VERSO LE ELEZIONI

Credito e fisco nell’agenda 2013

Per l’agricoltura con il Governo Monti è arrivata la stangata su fabbricati rurali, società e gasolio
Ancora un giro di
valzer al ministero
delle Politiche
agricole che in questi ultimi
anni ha avuto il più
elevato tasso di avvicendamenti
di ministri. Ora, dopo
la parentesi tecnica, dovrebbe
tornare un ministro
politico (Catania intanto si
presenta con l’Udc), mentre
la campagna elettorale
si terrà in una fase cruciale
per il settore, in pieno negoziato
per la riforma della
Politica agricola comune.
Ed era stata proprio la
trattativa per la riforma europea
che con molta probabilità
aveva fatto pendere
la scelta di Monti verso
Mario Catania, capo dipartimento
del Mipaaf da sempre
impegnato sul fronte
europeo avendo seguito
per conto dei diversi ministri
i più importanti negoziati.
Per il nuovo ministro
sarà sicuramente questa la
partita più difficile da affrontare
in Europa dove
Catania era riuscito a strappare
qualche sì alle richieste
italiane e alleggerire così
il peso della riforma a
carico degli agricoltori italiani.
Il Governo Monti
inoltre aveva appoggiato
la linea di Catania mostrandosi
compatto sulla difesa
del budget agricolo. Una
situazione che in questi ultimi
anni raramente si era
verificata. Anzi i vari ministri
dell’Agricoltura sono
stati storicamente soli a
condurre battaglie a Bruxelles.
Ora dunque si ricomincia.

Nell’agenda del nuovo
ministro oltre alla patata
bollente della riforma Ue
ci saranno anche delicate
questioni nazionali legate
soprattutto al Fisco e al
credito. La stretta del Governo
Monti ha infatti appesantito
e di molto la bolletta
fiscale delle aziende
agricole e anche se con la
legge di stabilità è stato
allontanato di due anni lo
spauracchio della tassazione
a bilancio per le società
di capitali agricole, con
l’Imu e l’aggravio sul gasolio
la stangata si è comunque
abbattuta sul settore.
E il fisco resta forse il neo
della politica per l’agricoltura
dell’esecutivo uscente.
E come ha più volte
ripetuto Catania si è rischiato
ancora più grosso.
Insomma l’agricoltura è finita
sotto tiro e sono stati
rimossi «tabù» come per
esempio la tassazione sui
fabbricati strumentali che
seppure «ammorbidita» ha
determinato un vero e proprio
salasso. E resta ancora
aperta la partita dei conti
che continuano a non
tornare alle aziende.

Poco o quasi nulla è stato
fatto anche sul fronte
caldo del credito dove le
imprese continuano a fare
i conti con la stretta creditizia
e soprattutto con le sofferenze
in aumento. Il ministro
in più occasione ha
rilevato che nei suoi piani
c’era la spinta per la ricostituzione
delle sezioni specializzate
finalizzate a rispondere
a una domanda
specifica delle aziende
agricole il 90% delle quali
non redige bilanci e dunque
sfugge ai normali parametri
di valutazione riservati
alle altre tipologie di
imprese.

Un risultato importante
invece è stato raggiunto
sul fronte dei rapporti tra
agricoltura e distribuzione
con il nuovo articolo 62
che però, pur con le modifiche
apportate in corso
d’opera, non è riuscito a
mettere d’accordo tutti i
soggetti della filiera agroalimentare.
E probabilmente
con il nuovo ministro
alcune forze produttive ritorneranno
alla carica.

E intanto anche il mondo
agricolo si «prepara»
alla campagna elettorale di
fuoco. Un messaggio esplicito
è arrivato dalla
Coldiretti che ha dichiarato
di essere pronta a sostenere
«con decisione quelle
figure che nell’agire quotidiano
si sono impegnate a
favore dell’agricoltura condividendo
il nostro modello
di agroalimentare e la
nostra idea di sviluppo del
paese come chiaramente
tracciato nei dieci punti
nel documento».

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