Per fermare la Xylella servono gli abbattimenti

xylella
Sputacchina dei prati
La Commissione Ue torna in Puglia per spingere a nord la zona cuscinetto. E intanto il decreto Martina sui nuovi impianti non è ancora operativo.

Il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca bussa alle porte dell’olivicoltura della Terra di Bari: lo scorso marzo la zona cuscinetto è stata ulteriormente spostata verso nord, interessando per la prima volta il territorio barese (nell’agro di Locorotondo), dopo l’individuazione di circa 3.000 olivi infetti nella zona di contenimento.

L’espansione a nord

L’avanzata verso nord del batterio ha accresciuto la preoccupazione della Commissione europea, che, attraverso il commissario Vytenis Andriukaitis, ne ha indicato la causa «nei ritardi nell’abbattimento degli alberi malati, che lasciati a terra fanno da riserva per la sua ulteriore diffusione», ha ripetuto che «l’unico modo per frenare l’infezione è l’approccio da quarantena già proposto dall’Ue, con la rimozione degli alberi» e ha esplicitato «l’aggiornamento delle aree demarcate, spostando verso nord la fascia di territorio dove vanno applicate le misure più drastiche per la lotta al patogeno».

Di fronte alle preoccupazioni e alle sollecitazioni della Commissione europea, che a breve verrà in Puglia per tradurle in azioni operative, il presidente della Regione Michele Emiliano si è affrettato a chiedere «al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che è ministro ad interim dell’Agricoltura, di emettere un decreto legge immediato che ci consenta di rispettare le direttive europee e il decreto Martina per accelerare le procedure di abbattimento degli alberi infetti, perché con le norme attualmente in vigore ancora non riusciamo ad abbattere molte decine di alberi per varie ragioni giuridiche. E questo sta provocando il rischio che l’Ue, con la ormai imminente visita della Commissione, possa ulteriormente minacciare nuove sanzioni».

Cambia lo scenario di riferimento

La richiesta di Emiliano, osserva l’olivicoltore leccese Giovanni Melcarne, «segna un netto cambiamento della sua posizione. Nel dicembre 2015, alla testa del cosiddetto “popolo degli ulivi” che si batteva contro l’eradicazione delle piante e al fianco di complottisti e negazionisti della malattia, aveva plaudito all’inchiesta della Procura di Lecce che pose sotto indagine gli scienziati che avevano scoperto la malattia e di fatto bloccò il piano di emergenza del Commissario governativo Giuseppe Silletti e le eradicazioni. Ora, di fronte all’avanzata del batterio, chiede un decreto urgente per abbattere gli alberi infetti! Intanto il Salento rimane abbandonato: il decreto Martina che autorizza l’impianto di nuovi olivi nella zona infetta, già pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 6 aprile u.s., non è operativo, perché l’Osservatorio fitosanitario regionale deve ancora emettere un provvedimento autorizzativo a tali impianti».

Polemiche sull’obbligo di due trattamenti insetticidi

Intanto nuove polemiche ha suscitato fra gli olivicoltori la comunicazione, da parte della Regione Puglia, dell’obbligo di effettuare da maggio ad agosto due trattamenti specifici contro la sputacchina: il primo subito, poiché sono già presenti i primi adulti, per il secondo saranno fornite indicazioni dal Servizio fitosanitario regionale sul periodo ottimale in cui intervenire. Polemiche alle quali l’assessore all’Agricoltura Leonardo Di Gioia ha replicato che i trattamenti previsti sono sicuri per l’ambiente e il biologico.

«Le aziende condotte in integrato devono utilizzare insetticidi specificamente autorizzati su olivo nei confronti del vettore, a base di acetamiprid o deltametrina. Per le aziende in biologico l’Osservatorio fitosanitario ha avanzato richiesta al ministero della Salute di autorizzazione eccezionale per prodotti a base di spinosad o olio essenziale di arancio dolce, già autorizzati in agricoltura biologica. In attesa dell’autorizzazione, negli oliveti biologici sarà possibile intervenire impiegando prodotti autorizzati in biologico nei confronti di altri fitofagi dell’olivo. Come si evince, risultano infondate le polemiche circa un uso indiscriminato, improprio o anomalo di prodotti chimici nocivi all’ambiente. I trattamenti sono già in uso da anni e sono praticati in tutte le regioni italiane con modularità e intensità diverse a seconda delle esigenze».

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome