condizionamenti ambientali dovuti alla presenza di pesticidi e metalli pesanti che le api percepiscono immediatamente e segnalano all’uomo attraverso modifiche del loro modo di comportamento e di vita.

Infatti tracce di glifosato sono state rilevate attraverso le api, a Milano nel 2017 e a Bologna nel 2018, mentre tra dieci metalli pesanti ricercati nell'ambiente a Torino, Milano, Bologna e Potenza i più riscontrati sono stati cromo, vanadio, nichel e ferro, seguiti da piombo, rame e zinco.

Il Progetto Api e Orti Urbani

Il progetto - su iniziativa, tra gli altri, di Conapi-Mielizia, Legambiente, Università di Bologna, voleva studiare il ruolo delle api come 'bioindicatore' ambientale e si è concentrato nel 2017 in alcuni orti urbani di Bologna, Milano e Potenza, cui nel 2018 si è aggiunta Torino. Negli orti sono stati collocati alcuni alveari che, dall'estate all'autunno sono stati controllati tramite rilievi, prelievi e analisi di laboratorio per valutare lo stato di salute dell'ambiente circostante.

In particolare è stata sfruttata la funzione di sentinella dell’ambiente attribuita alle api, basata sull’idea, suffragata da molteplici riscontri scientifici, che la presenza delle api sia garanzia di un ambiente salubre. Si tratta di una simbiosi virtuosa che associa la capacità delle api di effettuare microprelievi ambientali e la possibilità di rilevare gli eventuali contaminanti attraverso lo studio del loro comportamento e l’analisi di laboratorio sulle api stesse e sulle loro produzioni: miele, polline, cera e propoli. Grazie all’opera di centinaia di migliaia di api, in grado di effettuare prelievi in aree di circa 1,5 km di raggio, è stato dunque possibile rilevare la presenza di pesticidi, metalli pesanti, radionuclidi e molto altro, ottenendo informazioni utili sullo stato di salute del territorio circostante.

Le api hanno svolto la loro funzione di sentinelle negli Orti di Via Padova e del circolo Legambiente Reteambiente a Milano, nell’orto-giardino curato dall’associazione culturale Variante Bunker con gli abitanti di Torino, negli orti del Podere San Ludovico coltivati dai cittadini alle porte di Bologna e negli appezzamenti di terra del circolo Legambiente “Ken Saro Wiwa” nel quartiere Macchia Romana di Potenza.

I risultati delle osservazioni

Nel periodo dell’indagine, il livello di mortalità delle api non ha mai superato la soglia critica e quindi non è stato necessario procedere all’analisi chimica delle api morte.

Invece, l’esame dei residui sui campioni di api “bottinatrici” vive e di miele “giovane”, per individuare eventuali pesticidi a dosi sub-letali per le api, ha messo in evidenza, rispetto agli oltre 400 principi attivi ricercati, solo la presenza di tracce di glifosate a Milano nel 2017 e a Bologna nel 2018. Tra i 10 metalli pesanti ricercati, i più riscontrati sono stati cromo, vanadio, nichel e ferro, seguiti da piombo, rame e zinco.

In generale, il 38,15% delle determinazioni analitiche mostrava valori più bassi rispetto a quelli di riferimento, mentre il 35,19% mostrava valori superiori. Il 26,67% rimanente si è collocato a un livello intermedio. In generale Milano e Torino sono risultate più contaminate rispetto a Bologna e Potenza.

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