Galline, la paura dell’aviaria riduce il tempo di allevamento all’aperto

galline
Mentre la Commissione europea rimanda la decisione sulla sospensione parziale o totale dell’uso del Fipronil come medicinale veterinario e biocida ma che rischia di contaminare le uova.

La Commissione europea si è espressa recentemente su due temi che riguardano le galline ovaiole. Il primo in tema di deroghe per allevamenti all'aperto in caso di focolai per influenza aviaria, il secondo sulla contaminazione da Fipronil delle uova.

Per poter dichiarare che le uova provengono da galline allevate all’aperto sarà sufficiente che tale modalità sia stata rispettata in maniera molto limitata se le ovaiole sono state allevate in una zona sottoposta a limitazioni di movimenti per la presenza di focolai di influenza aviaria. In definitiva la menzione “allevate all’aperto” riportata sulle confezioni di uova non vorrà sempre significare che le galline hanno razzolato all’aperto per 52 settimane all’anno, ma anche per un periodo inferiore.

Una norma iniziale del 2008 consentiva ai produttori di uova di continuare a commercializzare i loro prodotti come areale libero anche se le loro galline non avevano accesso all'aria aperta per un massimo di 12 settimane. L'ultima modifica, entrata in vigore il 25 novembre, ha esteso questo periodo a 16 settimane.

Le modifiche alle regole arrivano come risposta diretta dalla Commissione europea alle preoccupazioni sollevate dagli allevatori europei di ovaiole in merito alle potenziali perdite economiche per allevamenti all'aperto. In tempi di alto rischio di influenza aviaria le norme veterinarie a livello Ue richiedono che le galline siano tenute al chiuso per ridurre il rischio di infezioni da uccelli migratori, ma ciò è direttamente in contrasto con le norme dell'Ue sulle uova allevate all'aperto che affermano che le galline ovaiole devono avere accesso continuo diurno alle aree scoperte.

Le norme di commercializzazione consentivano già di etichettare le uova come areale libero anche se le ovaiole venivano tenute al chiuso a seguito di misure a livello Ue, ma la deroga di 12 settimane era considerata troppo breve a causa della natura prolungata dell'epidemia di influenza in tutta l'Ue nel 2016. Ciò significava che le uova normalmente commercializzate come provenienti da galline allevate all’aperto, dovevano essere vendute come "uova di galline allevate al chiuso" se le galline venivano tenute all’interno per più di 12 settimane, con conseguenti perdite economiche per gli agricoltori.

Le nuove norme chiariscono anche che questa deroga si applica a livello di allevamenti piuttosto che in intere regioni. Ciò consente alle aziende agricole che hanno introdotto nuovi gruppi durante il periodo di restrizione di beneficiare della deroga piena.

Per quanto riguarda invece il problema del Fipronil nelle uova la Commissione europea non ha intenzione di decidere nel breve termine per una sospensione parziale o totale dell’uso dell'insetticida. L’affermazione è contenuta in una risposta all’interrogazione dell'eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini, presentata in seguito allo scandalo delle uova contaminate, in agosto 2017 dove si afferma senza mezzi termini che la Commissione "non vede la necessità di revocare l'attuale autorizzazione del Fipronil come medicinale veterinario e biocida". La risposta prosegue precisando che la situazione è sotto controllo e che i servizi della Commissione stanno monitorando ogni sviluppo al fine di prendere, successivamente, una decisione ponderata sulla revoca o meno dell’autorizzazione all’impiego del Fipronil.

Nella sua risposta la Commissione ha poi specificato che per fronteggiare i rischi che possono essere provocati dal consumo di uova e di carni di gallina contaminate dall’insetticida Fipronil, i servizi dell'Ue hanno intrapreso missioni di accertamento negli Stati membri interessati, per verificare la situazione, al fine di individuare eventuali carenze.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome