Calo del 30% in dieci anni. Occorre incrementare la coltivazione di leguminose

Proteine vegetali, deficit da ridurre

La produzione di piante proteiche nell’Ue nell’ultimo decennio è in diminuzione.

La produzione di piante proteiche nell’Ue nell’ultimo decennio è in diminuzione. Le principali leguminose hanno registrato una riduzione del 30%. Solo per i semi di soia è andata leggermente meglio, ma anche per questo settore la produzione è calata del 12%.
Di conseguenza l’importazione e la dipendenza estera di proteine vegetali è aumentata; eppure la produzione di piante proteiche nell’Ue è strategica, sia per ragioni alimentari sia per l’ambiente.
Per queste e tante altre motivazioni, il Parlamento europeo, nella seduta dell’8 marzo 2011, ha approvato una risoluzione dal titolo “Deficit proteico nell’Ue: quale soluzione per questo annoso problema?”. Cosa prevede questa risoluzione?
Perché le proteine vegetali sono importanti nell’Ue?
Quali prospettive si aprono nella nuova Pac?
 

 

IL DEFICIT NELL’UE
Nell’Ue le colture proteiche occupano complessivamente solo il 3% dei seminativi e la superficie si è ridotta a circa un milione di ettari nel 2008.
Ogni anno si importano oltre 40 milioni di tonnellate di prodotti proteaginosi, principalmente semi di soia e mangimi composti da glutine di granturco, quantità che rappresenta l’80% del consumo dell’Ue.
Le importazioni rappresentano l’equivalente di 20 milioni di ettari coltivati al di fuori dell’Ue, ovvero più del 10% dei terreni a seminativo dell’Ue.
Le importazioni provengono soprattutto dal Brasile, dall’Argentina e dagli Stati Uniti; approssimativamente il 60% di queste importazioni (26 milioni di t) è costituito da sottoprodotti della produzione di oli vegetali raffinati ed è utilizzato come farina, specialmente farina di soia, per l’alimentazione animale.
Le proteine vegetali nell’Ue vengono utilizzate principalmente per l’alimentazione degli animali. La progressiva riduzione della produzione di proteine vegetali nell’Ue aggrava una dipendenza già esistente e allarmante dell’Ue dall’importazione di prodotti proteaginosi e comporta rischi significativi per il settore dell’allevamento dell’Ue, poiché la volatilità dei prezzi sui mercati internazionali è aumentata in modo sostanziale.
 

 

I VANTAGGI
La produzione di proteine vegetali nell’Ue offre molteplici vantaggi.
Contrasto al cambiamento climatico: la produzione di colture proteiche può contribuire a ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso l’assimilazione e la fissazione di azoto nel terreno (pari fino a 100 kg/ha di azoto al mese), riducendo di conseguenza l’uso di fertilizzanti azotati di sintesi, il cui potenziale di riscaldamento tramite il protossido d’azoto è 310 volte superiore al biossido di carbonio.
Fertilità dei suoli: una maggiore percentuale di colture proteiche nella rotazione delle colture contribuisce a uno stoccaggio più equilibrato degli elementi nutritivi, a una maggiore resistenza alle malattie, ad una migliore struttura dei suoli (compreso l’aumento dell’efficienza energetica per il trattamento dei suoli) e ad un ridotto utilizzo di erbicidi e a una maggiore biodiversità favorevole all’impollinazione.
Riduzione dei concimi azotati: le colture leguminose nell’avvicendamento agricolo riducono sostanzialmente la necessità di utilizzare fertilizzanti azotati, riducendo i costi complessivi di produzione per gli agricoltori. Un recente studio pubblicato dal Parlamento europeo e un’analisi della commissione per lo sviluppo sostenibile del governo francese stimano una riduzione annua fino a 100 milioni di euro dei costi per l’uso di fertilizzanti in Francia.
Biodiversità agricola: l’uso esteso di colture proteiche adattate alle condizioni climatiche europee, come fagioli, soia, piselli, lenticchie, lupini, ceci, erba medica, trifoglio, facelia, ginestrino e lupinella, stabilizzerà e aumenterà sostanzialmente la diversità all’interno del sistema produttivo.
Sicurezza alimentare: migliore equilibrio fra produzione di proteine di origine vegetale e animale, in quanto la produzione di proteine vegetali è più vantaggiosa rispetto alle proteine animali per quanto riguarda la quantità di energia, di acqua e di apporti esterni.
 

