Pere, queste sconosciute

pere
I dati sui consumi dell’indagine di Agri2000

Sulla mela si dice tutto, della pera pochi sanno. Identikit di una pomacea che ha un’identità poco definita agli occhi dell’acquirente (25%), è al settimo posto nell’hit parade della frutta consumata abitualmente ed è preferita dagli over 50 (l’opposto delle banane). Dati dell’indagine sui consumatori italiani presentata da Davide Barnabè di Agri2000 e realizzata in collaborazione con Futurpera e il contributo di Adama Italia come ricordato da Massimiliano Ziliani, responsabile marketing.

Il mercato può solo crescere. La prima tappa è conoscere meglio l’universo di chi acquista e consuma le pere. Quasi il 43% degli intervistati non ha l’abitudine di consumarle. Chi lo fa, privilegia il periodo autunno-invernale, soprattutto a tavola all’ora di pranzo (63%) e a cena (52%), ma un buon 31% ci fa anche merenda. Almeno tre le ragioni: sapore, per variare, ricchezza in fibre.

Prevale la tradizione anche nei canali di acquisto: vince il supermercato (46%), ma molto meno della media di altri prodotti mentre il 38% va dal fruttivendolo e solo il 4% compra presso le aziende agricole. Anche in questo caso l’età fa la differenza: gli under 50 comprano di più ai supermercati e meno dai fruttivendoli o alle bancarelle, più in azienda agricola e nei farmer market.

Di gran lunga si acquistano le pere sfuse rispetto alle confezionate puntando sulla qualità dei frutti (79%) e poi sulla quantità (50%). Vengono scelte in base alla varietà quasi nel 100% dei casi, sul prezzo (87%) e sul grado di maturità (78%). I vogliono pere mature e guardano al colore.

A chi pensiamo quando preferiamo una pera Igp Emilia-Romagna? A noi, alla nostra sicurezza (43%), al sapore (34%), alla sicurezza dell’ambiente (solo il 21%). Solo il 9% risponde sì alla domanda (maliziosa?) della miglior remunerazione per i produttori agricoli. È una chiave per interpretare quel 48% di consumatori che dice di essere interessato soprattutto all’azienda agricola di provenienza e ad altri due fattori: la sostenibilità ambientale del processo produttivo (15%)e la tutela della biodiversità e dell’occupazione generata dalla filiera (12%).

 

Leggi l'articolo completo di grafici su Terra e Vita 47/2015 L’Edicola di Terra e Vita

 

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