Editoriale, botta e risposta: Mc Expo

prezzi alimentari

Mc Expo di Beatrice Toni

È stupido stupirsi dice Farinetti a proposito di McDonald’s (e Coca Cola) sponsor ufficiale di Expo.
Perché meravigliarsi se il guru del cibo sacro (con i suoi ristoranti) sdogana l’emblema del cibo-spazzatura? Nutrire il pianeta è un tema universale spiega il patron di Eataly e di Fico.
Altrettanto vero è che l’anima salutista degli States ha dato una spallata ai panini Big Mac. Con un calo dei profitti. Dunque per non perdere la battaglia degli hamburger si lavora da tempo sull’immagine, innescando la marcia del salutismo, virando verso “polli con meno antibiotici”. (Altri big del cibo acquisiscono direttamente i brand del bio).
E allora quale miglior occasione della vetrina delle vetrine, l’Expo del cibo, per lanciare il progetto Fattore Futuro: giovani imprenditori agricoli cercasi per un programma di innovazione e sostenibilità. Diventeranno, 20 di loro, fornitori ufficiali di Mac food. E pazienza se la campagna pubblicitaria riporta un giovane maschio appoggiato a una zappa. Chi meglio di McDonald’s, secondo il comunicato ufficiale, può affrontare temi come il cibo, la filiera, la sua fruizione e distribuzione? Come ignorare i suoi 36mila ristoranti in 120 paesi del mondo, 70 milioni di persone serviti ogni giorno? Grandi numeri per nutrire grandi mercati.
Ma alle spalle della naturalità esistono valori tangibili che contribuiscono ad elevare gli standard di qualità di un processo o di un prodotto: per esempio la certificazione e la trasparenza  nei rapporti di lavoro.
Un po’ di scetticismo è stupido o salutare?

Rigenerare la terra di Maurizio Agostino*

L’agricoltura pubblicitaria made in McDonald’s e la sponsorizzazione dell’Expo insieme a Coca Cola, con benedizioni varie, sono le ultime rappresentazioni dell’agroalimentare da parte dell’industria e della gdo multinazionali. Tentano di legittimare in modo esclusivo la propria immagine nei confronti dei consumatori, includendo nuove suggestioni di tipicità, salute e ambiente.

Nella realtà continuano a proporre (o ad imporre?) sistemi produttivi e logistici ancora basati su ingenti impieghi di energia fossile, chimica di sintesi e ogm (cioè dissesto ambientale). Movimentano grandi quantità di derrate alimentari, però con iniqua distribuzione del valore nella filiera e disparità di regimi alimentari (orrore della fame e obesità).
Solito ritornello... “nutrire il pianeta”? servono maggiori produzioni (dicono), anche biologiche (ma a corredo). È ancora il paradigma dell’agricoltura “industriale”.
Capovolgiamo allora la risposta. Rigenerare la vitalità della terra, nel senso più agronomico del termine, per nutrire davvero il pianeta. La fertilità organica del suolo è il primo vero elemento essenziale da cui ricominciare. E parliamo così anche di biodiversità agricola, equilibrio fra superfici coltivate e animali allevati… si arriva ad una sana e buona alimentazione. Per tutti.
È quanto realizzano già le diverse forme di bioagricoltura e di agricoltura responsabile, dove prevale l’identità comune di chi coltiva e di chi consuma. Dove l’impiego delle risorse e delle innovazioni è valore sociale e ambientale, oltre che economico. Di tanti e non di pochi.

(*) Associazione ABC (Agricoltura biologica Calabria)

 

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