Aleirodide degli agrumi, ora anche nel nord Italia

aleirodide
Adulto e neanide di Aleurocantus spiniferus
Aleurocanthus spiniferus, temibile fitomizo originario del sud est asiatico, dopo anni di presenza confinata in Puglia, ora ha rotto gli indugi e dopo le segnalazioni in Lazio è giunto anche al Nord, con infestazioni su pero, vite e ornamentali

Aleurocanthus spiniferus è un aleirodide tropicale originario dell’Asia sudorientale e diffuso in Asia tropicale e subtropicale, in Africa e nel Pacifico. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 2008 in Puglia in provincia di Lecce.

Per la sua pericolosità A. spiniferus è inserito nell’elenco A2 dell’Eppo ed è anche un parassita da quarantena per il territorio della Comunità europea (allegato II, parte A, sezione I Direttiva 2000/29 Ce del Consiglio dell’8 maggio 2000). Nelle zone di origine A. spiniferus è una specie dalla notevole polifagia ma, nei nostri ambienti, ha mostrato una spiccata preferenza per le piante del genere Citrus (arancio, mandarino, limone) sia coltivate come piante da frutto che come ornamentali.

Su pero, vite e ornamentali

Inopinatamente, quest’anno, popolazioni di una certa rilevanza di A. spiniferus sono state segnalate in alcune aree della Pianura Padana su piante di pero, di vite e di alcune piante ornamentali (rosa, piracantha, edera, ecc). A fine stagione l’aleirodide è presente esclusivamente su piante di giardini e parchi e comunque in ambienti antropizzati.

Le piante ornamentali infestate sono ben riconoscibili per la presenza sulla pagina inferiore delle foglie delle forme giovanili che mediante gli stiletti boccali pungono i tessuti vegetali sottraendo linfa.

I danni quindi sono diretti, dovuti alla sottrazione della linfa che provoca un deperimento generale delle piante, e indiretti, per la produzione di abbondante melata con successivo sviluppo di fumaggine. Entrambi, nei casi più gravi, hanno portato al progressivo disseccamento della vegetazione con conseguente caduta delle foglie.

L’espansione della specie verso nord desta una certa preoccupazione anche se gli eventuali rischi futuri per le colture agrarie sono tutti da decifrare e, al momento, non sembrano avere particolare rilevanza. L’infestazione rinvenuta su pianta agrarie, infatti, è completamente scomparsa nel corso della stagione con tutta probabilità grazie all’attività collaterale delle normali strategie di difesa.

Rimangono da accertare le cause di questa presenza: considerato che gli adulti di A. spiniferus non sono abili volatori e che la diffusione naturale avviene per lo più a opera dal vento, la causa di questa introduzione va probabilmente ricercata nell’incauto spostamento di materiale vegetale infestato.


In Pianura Padana il clima è ideale

Nell’Italia meridionale, a seconda delle condizioni climatiche, il ciclo biologico di A. spiniferus richiede dai 2 ai 4 mesi e si possono avere da tre a sei generazioni sovrapposte per anno. Lo svernamento avviene per lo più allo stadio di neanide di III età, con un corpuscolo nero di forma ellittica circondato da un anello di cera bianca o di pupa sulle piante che non perdono le foglie (per esempio: agrumi e ornamentali).

Le temperature più favorevoli allo sviluppo dell’aleirodide stanno in un range di temperatura comprese tra 20 e 34 ° C con optimum a 25,6 ° C e umidità relativa del 70-80%. Si tratta di limiti termici che, sulla carta, sono perfettamente compatibili con le condizioni climatiche della pianura padana.

Nel prossimo futuro sarà interessante scoprire la capacità dell’aleirodide di sopravvivere ai rigori invernali anche se, dalla dimensione delle aree infestate, è probabile che la specie fosse presente, inosservata, già da qualche tempo e che quindi si sia già confrontata con i rigori dell’inverno padano.

Fintanto che le infestazioni rimangono confinate nei giardini, non è necessario ipotizzare dei provvedimenti generalizzati di difesa e possono essere sufficienti alcune indicazioni pratiche di tipo agronomico basate su potature preventive delle piante già colpite in precedenza, per ridurre la proliferazione degli aleirodidi e consentire un’areazione ottimale della chioma. In questi casi è importante bruciare o distruggere i residui di potatura delle parti danneggiate ed è anche consigliabile spazzolare gli indumenti utilizzati per le potature, poiché possono diventare veicolo di infestazione.

Articolo pubblicato sulla rubrica L'occhio del Fitopatologo/Nord di Terra e Vita

Abbonati e clicca qui per accedere all'edicola digitale


 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome