La Ue aveva stabilito in 10.871.559 tonnellate il quantitativo nazionale di riferimento

Definitivo, l’Italia non ha sforato la quota latte

impronta
La campagna di commercializzazione 2012/2013 si è chiusa facendo registrare una produzione complessiva di latte, in Italia, pari a 10.831.030 tonnellate

Poco più di 40mila tonnellate, pari alla produzione di due decine di stalle medie della Pianura Padana. Per così poco l'Italia non ha sforato la quota latte nella campagna appena conclusa. Dunque, anche per quest'anno il nostro Paese è al riparo dal pagamento di superprelievi sul latte.
Vediamo meglio i dati che sono appena stati sfornati da Agea e si riferiscono alla campagna di commercializzazione 2012/2013, conclusasi lo scorso 31 marzo. Rilevazioni che indicano una produzione complessiva pari a 10.831.030 tonnellate di latte rettificato in grasso (quantità comunicata da Agea leggermente diversa da quella, pure ufficiale,- contenuta nella tabella Sian).
Ciò significa che le consegne effettive possono essere state diverse, ma a contare è la quantità corretta secondo la materia grassa. Un punto che va spiegato. Siccome, storicamente, i surplus di latte che l'Unione europea doveva smaltire per evitare crisi di mercato, vengono trasformati in burro e latte in polvere, il quantitativo di grasso nel latte pesa sulla quantità finale di burro da stoccare a spese comunitarie. Per questo da molti anni si procede a correggere la quantità di latte consegnata alle latterie in funzione del contenuto medio in grasso, che se supera livelli percentuali stabiliti si riverbera in un aumento della quantità di prodotto consegnata.
Sempre Agea indica in 10.871.559 tonnellate il quantitativo nazionale di riferimento (la quota complessiva italiana) aggiornata con le “mobilità temporanee” (affitti di quota in corso d'anno tra produttori). La produzione italiana è dunque rimasta al di sotto della quota nazionale di 40.529 tonnellate. Niente splafonamento dunque, ed è il quarto anno consecutivo che ciò accade dopo decenni di super-produzioni e multe imputate agli allevatori.
Una buona notizia, che però evidenzia un trend pericoloso: il margine di quota nazionale in più rispetto alla produzione di latte consegnata, e che sino ad ora ha consentito di non incorrere in prelievi forzosi, si sta assottigliando. Da un ampio e rassicurante valore di surplus, a quota di 391.000 tonnellate, registrato nella campagna 2009/2010, si è andati costantemente in calando nel 2011 e nel 2012 sino all'esiguo 40.529 tonnellate dell'ultima campagna. Un soffio dallo spettro dello splafonamento che potrebbe dunque manifestarsi il prossimo anno, a meno di una assai incerta inversione di tendenza.
Ma perché questo spettro fa così paura, visto che se anche si superasse la soglia concessa a livello nazionale sarebbe ragionevolmente per poche tonnellate?
Il problema è nelle conseguenze per il singolo produttore. La legge 33/2009 è intervenuta sui meccanismi della compensazione, escludendo dalla restituzione di fine campagna alcune categorie di produttori: coloro che non sono in regola con i versamenti mensili sugli splafonamenti; chi termina la campagna con una produzione consegnata maggiore della quota a disposizione nel 2007/08; le stalle che a marzo 2012 avessero fatto registrare uno splafonamento di quota superiore al 6%. Se dunque il nostro Paese dovesse superare anche di poco la propria quota, il surplus produttivo del singolo produttore appartenente a una delle categorie appena descritte sarebbe senza possibilità di correzione, e il relativo prelievo sarebbe dunque assai salato.

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