FUSARIUM. Danni su rucola e pomodoro

    Anche la cloropicrina, composto ampiamente utilizzato in campo agrario come fumigante, è stata recentemente esclusa dall’elenco delle sostanze attive impiegabili nei disciplinari regionali, anticipando quanto previsto dalla direttiva 91/414/Cee, secondo cui tale principio attivo non sarebbe stato più utilizzabile dopo il 31/12/2011. E, come si temeva, i primi effetti di tale messa al bando non hanno tardato a manifestarsi. (Red. Terra e Vita)

    Anche la cloropicrina, composto ampiamente utilizzato in campo agrario come fumigante, è stata recentemente esclusa dall’elenco delle sostanze attive impiegabili nei disciplinari regionali, anticipando quanto previsto dalla direttiva 91/414/Cee, secondo cui tale principio attivo non sarebbe stato più utilizzabile dopo il 31/12/2011. E, come si temeva, i primi effetti di tale messa al bando non hanno tardato a manifestarsi.

    Numerose sono, per esempio, le segnalazioni di tracheofusariosi su rucola coltivata in coltura protetta sia al Nord Italia, nell’areale bergamasco e bresciano, dove le superfici interessate dalla problematica sono stimabili nel 25% del totale coltivato, sia al Centro Sud, soprattutto nelle zone di Latina e Salerno. In questo caso le superfici che ad oggi hanno già mostrato sintomi arrivano a toccare il 50%, con perdite attorno al 25% del fatturato (tale percentuale sarebbe ben più alta se si prendessero in considerazione le aziende che in estate interrompono la produzione).

    Il Fusarium ha causato problemi anche in Sicilia, in questo caso su pomodoro in coltura protetta. Giambattista Campoccia, agricoltore di Vittoria (Rg), prima utilizzatore di BM e, in seguito, di cloropicrina, oggi, e già da quasi una decina d’anni, ricorre a varietà innestate di pomodoro su portinnesti resistenti o meglio, come tiene a specificare, «altamente tolleranti». «Sì – continua Campoccia –, perchè non tutti i portinnesti sono uguali, e quest’anno diverse sono state le varietà che hanno riscontrato problemi di tracheofusariosi, seppur innestate; solo per la varietà Ikram, ad esempio, la moria delle piante è stata del 50%».

    È chiaro quindi come la gestione della tracheofusariosi, da sempre difficile per le sue caratteristiche e per l’esiguità di misure di difesa impiegabili, sta diventando insostenibile per la sempre maggiore difficoltà di utilizzo della cloropicrina
    , che fino ad oggi si era dimostrata uno dei pochi principi attivi in grado di contenere efficacemente la malattia. Appurata l’assenza di validi mezzi chimici di difesa, e per cercare di evitare il rischio di incentivare un mercato parallelo illegale di questi prodotti, l’invito è di mettere in pratica tutte quelle pratiche agronomiche che possono risultare utili nel prevenire, o limitare, i danni della malattia: evitare la monosuccessione; attuare ampie rotazioni, ove possibile (almeno 3 anni); utilizzare semente esente da Fusarium; favorire una riduzione della salinità del terreno mediante dilavamento; posizionare la coltura nei tunnel più freschi e ventilati; evitare ristagni; impiegare funghi antagonisti.

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