Effetto global warming sulla peronospora

peronospora
Con temperature e piogge in aumento anticipano le infezioni

Il dibattito inerente le più razionali scelte di strategia di difesa dalla peronospora della vite, indissolubilmente legate alla biologia del fungo e alle caratteristiche climatiche dell’area di coltivazione, è sempre aperto e serrato. A maggior ragione in questa fase in cui il cambiamento climatico sta facendo registrare un consistente cambiamento del quadro fitopatologico generale.

La peronospora della vite (Plasmopara viticola), può determinare gravi danni e rimane il nodo centrale per la difesa anticrittogamica della vite.

Il dibattito aperto sulla validità della regola dei tre dieci non ha portato ad un suo abbandono, ma solo ad un adeguamento dell’applicazione, dopo aver constatato che non si può considerare come condizione infallibile sulla determinazione dell’inizio dell’infezione di questo importante patogeno.

In realtà si tratta soprattutto di incastrare i vari tasselli nelle diverse condizioni colturali e valutare sui diversi microclimi gli opportuni aggiustamenti.

In un recente incontro pubblico organizzato dal Crea (Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano - Tv), Maurizio Bottura della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn) ha illustrato i dati relativi all’adattamento della peronospora della vite al cambiamento climatico in corso.

 

Le variabili in gioco

«È molto difficile – ha riferito il responsabile dell’unità viticoltura dell’istituzione trentina – comprendere a pieno quando si verificano le condizioni infettanti». Le variabili in gioco sono infatti numerose:

  1. stato biologico del fungo misurato come grado di maturazione delle oospore, pre disposte o meno a dare l’avvio all’infezione primaria;

Leggi l'articolo completo su Terra e Vita 11/2016 L’Edicola di Terra e Vita

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