Olivo, la cecidomia torna all’attacco

cecidomia dell'olivo
Galle fogliari prodotte da Dasineura oleae
Non solo mosca e gelate. Sugli oliveti del Nord si intensificano le segnalazioni dei danni procurati da un parassita un tempo considerato secondario e oggi non più: il dittero cecidomide Dasineura oleae attacca in particolare le giovani piante con la formazione di galle fogliari

Negli ultimi anni la coltivazione dell’olivo nell’Italia settentrionale è stata messa a dura prova dalle forti gelate invernali e dalle infestazioni di mosca (Bactrocera oleae). Accanto agli attacchi di mosca, sono aumentate anche le segnalazioni di danni causati fitofagi secondari come Dasineura oleae, un piccolo dittero cecidomide che produce galle sulle foglie giovani dell’olivo. In Italia D. oleae è sempre stato considerato un parassita secondario ma, negli ultimi anni, la sua pericolosità sta aumentando soprattutto sulle piante giovani che sono più esposte ai danni di questo insetto.

Formazione di galle

Solitamente le galle di Dasineura oleae si formano sulla venatura principale e su quelle laterali della foglia, ma in condizioni di alta infestazione si possono estendere anche alle infiorescenze.

La larva di primo stadio penetra nel mesofillo fogliare, dove inizia a scavare una galleria e stimola la reazione galligena della pianta. Si formano così delle piccole galle sporgenti su entrambe le pagine della foglia. Quando vengono interessati dall’attacco i fiori, l’insetto danneggia i peduncoli provocandone la caduta.

In caso di forti attacchi viene compromessa l’attività vegetativa delle piante e la produzione dell’anno ma gli attacchi provocano anche una riduzione della produzione fiorale dell’anno successivo con relativa perdita di prodotto.

Nei nostri areali la specie compie una o due generazioni all’anno in funzione delle condizioni climatiche. Nell’Italia settentrionale gli adulti compaiono da fine marzo e, dopo l’accoppiamento, depongono le uova su foglie e infiorescenze (circa 100 uova per femmina). Tutto il ciclo di sviluppo dell’insetto, da uovo fino alla fase adulta, avviene all’interno della galla e, al suo interno, si sviluppa una sola larva per volta che poi, una volta raggiunto il secondo stadio di sviluppo, va in diapausa alla fine dell’estate per poi impuparsi in inverno avanzato.

Se le condizioni climatiche sono favorevoli, la cecidomia ha la possibilità di continuare a riprodursi anche a ridosso dell’inverno, attaccando i nuovi getti dell’olivo.

Campionamento e contenimento

Per verificare la presenza delle infestazioni di cecidomia dell’olivo occorre campionare precocemente le foglie e le infiorescenze alla ricerca delle larve. Solo in caso di presenze molto elevate o di forte danno riscontrato l’anno precedente, ci può essere in effettivo rischio di danno alla coltura e la necessità di intervenire.

Il contenimento della cecidomia dell’olivo è particolarmente difficile. L’efficacia delle tecniche agronomiche, come l’eliminazione con la potatura della maggior parte della vegetazione infestata, nell’abbattimento delle popolazioni di D. oleae è ancora controversa. Per quanto riguarda la difesa tradizionale, attualmente non ci sono prodotti registrati per il controllo di questa avversità per cui la difesa, quando necessaria, deve essere eseguita sfruttando l’efficacia collaterale dei prodotti registrati sulla coltura e applicati per il controllo di altri target. Per quello che riguarda il posizionamento corretto degli interventi l’esperienza dei paesi mediterranei, confermata dalle prime osservazioni italiane, individua il momento migliore per eseguire i trattamenti a fine aprile in coincidenza col volo degli adulti e all’inizio dell’ovideposizione.


La diffusione

D. oleae è una specie tipica dell’area mediterranea e, in alcune zone come Siria, Libano, Giordania, Turchia, Palestina e Israele, è considerato un fitofago primario con livelli di infestazione che possono arrivare anche al 60% delle foglie della pianta con danni di rilevanza economica. Recentemente sono arrivate le prime segnalazioni di danno provenienti dai paesi Europei; in Montenegro, in Grecia (circoscritti soprattutto all’isola di Creta) e in Slovenia mentre nell’Italia settentrionale, D. oleae ha iniziato a diffondersi prima nella zona del lago di Garda e di Trieste e dal 2012 ha fatto la sua comparsa anche in Emilia-Romagna circoscritta nell’areale olivicolo del comprensorio Riminese. Segnalazioni su una aumentata presenza della specie si sono avute anche in Toscana.


Articolo pubblicato sulla rubrica L'occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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