ACCORDI

Agroalimentare all’estero con la gdo

Guidi: coinvolgere i distributori nelle filiere

Nel 2013 il fatturato dell'export
dell'agroalimentare
italiano è stato
di 33,4 miliardi di € e nel 2014 è
stimato un incremento a valore
del 9%.

Numeri che però sono superati
dai 60 miliardi di € del falso
alimentare made in Italy e dalle
esportazioni di paesi come la
Germania che non sono certo
conosciuti nel mondo per il cibo.
Al convegno sull'agroalimentare
mantovano nel mondo
l'accento è stato messo sul problema
distributivo. «A livello
nazionale la gdo dev'essere
coinvolta di più nei tavoli di
filiera e a livello internazionale
dobbiamo certo impegnarci per
stringere degli accordi con le
insegne estere, ma per poterlo
fare è necessaria maggiore coesione
nazionale - ha detto Mario
Guidi
, presidente di
Confagricoltura -. E prima di
parlare di accordi con la distribuzione
estera l'Italia deve decidere
che ruolo vuole dare all'agricoltura
nelle scelte di politica
economica».

Nicola Levoni, presidente
Istituto salumi italiani tutelati rileva
che molte volte l'export è
frenato da manovre protezionistiche
camuffate da barriere sanitarie
o legislative. «Detto questo,
possiamo lavorare ad accordi
commerciali con i retailer
esteri per creare uno spazio dedicato
ai prodotti italiani all'interno
dei punti vendita». Per poter
essere competitivi, osserva
Guido Zanetti, vice presidente
Assolatte, «oltre al tema dimensionale
che rende il sistema Italia
più debole, bisogna che tutti i
paesi all'interno dallaUe giochino
con le stesse regole».

Paolo de Castro, presidente
della commissione Agricoltura
del Parlamento europeo, in collegamento
telefonico da Bruxelles,
si è impegnato a lavorare
perché nella riforma di metà
percorso della Pac, nel 2017, si
metta al centro il tema della sicurezza
alimentare: «Intanto il
collegio dei commissari europei
ha introdotto le proteiche
nelle aree ecologiche (Epa, Ecological
focus area
) con un coefficiente
di 0,7 e non più 0,3. Per
gli aiuti accoppiati, credo che
dei 550 milioni di € destinati
all'Italia, la maggior parte dovrebbe
andare alla zootecnia,
che con la nuova Pac perde gli
aiuti speciali, così come hanno
deciso di fare la Spagna e la
Francia». Tra le regioni italiane
portatrici di questa richiesta al
governo in testa c'è sicuramente
la Lombardia: «Ho chiesto
che il 70% degli aiuti accoppiati
sia destinato alla zootecnia - ha
affermato l'assessore all'Agricoltura
regionale Gianni Fava -
e che la seconda coltura sia il
riso, posso trattare per l'olio».
Durante il convegno è stato
consegnato a Franco Mantovani,
che è stato direttore anche di
Terra e Vita, il premio “L'agricoltura
mantovana”.

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