Senza glifosate addio alla semina su sodo

glifosate
La non lavorazione arricchisce il terreno di sostanza organica e biodiversità. Vantaggi agronomici e ambientali che la messa al bando del glifosate rischia di disperdere
Rodolfo Santilocchi
Rodolfo Santilocchi

Agricoltura blu, mi piaci tu. Per la prima volta con la nuova programmazione dello Sviluppo rurale sono 15 le Regioni che hanno dedicato specifiche azioni in favore dell’agricoltura conservativa. Agricoltura blu, non mi piaci più. Il nostro ministero dell’agricoltura (assieme a quello della Salute), raccogliendo le istanze di 32 associazioni ambientaliste (dal Fai, al Wwf, da Legambiente, a Greenpeace, fino a Federbio) si è espresso a Bruxelles (si veda riquadro) contro la conferma dell’autorizzazione al glifosate. Ma senza il diserbante più utilizzato nel nostro Paese (e non solo), che tipo di agricoltura si può praticare? Di sicuro non più la semina su sodo.

«Perderemmo così– stigmatizza Rodolfo Santilocchi- almeno 40 anni di vantaggi agronomici e ambientali». Santilocchi è docente di Agronomia all’Università politecnica delle Marche e presidente onorario di Aigacos, l’Associazione che ha messo a punto, quasi 20 anni fa, i postulati di un modello di gestione agronomica (colorata di blu) che ha trovato sempre molto spazio sulle pagine della nostra rivista, anche per la capacità di alterare il meno possibile la struttura del suolo, sostenibile ante-litteram.  «L’unica tecnica conservativa  - commenta - che si potrà continuare in qualche modo a praticare sarà la minima lavorazione. Per il resto, con il ritorno all’aratura, rinunciamo in un sol colpo a tutte le soluzioni in grado di preservare la sostanza organica, la struttura, la fertilità e la biodiversità del suolo. Erosione e compattamento torneranno d’attualità, con rischi di frane sulle colline argillose del Centro Italia. Un maggiore impatto ambientale potrà derivare dai flussi idrici sottosuperificiali, con possibile lisciviazione di nitrati e residui dallo strato di terreno lavorato». Si potrà contare su alternative come il diserbo meccanico?

Lorenzo Benvenuti
Lorenzo Benvenuti

«Solo - ribatte Lorenzo Benvenuti, esperto Nova agricoltura - a costi troppo elevati per la competitività del nostro sistema produttivo. Pirodiserbo e diserbo a vapore si possono applicare solo per azioni localizzate (sottofila) su sistemi colturali arborei a più alto valore aggiunto come la vite. In pieno campo si rischia di spendere tutto in “nafta”», Benvenuti sottolinea come il “sodo” abbia un elevato valore ambientale per il nostro Paese. «Una marcia in più anche rispetto al biologico che “ara alla grande”, favorendo i fenomeni di ossidazione della sostanza organica del suolo e contraddicendo così uno dei suoi postulati fondativi. E senza glifosate, vista la mancanza di alternative, si rischia di disperdere anche il lavoro fatto su pratiche come lo strip-till e le cover-crop». In effetti quello degli erbicidi è già oggi, senza il minacciato bando al glifosate, un settore sguarnito. L’inasprimento della disciplina registrativa ha infatti inibito la messa a punto di nuove soluzioni e molte delle vecchie sono state revocate o limitate.

 

Denis Bartolini
Denis Bartolini

«Si sta pensando -afferma Denis Bartolini del servizio ricerca e sviluppo di Terremerse ed apprezzato esperto di diserbo di questa rivista - ad autorizzazioni eccezionali per prodotti “bio” come l’acido pelargonico, ma si tratta di palliativi, la cui efficacia è da verificare e le cui dosi d’impiego (14-16 l/ha) rishiano di renderne troppo costoso l’utilizzo». Di fatto glifosate è oggi l’unico disseccante sistemico (qualsiasi altra soluzione sarebbe inefficace contro rizomatose e perennanti) autorizzato in pre-semina. Le uniche alternative a cui si può pensare sono diquat, che ha effetto solo dicotiledonicida (e un profilo tossicologico peggiore) o glufosinate ammonio, il cui utilizzo in pieno campo è però inibito.

«Non è solo un problema per la semina su sodo - sottolinea Bartolini -. Dopo un febbraio particolarmente piovoso le semine primaverili si trovano ad affrontare un cotico di malerbe particolarmente sviluppato: l’aratura non è sufficiente a evitarne gli effetti di competizione e interventi chimici alternativi al glifosate presupporrebbero ripetuti passaggi con soluzioni con maggiori problemi di residualità». Problemi tecnici reali a cui si contrappongono scelte politiche poco “tecniche”. La classificazione di probabile cancerogeno dell’Airc non è condivisa infatti dall’Efsa. Una scelta più ponderata sarebbe necessaria per una sostanza attiva largamente utilizzata nel nostro Paese da oltre 40 anni.

nelboxspallafacebook_like_logo_1Sì o no, produttori a confronto

"Maiskultori italiani" è una frequentata pagina facebook che mette a confronto le esperienze dei produttori italiani. Ecco alcuni dei commenti raccolti riguardo al tema «Glifosate, si o no?»:

Roberto Z. Assolutamente sì.

Ernesto B. Sì, ma con limitazioni in etichetta, per esempio sul pre-raccolta dei cereali.

Federico C. Certamente sì... come facciamo senza? Ovviamente si può e si deve moderarne l’uso... per la salute e per il portafoglio!

Nino C. (moderatore della pagina) E limitarne l’uso, come disseccante come nei Paesi del Nord, o con altre limitazioni?

Federico C. No: semplicemente se bastano 3 litri ettaro per quel tipo di infestanti inutile usarne 5... dobbiamo essere noi per primi a limitare l’uso, vale per tutti i principi attivi.

Gianfranco G. Sì, col divieto in pre raccolta e come antigerminello sulle patate.

Roberto Z. Io lo uso insieme all’antigerminello nel mais e nella soia in minima lavorazione a 1 litro ettaro e per diserbare il fondo delle rogge.

Gianfranco G. Nelle mie zone se non metti almeno 5 l/ha su sorghetta a luglio, dopo frumento, non fai nulla...

Marco R. C’è differenza tra le marche. Con il glifosate Monsanto utilizzo dosaggi più bassi. Rimane comunque la necessità di usarlo per pulire i lati delle rogge che portano i semi delle infestanti con l’irrigazione.

EurocommissioneA maggio la parola "fine"?

Sono settimane decisive per il glifosate. La Commissione europea, per bocca del responsabile del dossier, il capo della direzione generale per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha sottolineato come è sua intenzione continuare ad autorizzarne l’utilizzo solo in presenza di una forte maggioranza di Paesi favorevoli. A livello di Stati membri la situazione continua ad essere poco chiara, anche se manca solo un mese alla pronuncia definitiva (a maggio si riunirà ancora il comitato per il voto finale). Se la posizione contraria di Olanda, Francia ed Italia è nota, ed al momento poco propensa ad essere modificata, la Germania sembrerebbe orientata a trasformare la sua astensione in voto positivo, forse portandosi dietro anche Austria e, chissà, Slovenia, che rimangono "tra color che son sospesi". Utile ricordare come in mancanza di una maggioranza qualificata, contraria o a favore, la decisione finale spetti alla Commissione.

Sull’altro fronte istituzionale, la settimana della plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, che si apre l’11 aprile, potrebbe essere decisiva per l’adozione della posizione finale degli eurodeputati, che già in commissione ambiente avevano chiesto di non rinnovare l’autorizzazione, ma di provvedere a studi ulteriori ed alla pubblicazione delle prove scientifiche che hanno portato l’EFSA ad una relazione sostanzialmente favorevole.

Si ipotizzano già alcune soluzioni "di compromesso", se cosi si possono definire, con autorizzazioni solo temporanee, o con limitazioni nell’utilizzo dei co-formulanti, per evitare quelli considerati più pericolosi, o ancora con limitazione nell’uso in pre-raccolta, sul quale c’è ad oggi libertà di scelta a livello di Stati membri. Paolo di Stefano

 

 

 

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