Emergenza idrica, la situazione sta precipitando

rubinetto a secco
I problemi maggiori riguardano sopratutto il Nord ma nessuna regione è esclusa. Dal 1° dicembre 2016 ad oggi su alcune località del grossetano sono caduti solo 50 mm di pioggia

L’Italia sta soffrendo un’annunciata crisi idrica ma l'allarme rosso è soprattutto al Nord. Lo ribadiscono i dati rilevati dall'Anbi, l'Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue.

L'emergenza riguarda soprattutto la disponibilità di acqua al Nord, che è praticamente dimezzata rispetto allo scorso anno. In Emilia-Romagna, nello specifico, è stato richiesto lo stato di calamità naturale in funzione di una disponibilità di meno di 5 milioni di metri cubi, meno di un terzo rispetto al maggio 2016 (allora i metri cubi disponibili erano oltre 18 milioni).

In Lombardia e Veneto, crescono le preoccupazioni soprattutto per la rapida discesa del livello del lago di Garda, oggi al 49,6% del riempimento, con un'altezza media di  76,6 cm contro quella storica del periodo di a 106 centimetri. Sotto la media storica  anche il livello del  lago di Como, oggi all’86,2% della capacità di riempimento un'altezza di 86,8 cm, contro una media di 100,8 cm.

Oltre tutto il livello di riempimento degli invasi montani è solo al 20% della capacità totale e risulta  assolutamente insufficiente a sostenere i fabbisogni irrigui dell'estate, e  la continua mancanza di precipitazioni sta aggravando, in particolare, la disponibilità idrica dei bacini montani del fiume Adige.

In Toscana la crisi idrica si fa sentire in particolare in Maremma dove è stato chiesto lo stato di emergenza. Nella zona infatti le precipitazioni sono state la metà di quelle dell’anno scorso con conseguenze drammatiche per il territorio e l’agricoltura. Si segnala anche che dal 1° dicembre 2016 ad oggi, su  alcune località del grossetano, sono caduti solo 50 mm di pioggia.

Al Sud sono Basilicata, Calabria e Campania, le regioni a soffrire maggiormente. Se in termini assoluti è la Lucania a registrare il maggiore decremento (la disponibilità odierna è di 382 milioni dimetri cubi, mentre a maggio dell’anno scorso erano 528), sono i dati calabresi e campani a evidenziare la drammaticità della stagione 2017. In Calabria e Campania, infatti, le disponibilità idriche sono dimezzate dallo scorso anno e sono poco più del 30%, se paragonate al non lontano 2010.

Nel Lazio il 2017 è l’anno con minore precipitazioni dal 2009: i bacini attualmente hanno disponibilità pari a circa la metà di quella media.

Criticità idriche si registrano anche in Sicilia e Sardegna. In sardegna è  particolarmente allarmante la situazione della Nurra, nella zona nord-occidentale dell’isola, i cui bacini sono riempiti dal 20 al 30% della capienza.

In Gallura, nello specifico, la carenza di risorsa idrica dovuta alle scarse piogge e all’insufficienza del solo bacino del Liscia esplode annualmente con l’avvio della stagione turistica e l’aumento di richiesta per uso potabile dalle zone balneari, in competizione con le necessità agricole

«Di fronte a questo scenario – commenta Francesco Vincenzi, Presidente di Anbi - c’è una sola scelta: un piano nazionale degli invasi, soprattutto al Nord, per trattenere le acque di pioggia, abbinando funzioni agricole, ambientali e di salvaguardia idrogeologica. La crisi idrica non è solo un problema del settore agricolo, cui spetta la priorità d’utilizzo dopo l’uso umano, ma interessa molteplici funzioni economiche del territorio e, stante l’abbassamento delle falde, obbliga a riflettere anche sul futuro della risorsa idropotabile come testimonia la decisione esemplare del Sindaco del comune di Asolo, nel trevigiano, che ha bloccato il proliferare di piscine ad uso privato».

 

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome