Da Coop Italia il marchio “Allevato senza antibiotici”

antibiotici
Un momento del convegno promosso da Coop Italia
Per una linea di prodotti delle filiere avicola, suina e bovina. Un logo ad hoc sul prodotto in vendita per comunicare in maniera chiara al consumatore.

Migliorare costantemente il livello di benessere degli animali per arrivare a ridurre, e se possibile eliminare, l’uso di antibiotici negli allevamenti degli animali da reddito. È l’obiettivo di “Alleviamo la salute” un progetto ambizioso che Coop ha presentato qualche mese fa al Ministero delle Politiche agricole per affrontare l’allarme legato al problema dell’antibiotico resistenza coinvolgendo i suoi fornitori, oltre 1600 allevamenti in Italia e oltre 20 milioni di animali, gli stessi da cui provengono le filiere di carne a marchio Coop.
Con il marchio “Allevato senza uso di antibiotici” in etichetta la prima azienda della moderna distribuzione in Italia (e organizzazione di consumatori con oltre 8 milioni e mezzo di soci e una rete di 1.100 punti vendita in Italia) ha fatto partire per prima la linea di prodotti della filiera avicola, polli e uova, poi di quella suina e recentemente, alla fine di ottobre, quella bovina. Un logo ad hoc sul prodotto in vendita comunica in maniera chiara al consumatore quando l’animale è allevato senza l’utilizzo di antibiotici. A gennaio 2017 Coop ha anche chiesto ai propri fornitori di installare telecamere negli allevamenti e nei macelli, una prassi che è già in uso peraltro in alcuni allevamenti in Italia ed è comune all’estero.

Coop sceglie l’Università per comunicare
A fare il punto sul progetto, in progress dal 27 aprile scorso, esattamente a sei mesi dal lancio, un convegno aperto al pubblico che si è svolto nell’ateneo milanese lo scorso 27 ottobre. Un momento di confronto che, nonostante le azioni di proteste contro “gli allevamenti intensivi” messe in atto da alcuni manifestanti all’esterno dell’Ateneo (con le forze dell’ordine a presidiarne l’entrata) ha coinvolto i vertici di Coop, registi dell’iniziativa, ma soprattutto i docenti universitari della Facoltà di Veterinaria di Milano sul tema del benessere animale e sulle produzioni zootecniche. Coop ha chiesto all’Università di comunicare in modo corretto il senso del progetto sulle filiere antibiotic-free. Il risultato è quello di un messaggio rassicurante: non è possibile, ovviamente, né vietare, né superare completamente l’uso degli antibiotici nell’allevamento, ma lo si può ridurre in modo drastico limitandolo ai casi di necessità cercando nel contempo di alzare l’asticella del benessere animale con una gestione corretta dell’allevamento.

In etichetta
«Tutti gli enti internazionali a partire dalla stessa Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), oltre ai ministeri italiani competenti hanno da tempo lanciato l’allarme – ha ricordato Daniele Ferré, presidente di Coop Lombardia – riguardo alla necessità di ridurre l’abuso e l’uso non corretto degli antibiotici negli allevamenti di animali da reddito per preservare la salute pubblica. Solo partendo dagli allevamenti e alla protezione del benessere animale si può arrivare ad avere prodotti migliori per i consumatori sugli scaffali».
«Già nel 1979 Coop – ha spiegato Maura Latini, direttore generale di Coop Italia – si era occupata di anabolizzanti per eliminarne l’utilizzo negli allevamenti. Da questo primo impegno si è arrivati alle filiere controllate e poi al progetto di riduzione dell’uso degli antibiotici. Abbiamo fatto questa scelta assieme ai nostri partner fornitori: questo significa aprire la strada per migliorare gli allevamenti con un lavoro di squadra, che unisce oltre a Coop anche gli allevatori, i ricercatori e le istituzioni. Dopo un anno di lavoro il 100% dei polli provengono da allevamenti in cui non si utilizzano antibiotici e a fine 2017 arriveremo anche alla totalità delle galline ovaiole allevate in modalità antibiotic-free. Da fine ottobre è inoltre in vendita anche la carne di bovini allevati senza l’uso di antibiotici negli ultimi 4 mesi di vita».

Le filiere avicola e suinicola
Prima dell’estate il progetto ha infatti coinvolto la filiera avicola a marchio Coop, 35 referenze della linea “Origine”, in totale quasi 400 mila polli alla settimana con l’etichetta “Allevato senza uso di antibiotici”, e anche le uova antibiotic free, con due referenze disponibili. In totale, a regime, saranno antibiotic-free almeno 2 milioni di galline con una produzione di più di 189 milioni di uova all’ anno. Sono già in vendita anche i prodotti suini della linea “Fior Fiore” da animali allevati allo stato brado in due allevamenti toscani (sulle colline del Chianti e in Maremma). In tali condizioni gli animali impiegano molto più tempo per raggiungere il peso stabilito e questo ovviamente significa maggiore qualità delle carni e lavorazione artigianale dei prodotti. Attualmente in questa specifica linea sono coinvolti più di 3mila suini.

