Il flagello di ungulati e nutrie, Rolfi (Lombardia) chiede azioni forti

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Mario Rota
Aumentano le segnalazioni da parte degli agricoltori di danni provocati da cinghiali, caprioli e nutrie. L'assessore regionale all'Agricoltura promette l'istituzione di un tavolo ad hoc, ma chiede anche l'intervento della politica nazionale attraverso norme specifiche che facilitino il controllo della fauna selvatica da parte dei cacciatori

«Darò vita a un tavolo tecnico e politico con gruppi consiliari e associazioni venatorie per studiare il percorso più efficace per il 2019 e valorizzare un'attività essenziale per l’equilibrio dell’ecosistema». L'ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Fabio Rolfi nell’evidenziare come sia necessaria «un’azione politica forte anche a livello parlamentare per ripristinare e valorizzare una tradizione radicata e utile alla gestione dell’ecosistema» come quella del controllo della popolazione di ungulati che danneggiano le coltivazioni. I danni segnalati dagli agricoltori sono in aumento e assumono dimensioni sempre più preoccupanti. Nella Lombardia settentrionale, in particolare, si segnalano continue invasioni dal Lecchese, al Comasco, al Varesotto (e la situazione è altrettanto grave oltreticino, nel Novarese).

Giuseppe Invernizzi mostra i danni provocati dagli ungulati sei suoi terreni

Colpiti anche i vigneti

Sono i campi di mais e prati a fieno a subire i danni maggiori: laddove gli ungulati entrano nel campo, c’è poco da fare, con piante rase al suolo e pannocchie inservibili. Ma nelle ultime settimane cinghiali, cervi e caprioli hanno devastato anche alcuni vigneti, specie nella zona dell’Alto Lago di Como (sfondando le recinzioni e nutrendosi dei grappoli maturi), mentre nel Lecchese si registrano danni gravissimi anche sulle alture che dominano il capoluogo.
Giovanni Battista Spandri e Giuseppe Invernizzi, allevatori, guardano esterrefatti i loro campi, sulle alture ad est di Lecco, reduci dall’ultima invasione: «Fare agricoltura qui è diventato impossibile. Si arriva al mattino e si trova tutto divelto. Abbiamo diritto a raccogliere il nostro fieno, chi deve intervenire deve farlo subito e sistemare una situazione divenuta inaccettabile». E con loro Mario Rota, veterinario per un quarantennio in zona,  aggiunge: «Il comprensorio non è in grado di sopportare l’impatto di una specie invasiva come il cinghiale. Senza decisioni drastiche, si andrà in contro una devastazione sempre più grave, in pianura come in montagna».

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Un fondo devastato dai cinghiali

Risarcimenti in ritardo

Non è tutto: oltre al danno e alle difficoltà dei risarcimenti, c’è anche la produttività del cotico erboso colpito, che impiega almeno due anni a offrire rese di produzione paragonabili alle precedenti.
Anche gli interventi di protezione sono complessi, come la recinzione elettrificata dei fondi più a rischio: si tratta di chilometri e chilometri di filo, interventi che le imprese non sono in grado di sostenere senza un aiuto adeguato. Il selecontrollo va certamente potenziato, con interventi che vedano fianco a fianco i cacciatori e gli imprenditori agricoli.
«Un’ulteriore beffa – dicono da Coldiretti Varese – è data dallo stop del Tar alle disposizioni di legge regionale che, riconoscendo il principio dell’autodifesa, avevano accordato agli agricoltori in possesso del porto d’armi e di tutti i necessari requisiti, la possibilità di intervenire direttamente sui loro fondi invasi dagli ungulati».

L'altra piaga: le nutrie

Parola d’ordine, coordinamento: è in quest’ottica che si pongono le azioni di contrasto alle nutrie intraprese dalla Regione e, in particolare la sigla dell’ultimo protocollo d’intesa siglato a Brescia con l’obiettivo di “efficientare e uniformare il contenimento e l’eradicazione” della specie.
La novità dell’accordo riguarda il coinvolgimento attivo degli enti parco e dei consorzi irrigui. Come ha precisato l’assessore Rolfi: «L’attività di contenimento della nutria non si fermerà ai confini delle aree protette come successo finora, ma proseguirà anche all’interno dei parchi per rendere efficaci le operazioni su tutto il territorio. Ruolo importante anche per i consorzi di bonifica: il know how degli operatori nella loro area di competenza garantirà risultati concreti».
La Regione è attiva sul fronte e ha aumentato le risorse, prevedendo per il 2018 un investimento di 400.000 €. Il numero stimato delle nutrie nelle province lombarde è impressionante: si va dalle 22.000 della Bergamasca alle 43.000 del Milanese, fino alle oltre 110.000 del Pavese, 120.000 nel Cremonese, mentre nel Bresciano si sfiorano le 140.000 unità e, addirittura, se ne contano 169.000 nel Mantovano, per un totale che in Lombardia supera le 708.000 unità.

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