Prosciutti Dop, sospesi gli enti di certificazione dal 1° maggio

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La Procura di Torino ha verificato che alcuni allevatori del Nord Italia avrebbero utilizzato maiali di razza Duroc danese, più redditizia, per inseminare interi allevamenti, in violazione dei disciplinari.

Le segnalazioni alla Procura della Repubblica di Torino avevano un fondo di verità e alla fine è arrivata, per il momento, la sospensione delle funzioni per gli organismi di controllo e certificazioni delle Dop Prosciutto di Parma e di San Daniele.

I piani di controlli approvati dal Mipaaf prevedono anche verifiche di tipo genetico sui suini dai quali si ricavano le cosce per i prosciutti e gli organismi di controllo riconosciuti dal Mipaaf, sono incaricati di farli rispettare.

In particolare, alcuni allevatori del Nord Italia avrebbero utilizzato maiali di razza Duroc danese, più redditizia, per inseminare interi allevamenti, in violazione appunto delle stringenti disposizioni del disciplinare. E' arrivata così la sospensione delle autorizzazioni concesse a Ifcq per la certificazione di diverse produzioni, fra cui Prosciutto di San Daniele, Cinta Senese, Pecorino Romano e Sardo, Mortadella di Bologna e Cotechino di Modena. La sospensione scatterà dal primo maggio e prevede che i certificatori rimuovano le cause che hanno portato al provvedimento, anche tramite "la rigorosa applicazione dei piani di controllo" tramite "la verifica del tipo genetico dei verri" e "della corretta esecuzione delle operazioni di classificazione delle carcasse".

I produttori, e sono la maggioranza, che si sono attenuti scrupolosamente alle norme contenute nel disciplinare utilizzando e allevando verri e scrofe allevate nella zona a Doc, si sono prontamente dichiarati parte lesa e come tale si costituiranno nel procedimento giudiziario avviato dalla Procura di Torino. Infatti si temono ricadute di carattere economico negativo sul mercato dei famosi prodotti Doc per effetto di un calo della domanda da parte dei consumatori impauriti per questa truffa agroalimentare. Il Consorzio di Tutela dei due prosciutti di Parma e San Daniele hanno subito precisato che tale vicenda non riguarda in alcun modo aspetti di sicurezza alimentare. Inoltre che nessuna coscia dei maiali provenienti dagli allevamenti coinvolti è diventata né diventerà Prosciutto di Parma ed eventuali cosce in stagionatura sono state facilmente identificate e, se del caso, distolte dal circuito.

I produttori coinvolti nell’indagine della Procura di Torino saranno, con ogni probabilità chiamati in giudizio a rispondere di frode oltre che di violazione alle norme del disciplinare di produzione con conseguenze penali e amministrative. I consumatori che chiedono i prodotti Dop sono infatti certi di acquistare prodotto sicuramente italiano che tale risulti anche alla prova genetica per cui non è accettabile che la decantata qualità dei prodotti a tutela geografica non sia proprio tutta “doc” come luccica sull’etichetta.

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