Biodinamica arretrata? Arrivano droni e agricoltura di precisione

Interventi in aziende con l'impiego del drone
Nel Podere Forte, nel cuore della provincia di Siena, l’agricoltura biodinamica viene applicata utilizzando le più moderne tecnologie. Senza per questo snaturare le basi steineriane di questa pratica

È opinione diffusa che l’agricoltura biodinamica sia una pratica “arretrata”, che non fa uso di tecnologia, assolutamente scollata dall’agricoltura produttiva. Ma non è così. Tecniche di precisione, che prevedono anche l’impiego di droni, sono invece utilizzate sempre più diffusamente, come dimostrato dall’azienda di Pasquale Forte. Un imprenditore che, dalle tecnologie elettroniche, è approdato alla biodinamica. Ma andiamo con ordine.

Panoramica sull'azienda: vigne, bosco e laghetti

Il Podere Forte si trova nel cuore della Valdorcia, un territorio patrimonio dell’Unesco del sud della provincia di Siena. Il fiume Orcia limita la proprietà che si trova ad una altitudine di 500m sul livello del mare. L’azienda si estende su un terreno collinare per circa 200 ettari, di cui 22 destinati a vigneto, 18 a oliveto, 100 a seminativo e 60 a bosco ed è gestita seguendo il metodo biodinamico con 30 dipendenti che durante la stagione estiva raddoppiano.

Pasquale Forte, imprenditore del nord con origini calabresi, racconta che dopo aver fondato e sviluppato l’azienda Eldor Corporation spa, multinazionale del settore automotive specializzata in tecnologie elettroniche, nella seconda metà degli anni ’90 sentì “il richiamo della terra, della natura, della realtà fisica delle cose”. Da bambino aveva respirato l’aria dell’azienda agricola famigliare, in Calabria, e «certe immagini, certi profumi, rimangono a lungo sopiti nella memoria, ma prima o poi riaffiorano».

La conversione

Maiali di cinta senese nel verde

Partendo dalla provincia di Como si ritrovò incantato dalla Toscana, esplorò a fondo il Chianti e poi, spingendosi più a sud, scoprì la Valdorcia e sentì che quello era il posto dove avrebbe voluto fermarsi e iniziare a fare agricoltura.

L’acquisto del Podere risale al 1997, anno che segna l’inizio di una gestione del territorio frutto di attenzione e di rispetto per la terra, per gli ecosistemi naturali e per gli uomini che vi vivono. La conversione al biodinamico, con il supporto operativo della Sezione Toscana dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, inizia nel 2007 e si conclude con la certificazione Demeter nel 2011.

Cumulo e preparato 500 del Podere Forte

Afferma Forte: «Il nostro obiettivo è quello di produrre un vino che sia il migliore possibile, facendo la massima attenzione affinché l’apparato radicale che penetra il terreno possa arricchire i suoi frutti con il sapore del territorio». E i risultati di tanta attenzione non mancano visto che anche quest’anno i vini del Podere Forte, hanno avuto importanti riconoscimenti a livello internazionale, come le medaglie d'oro per Petruccino 2015 e Guardiavigna 2014 ai Decanter World Wine Awards, il più grande e prestigioso concorso vinicolo al mondo.

Oltre al vino, 60mila bottiglie vendute per il 60% in Europa, Sud est asiatico, Usa e Canada e all’olio (circa 10mila bottiglie all’anno), l’azienda produce anche miele di trifoglio alessandrino (recentemente classificato al 1° posto del Concorso Nazionale “Roberto Franci 2018” di Montalcino), pasta dai grani antichi (Senatore Cappelli, Timilia e Russello), carne chianina Dop, grazie alle 12 fattrici allevate in azienda e carne di cinta senese, razza suina pregiata allevata allo stato brado.

Tutti i prodotti sono certificati biologico e biodinamico (Demeter). L’azienda pratica con rigore tutte le lavorazioni prescritte dai protocolli dell’agricoltura biodinamica, dai cumuli ai sovesci, dalle rotazioni ai trattamenti con i preparati 500 e 501.

