Sotto la lente i bilanci delle principali aziende vinicole italiane e mondiali

    Indagine Mediobanca. Vino, dopo la flessione 2009 timidi segnali di ripresa

    Timidi segnali di ripresa dei mercati portano a credere che i consumi siano in risalita e si allontana quindi la morsa dell’annus horribilis da poco concluso. In una realtà arida per quanto riguarda gli studi di settore, l'"Indagine sul settore vinicolo" a cura dell’Ufficio studi di Mediobanca, presentata a fine marzo, offre diversi spunti per cogliere la realtà del comparto.

    Timidi segnali di ripresa dei mercati portano a credere che i consumi siano in risalita e si allontana quindi la morsa dell’annus horribilis da poco concluso.

    In una realtà arida per quanto riguarda gli studi di settore, l'"Indagine sul settore vinicolo" a cura dell’Ufficio studi di Mediobanca, presentata a fine marzo, offre diversi spunti per cogliere la realtà del comparto.

    L’indagine si articola in due sezioni: la prima riguarda 99 principali società di capitali italiane operanti nel settore vinicolo, che fatturano più di 25 milioni di euro, tra queste 27 hanno la forma giuridica di cooperativa (tre sono società per azioni controllate interamente da una o più cooperative), 68 quella di Spa ed Srl a controllo italiano e quattro sono a controllo estero. Le cooperative rappresentano una quota importante dell’aggregato (39,6% del fatturato e 28,7% del capitale investito) e tra loro figurano tutte le prime cinque società del settore per volume di vendite: GIV, Caviro, Mezzacorona, Cantine Riunite & Civ e Cavit.

    Lo studio considera i risultati di bilancio del periodo 2004-2008, integrati con interviste alle imprese volte a valutare i consuntivi del 2009 e le attese per l’anno in corso.

    Il fatturato aggregato nel 2008 delle 99 società è aumentato del 2% (-0,2% per le vendite nazionali e +4,6% per l’export). Distinguendo la variazione del fatturato per categoria, risultano leggermente più dinamiche le società cooperative (+2,3%), seguite dalle altre italiane (+2,1%); le quattro società a controllo estero hanno segnato nell’esercizio una contrazione del 2,6%.

    COOPERATIVE PIÙ DINAMICHE

    Nel 2008 ciascuna delle 99 società considerate ha realizzato, mediamente, un fatturato di 42 milioni di euro (60,9 milioni per le cooperative, 34,3 per le altre a controllo italiano) con poco più di un centinaio di dipendenti. Vi sono solo due imprese, entrambe cooperative, che superano i 200 milioni di fatturato.

    La seconda sezione del rapporto riguarda l’analisi nel periodo 2001-2008 dei bilanci delle 11 maggiori imprese internazionali quotate (
    con fatturato superiore a 150 milioni di euro) e la dinamica da gennaio 2001 a metà marzo 2010 dell’indice mondiale di Borsa delle principali imprese vinicole quotate; esso copre attualmente 42 società trattate in 14 Borse (non vi figura quella italiana) la cui capitalizzazione, alla data finale, era pari a 19,1 miliardi di euro. L’aggregato delle 11 società ha chiuso il 2008 con ricavi pari a 7,6 miliardi di euro ed un capitale investito di 11,6 miliardi di euro.

    Il comparto vinicolo italiano ha chiuso il 2009 con un decremento del fatturato del 3,2% contro il +2% nel 2008, negativo soprattutto a causa della componente export (4,3%, +4,6% nel 2008), con calo più moderato sul mercato domestico (-2,2%, già marginalmente negativo nel 2008) e contrazione del 20% degli investimenti.

    RENDIMENTI AL 5%

    Nonostante una struttura patrimoniale sempre solida, con un rapporto debiti finanziari/capitale netto inferiore all’unità (91,7%, massimo del quinquennio), il rendimento del capitale complessivamente impiegato (roi) è ancora in calo (5,4% nel 2008, 6,3% nel 2007, 7% nel 2006) in presenza di un’ulteriore espansione del capitale investito (11,4% tra 2007 e 2008).

    I rendimenti più elevati sono per le società private a controllo italiano (roi pari al 6,1% nel 2008 contro il 7,4% nel 2007); le estere seguono con un tasso di profitto inferiore di quasi 3 punti (roi del 3,3% nel 2008, era il 6,8% nel 2007); mentre le cooperative segnano livelli mediamente inferiori, ma in controtendenza, passando dal 3,6% nel 2007 al 4,2% nel 2008.

    Riguardo alle attese per il 2010: circa due terzi degli intervistati esprimono aspettative stabili (variazione delle vendite compresa tra + e – 3%), poco meno di un terzo si dichiara ottimista (crescita oltre il 3%), mentre solo il 3% formula previsioni ribassiste; ancora più positive le attese per l’export (circa il 40% lo attende in crescita nel 2010).

    SPUMANTI AL TOP
    Il miglior profilo risulta comunque quello dei produttori di spumanti (roi al 5,9% contro il 5,3% degli altri produttori).

    Il confronto tra l’aggregato generale e il dettaglio dei produttori di spumanti evidenzia un margine operativo sul fatturato superiore di 1,6 punti, rispetto ai produttori di altri vini.

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