Quote latte, Italia condannata al recupero degli interessi

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O scatterà la procedura d’infrazione. Bocciata da Lussemburgo la proroga di sei mesi per i pagamenti delle multe latte per chi ha prodotto di più.

Storia infinita quella delle quote latte e delle multe che gli allevatori non hanno pagato e che il Governo italiano, all’epoca, cercò di sanare con una proroga ultradecennale senza applicazione d’interessi. Con la sentenza del 25 ottobre la Corte di Giustizia dell'Ue ha confermato la decisione del Tribunale dell’Ue e ha quindi definitivamente condannato l’Italia per il mancato recupero delle multe relative al periodo che va dal 1995 al 2002.


La vicenda risale al 2009 allorquando al fine di consentire ai produttori di latte italiani di versare il prelievo supplementare di € 1.386.475.000 dovuto all’Unione europea a causa del superamento della quota latte attribuita alla Repubblica italiana per il periodo dal 1995/1996 al 2001/2002, l’Italia chiese al Consiglio dell’Ue di autorizzarla a istituire un regime di aiuti di Stato. In particolare l’Italia ottenne di sostituirsi ai produttori nel pagamento degli importi da essi dovuti a titolo del prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari per il periodo dal 1995/1996 al 2001/2002. Inoltre fu consentito agli interessati di estinguere il loro debito nei confronti della Repubblica italiana mediante pagamenti differiti effettuati su quattordici anni senza interessi.

Successivamente l’Italia differì al 30 giugno 2011 i termini per il pagamento degli importi con scadenza 31 dicembre 2010 previsti dai piani di rateizzazione venendo a determinare un ulteriore aiuto agli allevatori inadempienti che è stato contestato dalla Commissione e sul quale si è avviata la procedura dinanzi al Tribunale dell’Ue e dopo la prima condanna, dinanzi alla Corte di Giustizia.

La sentenza precisa che la proroga di sei mesi oltre il termine fissato dall’Ue per recuperare le multe per le eccedenze prodotte tra il 1995 e il 2002 viola le regole comunitarie, per cui si configura un aiuto di Stato illegale che mette il governo nella situazione di dover recuperare le agevolazioni irregolari, pena l’avvio di formali procedure di infrazione con conseguenze più pesanti che non la semplice condanna come quella attuale.

D’altra parte la sentenza ricorda che la prima decisione di rateizzare fino a 14 anni le multe dal 1995 al 2002 era stata presa in accordo con il Consiglio e formalizzata da un’apposita decisione che indicava anche i termini della proroga e il fatto che il Governo italiano anticipasse comunque il pagamento all’Ue della somma dovuta per il superamento della quota di produzione per ciascuno degli anni in causa. Lo slittamento della scadenza., non era stato né concordato con Bruxelles preventivamente e né era stato, tantomeno autorizzato.

L’Italia avrà adesso la possibilità di recuperare gli aiuti irregolari, peraltro da calcolare, ma se non lo farà la Commissione europea avvierà la procedura d’infrazione per mancato recupero di aiuti di Stato illegali.

La decisione presa dai giudici a Lussemburgo non riguarda l’altra causa tra Italia e Commissione europea sempre per le quote latte che riguarda il mancato recupero di 1,3 miliardi di euro di multe per eccesso di produzione tra il 1995 e il 2009.

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