Accordo Ceta, al via l’applicazione provvisoria

italian sounding made in italy terra e vita
L’accordo Ceta, in vigore da oggi, secondo Coldiretti, è un regalo alle grandi lobby e va a colpire il made in Italy. Per Giansanti (Confagricoltura), invece, rappresenta un’opportunità per l’export e la tutela del prodotto italiano

Entra in vigore oggi, in via provvisoria, il Ceta, l'accordo economico e commerciale globale tra l'Unione europea e il Canada. L'accordo sarà in vigore in via definitiva solo dopo che sarà stato ratificato da tutti gli stati membri.

«L'accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell'alimentare che colpisce il vero made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali - afferma Coldiretti - per la prima volta nella storia l'unione europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai prosciutti di Parma e san Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan».

Secondo Coldiretti «la svendita dei marchi storici del made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni».

Confagricoltura ricorda che «per la prima volta un paese con un mercato potenzialmente importante come il Canada ha fatto proprio il riconoscimento del sistema delle indicazioni geografiche (Iigg). È questo il dato fondamentale, tanto è vero che ora in tutti i negoziati si inserisce il riconoscimento delle denominazioni di origine».

«Abbiamo sempre sostenuto che l'intero sistema delle Iigg deve essere riconosciuto nelle intese bilaterali» sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.

«In altre occasioni abbiamo criticato fortemente gli accordi di libero scambio sottoscritti da Bruxelles, come quelli con Marocco e Tunisia, che penalizzavano le produzioni italiane favorendo i nostri competitor o che mettevano a rischio le coltivazioni, esponendo a problematiche sanitarie e fitosanitarie. Altri, come quello con il Giappone, invece sono risultati più positivi» osserva Giansanti secondo il quale «la regolamentazione del commercio internazionale dei prodotti agricoli e agroalimentari deve tendere ad armonizzare le normative su sicurezza e qualità e a eliminare gli ostacoli che tutti i paesi del mondo frappongono all'ingresso dei nostri prodotti. In quest'ottica mi sembra che siano più gli elementi positivi di quelli negativi dell'accordo Ceta, che potrà favorire le esportazioni dei prodotti agroalimentari europei e italiani in Canada e contrastare le contraffazioni.

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