La sostenibilità nell’insostenibilità

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Il ruolo dell’agricoltura nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu al 9° appuntamento con il Forum for the Future of Agricolture (Ffa)

Un presente mai così insostenibile e un futuro di sostenibilità da raggiungere in meno di cinque lustri.

La sfida del 9° appuntamento con il Forum for the Future of Agricolture (Ffa) doveva essere quello di verificare se il modello agricolo europeo è idoneo per raggiungere i 17 obiettivi e 169 target di sviluppo sostenibile lanciati dall’Onu con l’Agenda 2030 lo scorso 27 settembre a New York (//sustainabledevelopment.un.org).

La sorte ha però voluto che il Forum si tenesse a Bruxelles lo scorso 22 marzo, lo stesso giorno degli attacchi terroristici all’aeroporto Zaventem e alla metro della capitale belga. Una cornice incombente che ha finito per mettere in secondo piano lo sforzo di positività sostenuto dagli organizzatori del Forum, un’iniziativa supportata da Elo (European landowners’ organization, i proprietari terrieri europei) e Syngenta.

Jeffrey Sachs (quellocentrale)

Isolati dalle 9.30 in poi anche per la forzata soppressione delle linee di cellulari e smartphone, invitati a rimanere all’interno di The Square, il teatro sede dell’evento, mentre all’esterno le sirene della polizia e i blindati dell’esercito si preoccupavano di mettere in sicurezza il centro della capitale belga e il quartiere operativo dell’EuroCommissione, ai numerosi ospiti dell’evento non è però potuta sfuggire una sostanziale differenza (messa in luce anche dalle domande del moderatore Stephen Sakur della Bbc) nell’approccio di Nazioni Unite e Unione europea riguardo alla sfida della sostenibilità.

Janez Potocnik
Janez Potocnik

«Puntare – commenta Janez Potočnik, oggi presidente Ffa – sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals, o Sdg in tutti i documenti dell’Onu) comporta un deciso cambiamento non solo nel modo di produrre, ma nella vita di tutti i giorni. Tutto per conciliare due finalità finora contrastanti: quella di assicurare la sicurezza alimentare e la tutela ambientale». Per riuscirci secondo il politico sloveno, ex Commissario europeo all’Ambiente, occorre muoversi in uno scenario di economia circolare, che prevenga inquinamento e spreco di cibo lungo la filiera produttiva.

«Ripensare il modello di produzione agricolo – afferma Achim Steiner, sottosegretario generale delle Nazioni Unite – sarà la chiave per sostenere un pianeta con 9 miliardi di consumatori entro il 2030, in cui gli effetti del climate change e la limitatezza delle risorse diventeranno sempre più evidenti». Agricoltura che secondo Steiner deve essere considerata e sostenuta come parte integrante delle soluzioni dei problemi sollevati dall’Agenda 2030.

 

 

 

 

 

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Josè Graziano da Silva

 

«È importante capire - testimonia Josè Graziano da Silva, direttore generale della Fao - come Agenda 2030 e Sdg rappresentino una nuova visione di sviluppo che riflette le più profonde aspirazioni dell’umanità per un mondo più giusto, sicuro e inclusivo, ma che comporta anche un decisivo cambio di marcia da parte dell’agricoltura». Per conciliare infatti obiettivi così apparentemente contrastanti come la fine di povertà, fame e malattie (Sdg 1,2,3) con quelli di una maggiore condivisione delle fonti di acqua, energia, infrastrutture (Sdg 6,7,8) e intraprendendo azioni per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici (Sdg13) impone infatti secondo da Silva il ricorso al massimo grado di innovazione in agricoltura, con un atteggiamento non discriminatorio rispetto alle  New breeding techniques, ovvero a soluzioni innovative come cisgenesi e genome editing su cui l’Europa tarda a prendere posizione.

 

 

 

 

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Phil Hogan

 

 

Per Phil Hogan la strada che l’Europa ha intrapreso è invece già quella giusta. «L’Ue – ribadisce il Commissario all’Agricoltura – reclama il ruolo di leadership nello sviluppo sostenibile, perchè gli obiettivi Sdg sono pienamente integrati nella Politica agricola comunitaria e nelle nostra scelte sull’innovazione». Nessun accenno quindi alle critiche sulla reale portata degli effetti di misure come il greening Pac, la cui revisione è già in agenda.  «La conoscenza – analizza Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Istitute ed economista alla Columbia University – è l’obiettivo più ambizioso tra quelli scelti dall’Onu (assicurare un’educazione equa, inclusiva e di qualità è l’Sdg n.4). Significa che la politica non potrà più mentire sul reale impatto dei cambiamenti climatici, o sul reale ritmo di consumo e di perdita di una risorsa non rinnovabile come quella dei concimi fosfatici». L’agricoltura per il docente americano è già da tempo il cuore delle scelte riguardo alle politiche di sviluppo sostenibile.

 

 

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