Valelapena, la terra che riabilita

Uno scatto della mostra fotografica “Valelapena. Storie di riscatto dal carcere d’Alba”
Inaugurata a Roma la mostra che racconta l’esperienza di recupero dei detenuti attraverso il lavoro nelle vigne. Un progetto di agricoltura sociale che coinvolge la Casa di Reclusione d’Alba, l’Istituto Enologico d’Alba, Syngenta e il ministero della Giustizia. IL VIDEO dell'iniziativa

Il progetto di agricoltura sociale Valelapena è una scommessa che vuole offrire un’occasione di riscatto, attraverso l’acquisizione di competenze utili per favorire l’inserimento sociale delle persone detenute una volta terminata la pena. Tra i partner del progetto, l’Istituto Superiore di Stato Umberto I di Alba che, attraverso l'esperienza dei suoi tecnici e il coinvolgimento degli studenti dell’ultimo anno, provvede alla vinificazione, imbottigliamento ed etichettatura del vino prodotto con le uve coltivate nel carcere.

Antonella Germini

«Il valore e il lavoro di integrazione tra i due enti, carcere e scuola, che questo progetto mette in atto è straordinario», afferma Antonella Germini direttrice dell’Istituto.

Una scommessa vincente

Il progetto ha mosso i primi passi nella piccola realtà carceraria di Alba nel 2006 e ha preso definitivamente il via circa 10 anni fa. Le persone che ne beneficiano sono 15 detenuti che lavorano nel vigneto e ogni anno frequentano un corso professionale di operatore agricolo il quale permette loro di ottenere un attestato pubblico dalla regione Piemonte. Con questa qualifica le persone ex detenute potranno poi avere la possibilità di inserirsi presso le aziende agricole del territorio. Ad oggi, grazie alla formazione ricevuta e l’esperienza in campo, 3 persone hanno ottenuto un lavoro in aziende agricole esterne.

Fondamentale, per ogni fase didattico-lavorativa, la collaborazione dell’agronomo Giovanni Bertello che rappresenta il cardine delle attività in vigna.

Giovanni Bertello

«Dal 2006 lavoro come insegnante e come tecnico agronomo nel carcere di Alba – racconta Bertello -. Nel 2009, dopo la prima vendemmia, ho capito che il progetto funzionava e aveva tutte le potenzialità per crescere. Bisognava solamente trovare un partner che potesse sostenere il piano di lavoro con il quale mettere a punto una strategia più strutturata».

Il partner è Syngenta Crop Protection, società leader nella produzione di mezzi tecnici per l’agricoltura, che nel 2009 decide di prendere parte attiva al progetto aprendo un sinergico canale di collaborazione e mettendo a disposizione non solo le risorse economiche, ma anche le sementi e tutto il know-how che possiede, oltre alle risorse umane per le lezioni.

Valelapena, la terra che riablita
Riccardo Vanelli

«Il nostro compito è creare opportunità per far si che gli ex detenuti, una volta liberi, non tornino a delinquere – spiega Riccardo Vanelli amministratore delegato Syngenta -. Noi mettiamo a disposizione tutta la nostra competenza in ricerca e innovazione per una causa nobile: formazione e riabilitazione, questa è l’agricoltura sociale. La legge del 2015 sull’agricoltura sociale ha rappresentato un cambiamento culturale di come l’agricoltura può essere vissuta. L’agricoltura sociale mette al centro le persone, è esempio concreto di agricoltura sostenibile e multifunzionalità utile al territorio».

Ad oggi il progetto ha dato vita a quattro produzioni di vino e sono circa 1.400 le bottiglie Valelapena vendute nell’ultimo anno, con richieste anche dall’Inghilterra. Le quattro varietà di vitigno che caratterizzano la produzione di Valelapena sono nebbiolo nera, barbera nera, dolcetto e cortese.

Giuseppina Piscionieri

«Non è stato facile arrivare fino a qui, ma l’entusiasmo che ci anima ci spinge a pensare di poter ancora crescere – afferma Giuseppina Piscioneri, direttrice casa circondariale Giuseppe Montalto di Alba -. Vogliamo aumentare la produzione di vino attraverso nuove collaborazioni. Valelapena è una realtà che mi emoziona sempre».

Il progetto è stato presentato con l’inaugurazione della mostra fotografica “Valelapena. Storie di riscatto dal carcere d’Alba”, scatti di Armando Rotoletti, esposta a Roma presso la Sala del Cenacolo di Palazzo Valdina. Per l’occasione è stato proiettato anche il video-film realizzato dal regista Luca Marconato in cui le testimonianze dei detenuti sottolineano come lo stare a contatto con la terra e imparare il mestiere dell’agricoltore sia un’opportunità importante da spendere una volta liberi «per tornare a sentirsi utili alla società attraverso il lavoro».

Guarda il video https://youtu.be/vBBbwaqZOVg

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