Maculatura fogliare del kaki. Dal Giappone con furore

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piante di kaki defogliate in seguito a un grave attacco di Maculatura circolare fogliare (foto Bugiani)
La segnalazione, le cause e le misure preventive per fare fronte a una malattia apparsa per la prima volta sugli impianti di kaki in forte diffusione al Nord

La maculatura fogliare è una malattia endemica nei principali areali di coltivazione di kaki in Giappone e Corea, ma che in Spagna è comparsa diversi anni fa causando gravi danni. Quest’anno, negli areali di coltivazioni del nord Italia, la coltura in espansione e le condizioni climatiche primaverili particolarmente piovose e miti, hanno portato alla comparsa, nel mese di settembre, di sintomi della malattia in diversi impianti.

Lesioni fogliari e cascola dei frutti

Foglie di kaki gravemente colpite da Micosphaerella nawae. Sono chiaramente visibili le aree necrotiche centrali circondate da un alone giallastro

I sintomi consistono in macchie fogliari necrotiche, che poi evolvono formando un alone verdastro fino a generare una clorosi generalizzata di tutta la lamina fogliare.

Una volta comparsi i primi sintomi, la sua evoluzione è molto rapida. La presenza di tali lesioni porta spesso alla defogliazione precoce in settembre e ottobre. Sebbene l’agente patogeno infetti solo le foglie, i frutti sulle piante colpite maturano precocemente fino ad avere una cascola prematura con gravi perdite produttive.

Incubazione molto lunga

L’agente causale della maculatura fogliare del kaki è il fungo Mycosphaerella nawae che si riproduce principalmente tramite ascospore all’interno di corpi fruttiferi sessuati (pseudoteci) sulle foglie infette cadute a terra. Questi trascorrono l’inverno e raggiungono la maturità con l’aumento delle temperature in primavera. Per la liberazione delle ascospore sono necessarie temperature >10 °C e bagnature prolungate della lettiera fogliare, ma è massimo in presenza di pioggia e temperature oltre 15-16 °C. Anche se la maggiore parte delle ascospore vengono rilasciate nei primi tre primi giorni di pioggia, gli pseudoteci continuano a produrre ascospore per circa un mese. Una volta rilasciate, si diffondono per via aerea e in presenza di condizioni idonee di temperatura e bagnatura, infettano le foglie del kaki. La maggior parte delle infezioni sembrano concentrarsi tra aprile e giugno. La malattia è caratterizzata da un periodo di incubazione molto lungo e i sintomi delle infezioni primaverili sono visibili dalla fine di agosto. In Corea è stato descritto anche un ciclo secondario della malattia causato da spore asessuate (conidi) che si producono sulle lesioni fogliari prima della loro precoce caduta. Tali conidi sono stati identificati come appartenenti al genere Ramularia, e sono anch’essi in grado di infettare e produrre sintomi fogliari. Tuttavia, negli areali di coltivazione mediterranei non sembrano essere importanti.

Eliminare i residui fogliari

Dato che i residui fogliari rappresentano la fonte principale d’inoculo di M. nawae, negli impianti interessati dalla malattia è consigliabile interrarli con una lavorazione superficiale o eliminarli mediante bruciatura o compostaggio. Maggiore è la bagnatura della lettiera fogliare, maggiore è il rilascio di ascospore. Pertanto è da preferire l’irrigazione localizzata rispetto a quella a pioggia. Sebbene queste pratiche culturali contribuiscano a ottimizzare la gestione della malattia, i trattamenti fungicidi sono, in determinate annate, indispensabili.

Sul numero di gennaio la Rivista di Frutticoltura pubblica un approfondimento su questa nuova problematica da parte degli stessi autori.


Una ristretta gamma di principi attivi

Essendo una coltura considerata minore, in caso di gravi attacchi ci maculatura fogliare, il kaki potrebbe soffrire di una ristretta gamma di principi attivi su cui contare. I fungicidi rameici nonostante il rischio di fitotossicità possono essere efficacemente utilizzati. Un altro principio attivo efficace, quando fosse autorizzato contro questa avversità, è il pyraclostrobin.

Indipendentemente dal principio attivo utilizzato, tuttavia, i trattamenti risultano efficaci se eseguiti in coincidenza con il periodo critico di infezione. Si raccomanda pertanto di tenere conto della fase fenologica della coltura, della disponibilità di inoculo e delle condizioni ambientali favorevoli per l’infezione. Infine, per un adeguato controllo della malattia è molto importante raggiungere la massima copertura della vegetazione possibile avendo cura di raggiungere la parte più alta delle piante.

Articolo pubblicato sulla rubrica L'occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

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