 

COSA FA LA PAC?
Lo sviluppo delle leguminose proteiche è stato fortemente condizionato dalla riforma della Pac: fino al 2004, queste colture, non avendo una particolare forma di sostegno, sono state gradualmente marginalizzate negli ordinamenti colturali a vantaggio di colture più sostenute, in particolare i cereali.
A seguito della riforma Fischler e dell’introduzione del disaccoppiamento nel 2005, gli agricoltori hanno trovato una maggiore convenienza a interrompere le monocolture di cereali. Di conseguenza sono leggermente aumentate le superfici destinate alla produzione di proteine vegetali (erba medica, colture proteiche).
La riforma Fischler ha mantenuto due aiuti accoppiati, a favore delle leguminose:
premio di 55,57 €/ha per le colture proteiche (fave, favette, pisello proteico, lupino dolce);
aiuto alla trasformazione dei foraggi essiccati di 33 €/t, che interessa in particolare l’erba medica destinata alla disidratazione.
Con l’ultima riforma del 2008 (Health check), la Pac ha stabilito di eliminare tutti i pagamenti accoppiati, quindi anche questi due aiuti saranno abrogati e disaccoppiati nel 2012. Di fatto, il 2011 è l’ultimo anno in cui saranno in vigore il premio per le colture proteiche e l’aiuto alla trasformazione dei foraggi essiccati.
Siamo quindi di fronte ad una contraddizione: da una parte si sottolinea l’importanza delle proteine vegetali, dall’altra si eliminano gli ultimi aiuti specifici.
A tale proposito, la risoluzione del Parlamento europeo invita la Commissione a mantenere in vigore fino al 2013 l’Ocm dei foraggi essiccati in modo da garantire la sopravvivenza di questo setItore chiave, che riveste un’importanza fondamentale nella produzione di proteine foraggere destinate al settore dell’allevamento. Tuttavia, questa richiesta avrà molte difficoltà a essere adottata, in quanto richiede una modifica, in tempi brevi, del regolamento del Consiglio.
 

 

L’ARTICOLO 68
Maggiori aspettative vengono rivolte all’articolo 68, visto che alcuni Paesi (Francia, Spagna, Polonia e Finlandia) hanno adottato questo strumento per sostenere la produzione nazionale di proteine vegetali.
A tal proposito si segnala la scelta della Francia, che ha destinato 40 milioni di euro dell’articolo 68 per promuovere la produzione di proteine vegetali, per ogni anno dal 2010 al 2013. L’obiettivo francese è quello di sviluppare le superfici a proteaginose e leguminose da foraggio per triplicare la produzione di proteine vegetali in Francia. Una scelta molto lungimirante, sia per i benefici ambientali della produzione di proteine vegetali, sia per gli effetti sull’approvvigionamento nazionale.
L’Italia dovrebbe fare una scelta analoga, in quanto i semi oleosi, le piante proteiche (favino, pisello proteico) e i foraggi da destinare all’essiccazione e/o disidratazione rappresentano colture insostituibili nella rotazione dei terreni asciutti dell’Italia centromeridionale e nella rotazione delle zone irrigue e non irrigue del Nord Italia. Inoltre le proteine vegetali di produzione nazionale sono essenziali per la filiera di carne italiana ogm free, altrimenti siamo destinati a utilizzare soia di importazione con alta probabilità che si tratti di soia geneticamente modificata.
 

 

INDICAZIONI PER LA NUOVA PAC
La risoluzione del PE fornisce diversi suggerimenti in merito alle possibilità di stimolare la produzione di proteine vegetali nella nuova Pac 2014-2020.
In primo luogo, il PE suggerisce l’introduzione di un pagamento complementare con una rotazione obbligatoria di almeno quattro diverse colture, di cui almeno una coltura proteica, nonché un maggiore sostegno alle zone di pascolo permanenti non seminative, comprese le miscele specifiche di foraggi verdi e leguminose.
Un’altra possibilità è la concessione di sussidi agli agricoltori che producono colture proteiche con sistemi di rotazione che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e il deficit di colture proteiche nell’Ue e a rafforzare la lotta contro le malattie e la fertilità dei suoli.
In secondo luogo, il PE invita a sostenere la ricerca in materia di riproduzione e fornitura di sementi per le colture proteiche nell’Ue, a migliorare i servizi di divulgazione e, nell’ambito dello sviluppo rurale, i servizi di formazione per gli agricoltori sull’uso della rotazione.
In concreto, la risoluzione del PE non introduce un sostegno immediato per le colture proteiche e leguminose, ma rimanda alla Pac futura.
Tuttavia questa risoluzione è particolarmente importante, in quanto indica chiaramente un obiettivo: la nuova Pac dovrà prevedere un sostegno per accrescere la produzione di proteine vegetali nell’Ue

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