Da fine ottobre 2017 la filiera bovina
L’ultimo step della campagna “Alleviamo la salute” ha di recente coinvolto anche la filiera della carne bovina (vitellone e scottona) a marchio Coop con 350 allevamenti e 200mila animali. Sono sullo scaffale dalla fine di ottobre 2017 le carni di bovini allevati senza l’uso di antibiotici negli ultimi 4 mesi di vita. Il percorso avviato da Coop punta alla eliminazione degli antibiotici per tutti i bovini entro il prossimo anno.
Sabato 28 ottobre è stata lanciata anche la prima edizione di “Allevamenti Aperti” con 10 allevamenti fornitori di Coop in Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia, Marche, Toscana e Puglia che hanno aperto le porte e messo a disposizione i propri esperti per spiegare al pubblico come viene prodotta la carne di filiera.

Migliorare il benessere animale
Gli animali che vivono meglio hanno meno bisogno di essere curati: ecco perché occorre migliorare la gestione degli allevamenti salvaguardando il più possibile il livello di benessere dei capi. In questo modo sarà possibile ridurre, e quando possibile eliminare, l’uso di antibiotici. Attorno a questo concetto fondamentale hanno ruotato gli interventi dei docenti universitari.
«La sfida del terzo millennio è la sostenibilità – ha spiegato Luigi Bonizzi del dipartimento di Malattie Veterinaria dell’Università degli studi di Milano – e se prima degli anni ‘80 del secolo scorso l’agricoltura doveva produrre grandi quantità, negli ultimi anni si è registrata un’inversione di tendenza: dobbiamo passare da una produzione industriale a un’agricoltura più etica e sostenibile come indicano anche i nuovi orientamenti della Pac post 2020”. L’allevamento convenzionale deve essere quindi più rispettoso dell’ambiente, e la creazione di filiere produttive antibiotic-free soddisfa anche questa esigenza. “Dobbiamo dare – ha aggiunto Bonizzi – informazioni corrette sull’antibiotico-resistenza e sugli antimicrobici, entrambe queste categorie devono essere utilizzate in modo razionale. È vero che gli allevamenti utilizzano troppi antibiotici, dobbiamo fare retromarcia. Per prevenire l’antibiotico resistenza bisogna fare prevenzione creando sistemi di allevamento più efficienti e capaci di utilizzare l’antibiotico in modo corretto».

L’approccio multifattoriale
Valentino Bontempo del dipartimento di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare dell’Università di Milano ha ricordato come gli antibiotici promotori di crescita siano stati banditi dal 2006 e come la salute degli animali in allevamenti sia oggi basata su un approccio multifattoriale.
La salute intestinale del suino si costruisce ad esempio fin dalle prime fasi vita dell’animale, occorre garantire l’apporto di nutrienti di cui ha bisogno il suinetto, alimentarlo in caso di necessità con latte artificiale ricostituito e ridurre gli stress al momento dello svezzamento e impiegare materie prima di alta qualità.

Alternative agli antibiotici
Le alternative all’uso degli antibiotici li ha ricordati sempre Bontempo: sono gli acidi organici, gli acidi grassi a catena corta e media, i prebiotici, i probiotici, le sostanza naturali come gli estratti o gli oli essenziali e i minerali.
Gli acidi organici come acido formico, citrico, fumarico, benzoico, lattico o malico favorisco l’assorbimento dei nutrienti, la digeribilità e aumentano le performance produttive.
Gli acidi grassi a catena corta riforniscano energia alle cellule della mucosa intestinale, favoriscono anch’essi l’assorbimento dei nutrienti ed esercitano un’azione antibatterica.
I probotici somministrati in quantità adeguata hanno un’azione benefica sulla flora intestinale, inibiscono i batteri patogeni, producono sostanza microbicide e modulano il sistema immunitario con un’azione positiva anche sulla morfologia intestinale.
Per mantenere in salute i capi in allevamento è necessario quindi una dieta bilanciata e composta da ingredienti di qualità e salubri. Occorre inoltre prevedere, anche in caso di una dieta ben bilanciata, l’utilizzo di sostanze funzionali capaci di offrire un supporto dietetico. Sono comunque necessari strumenti e mezzi adeguati per monitorare le condizioni sanitarie dei capi in allevamento.
Solo in caso di necessità bisogna ricorrere all’utilizzo degli antibiotici in modo razionale.

La zootecnia biologica può contribuire al benessere
Di zootecnia biologica, in particolare di bovini, ha parlato Valentina Ferrante del dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano indicando le strategie per mantenere buone condizioni di salute e benessere.
«Il benessere – ha sottolineato – comprende sia quello fisico che mentale, non è la semplice assenza di malattia. Riguardo al benessere dei bovini è fondamentale il ruolo della ricerca per individuare razze non affette da patologie specifiche, recuperare alcune razze a rischio di estinzione e garantire maggiori possibilità di adattamento alle differenti condizioni di allevamento. Il metodo biologico può comunque contribuire a diminuire l’impatto degli antibiotici mantenendo il benessere animale».

L’efficienza alimentare è anche sostenibilità
In uno studio condotto su stalle italiane danesi e tedesche, come ha spiegato Anna Sandrucci, del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, l’efficienza alimentare dei bovini da latte è stata identificata come il fattore chiave che influenza l’impatto ambientale della produzione di latte ed è il risultato di fattori interconnessi tra loro, come il livello produttivo, la genetica, la sanità e il benessere animale. «Esiste oggi ancora – ha detto sempre Sandrucci – uno spazio di miglioramento in termini di sostenibilità ambientale degli allevamenti, occorre mirare a una maggiore efficienza di utilizzo delle risorse e al riutilizzo dei sottoprodotti in un’ottica di economia circolare».

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