Vitigni resistenti, i primi raccolti

Sisto ed Elena Tessari, titolari de La Cappuccina, nei filari di vitigni resistenti impiantati in prossimità delle abitazioni civili
L'effetto della resistenza in una realtà con più di 30 anni di esperienza nel bio. A 4 anni dall'impianto, Sisto Tessari dell'azienda La Capuccina a Monteforte d'Alpone (Verona) è alle prese con il primo raccolto di Sauvignon Nepis e Cabernet Volos. In un'annata di forti attacchi di peronospora il loro utilizzo ha consentito di ridurre quasi del tutto il numero dei trattamenti

Pionieri in tutto. La Cappuccina, storica azienda vitivinicola nel cuore della zona di produzione del Soave Doc, a Monteforte d’Alpone (provincia di Verona) è stata tra le prime in Italia a puntare sul biologico certificato (nel 1985, ben prima del regolamento comunitario) e anche, più di recente, anticipatrice nell’impianto delle nuove varietà resistenti messe a punto in Italia.

L'azienda La Cappuccina dall'alto

Ventiquattro gradi sotto zero

Sisto Tessari, titolare de La cappuccina, storica azienda biologica a Monteforte d'Alpone (Vr)

«Il 1985 è stato un anno cruciale – ricorda Sisto Tessari, titolare dell’azienda assieme ai fratelli Pietro ed Elena–. Chi ha memoria abbastanza lunga può ricordare infatti che si è trattato dell'anno della grande gelata che ha colpito l'Italia». Sono passati più di 30 anni ma Terra e Vita può raccontare esattamente quello che è successo attraverso la cronaca delle nostre pagine settimanali: la nevicata del secolo che si è abbattuta fra il 13 e il 17 gennaio ha colpito il Centro Nord della penisola, costringendo a rinnovare praticamente tutto il patrimonio olivicolo del Centro Italia. Le temperature sono scese sotto i 24 gradi sotto zero nella pianura padana e in Veneto ne hanno fatto le spese i vigneti.

Alla ricerca della resilienza

«Abbiamo rimesso in discussione tutta la nostra strategia di gestione: i vigneti devono avere al loro interno la forza per resistere anche ad eventi così estremi. Una presa di coscienza a cui in quegli anni era difficile trovare una risposta. Abbiamo deciso di passare al biologico, una scelta allora coraggiosa che ci ha accompagnato per oltre 30 anni, assicurandoci benefici ambientali, sociali e anche commerciali». La ricerca della resilienza è la stessa motivazione che ha spinto Tessari a sperimentare quattro anni fa in prima persona la novità dei vitigni resistenti. Sono dieci gli ibridi ottenuti in Italia registrati nel catalogo nazionale e la ricerca va avanti.

(Su Terra e Vita ne abbiamo scritto qui qui ;

qui per i vitigni Piwi messi a punto in precedenza a Friburgo in Germania).

Anche se il biologico è un metodo sostenibile per antonomasia, soprattutto se viene gestito con scienza e coscienza come a La Cappuccina, la convivenza tra attività agricola e insediamenti civili può essere difficile. Tessari, nella scelta tra varietà resistenti, ha scelto un bianco e un rosso puntando su quelli più precoci: Cabernet Volos e Sauvignon Nepis per i vigneti più vicini agli abitati. «Abbiamo appena terminatola la prima vendemmia e i riscontri sono molto incoraggianti».

Solo due trattamenti contro dodici

Cabernet Volos

In un’annata caratterizzata da intense e ripetute piogge l’utilizzo delle varietà messe a punto dall’Università di Udine ha consentito infatti di ridurre notevolmente il numero dei trattamenti anticrittoganici.

Sauvignon Nepis

«Solo due, per cautela, a fronte dei circa 12 interventi con rameici che sono stati necessari quest’anno sui filari non resistenti». Per ora l’esperienza di Tessari è limitata a mezzo ettaro, a ridosso di un’area abitata. Il 70% dei 40 ettari aziendali sono invece investiti a Garganega, varietà base del Soave. «Servirebbe una Garganega resistente – afferma Tessari-». Ma la recente sentenza dalla Corte europea sul Genome editing (LEGGI QUI l'editoriale di Michele Morgante) allontana questa possibilità.


La filosofia de La Capuccina

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