Alla cimice asiatica piace tutta l’Italia

cimice asiatica
Adulto di cimice asiatica (da www.eppo.it)
In sei anni Hyalomorpha halys si è diffusa su buona parte della penisola. I danni maggiori sono al Nord, ma è stata segnalata anche in Calabria e Sicilia. Dal Crea una speranza per il controllo biologico

Come spesso succede quando un nuovo fitofago riesce a raggiungere il suolo italiano, anche la temuta cimice asiatica (Hyalomorpha halys) sembra essersi rapidamente diffusa in buona parte della penisola. Segnalata per la prima volta in Emilia Romagna nel 2012, la cimice asiatica è ora presente in tutto il Nord Italia e “ufficialmente” segnalata in Calabria (2016) e Sicilia (2017), per quanto ci è noto.

Polifaga obbligata

I danni maggiori sono stati rilevati su colture frutticole i cui frutti infestati presentano vistose deformazioni, ma questa “nuova” cimice può alimentarsi su molte specie coltivate come nocciolo, mais, fragola, piccoli frutti, le ortive più diffuse. H. halys è una specie “polifaga obbligata”, cioè per completare lo sviluppo e riprodursi gli individui devono necessariamente nutrirsi su diverse specie vegetali. Questa caratteristica e la buona capacità di volo degli adulti possono spiegare la rapida diffusione dell’insetto che, comunque, non disdegna i “passaggi” che gli possono venire offerti dal trasporto di merci o imballaggi infestati.

I danni consistono essenzialmente in lesioni e necrosi delle parti su cui l’insetto si alimenta infilando il rostro e iniettando la sua saliva che ha effetti fitotossici. I problemi maggiori sono sui frutti che, se infestati in fase di ingrossamento, si deformano. Questi sintomi possono essere provocati anche da altre “cimici”, come la comune cimice verde (Nezaria viridula) che occasionalmente può infestare varie colture richiedendo a volte interventi di controllo, ma sono solitamente molto più contenuti sia per diffusione che per gravità.

I rifugi urbani

Oltre ai danni diretti alle colture agricole, la cimice asiatica crea fastidio e problemi anche nelle aree urbane e nelle abitazioni poiché gli adulti di H. halys in autunno sono attratti da edifici o anfratti riparati (es. i cassonetti delle finestre) dove si concentrano in gruppi numerosi per svernare, producendo ormoni di aggregazione.

Nelle aree italiane interessate dalle infestazioni di cimice asiatica, il suo controllo appare particolarmente problematico.

Al momento non sembra ci siano limitatori naturali sufficienti a contenere a livelli accettabili la popolazione del fitofago. Anche i trattamenti chimici non hanno dato risultati risolutivi a causa della forte mobilità sia delle forme alate sia degli stadi immaturi che tendono a spostarsi da una coltura all’altra, soprattutto se disturbati. I trattamenti chimici inoltre aumentano i problemi per il rispetto di tempi di carenza e per la residualità. Le cimici asiatiche, infatti, sono fortemente attratte dai pigmenti che virano al rosso dei frutti in invaiatura e si concentrano su questi spesso poco prima della raccolta.

Insomma “una brutta bestia” che si aggiunge al non trascurabile numero di storici o recenti fitofagi attivi sulle coltivazioni frutticole e orticole, anche del Sud Italia.


Dal Crea una speranza per il controllo biologico

Si chiama Ooencyrtus telenomicida l’imenottero parassitoide esotico individuato dal Centro di ricerca e certificazione del Crea nella sede distaccata di Cascine del Riccio (Fi) e capace di parassitare le uova della cimice asiatica. I test di laboratorio hanno dato risultati promettenti in termini di percentuale di parassitizzazione, tanto da passare alla sperimentazione in campo che però non è né semplice né veloce.

Se i risultati saranno positivi, l’insetto potrebbe essere allevato e utilizzato per programmi di controllo biologico, dopo le necessarie autorizzazioni, contribuendo a limitare le popolazioni della cimice asiatica.


 

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