Approccio olistico

Chianine biodinamiche. Sullo sfondo il castello di Ripa d'Orcia

Per Forte la tutela dell’ambiente riveste un’importanza prioritaria, tanto che il Podere è tra le poche aziende agricole certificate ISO 14.001, il sistema internazionale di gestione ambientale volontario che aiuta a tenere sotto controllo gli aspetti ambientali significativi dell’azienda e facilita i processi di miglioramento nel tempo.

La biodinamica è stata scelta come metodo agricolo perché il suo approccio olistico porta a guardare il mondo come un sistema complesso in cui l’uomo fa parte con un compito specifico: non utilizzare e sfruttare per il suo vantaggio, ma lavorare in modo da apportare miglioramenti al sistema stesso.

«Per la mano sapiente dell’uomo - continua Forte - la natura diventa una amica con la quale ottenere prodotti agricoli straordinari». In questa ottica non ci sono limiti alle innovazioni che si possono apportare: è una reale agricoltura di precisione, quella che osserva e analizza ogni singolo evento che coinvolge i campi.

Fossetto di scolo

«Quando grandina si feriscono gli acini e quindi spruzziamo a secco, talvolta anche manualmente, farina di zeolite che funge da cicatrizzante - spiega Forte -. Se è piovuto e la pianta ha ricevuto troppa acqua utilizziamo la valeriana, come calmante del vigore. Bisogna sapere quando e come intervenire. Abbiamo utilizzato un piccolo aereo per fotografare i nostri terreni creando delle mappe di vigore utili a comprendere se ci sono degli stati di stress e da cosa dipendono: grazie a queste mappe abbiamo capito come intervenire per esempio su un filare che entrava in competizione con gli apparati radicali di due alberi posti a monte. È bastato inserire una barriera che deviasse le radici degli alberi, per tornare a vedere prosperare il vitigno».

Tecnologie avanzate

E la tecnologia viene in aiuto anche per evitare i dannosi effetti dovuti al compattamento del suolo tutelandone l’humus: alcuni interventi come i trattamenti anticrittogamici di rame e zolfo sui vigneti, saranno fatti utilizzando droni, in modo anche da ridurre le quantità impiegate e mirare gli interventi solo dove necessario.

Per la tutela dell’ecosistema agro-silvo-pastorale, oltre a una attenta pulizia dei boschi è stato studiato un sistema di gestione delle acque con l’obiettivo di evitare l’erosione del suolo, il suo dilavamento e per fornire acqua irrigua per le coltivazioni. Il sistema prevede che le capezzagne siano tutte orientate verso un complesso reticolo di fossi e fossetti che convogliano le acque piovane ad un depuratore interno centralizzato che scarica quanto depurato nei 3 laghi artificiali costruiti in azienda ai quali sia andranno presto ad aggiungere altri 2.

L’azienda possiede anche un giardino botanico di piante officinali con una ricca collezione di varietà di salvia oltre ad un grande orto che produce gli ortaggi utilizzati nel Osteria Perillà di Rocca d’Orcia, un borgo a 2 km dal Podere che rischiava di rimanere disabitato ma che Pasquale Forte ha voluto mettere al centro di un progetto di rianimazione territoriale. Grazie al ristorante, compreso nella guida Michelin, nel quale è possibile gustare i prodotti del Podere denominati "chilometro qui", e all’albergo diffuso, di prossima apertura, con stanze e suite ricavate nelle antiche abitazioni, il borgo oggi è rinato ed i visitatori provenienti da tutto il mondo possono scoprire un luogo meraviglioso che rischiava di essere dimenticato.

Un’esperienza importante

Pasquale Forte racconterà la sua esperienza e le tecniche innovative praticate nel suo Podere durante il 35° Convegno internazionale "Innovazione e Ricerca. Alleanze per l'agroecologia" promosso dall’Associazione per l’agricoltura biodinamica, il Fai - Fondo Ambiente Italiano, il Politecnico di Milano e Demeter Italia, che si terra dal 15 al 17 Novembre prossimi a Milano. 

Clicca qui per vedere il programma del convegno

 

 

Guarda anche l’articolo: L’agricoltura biodinamica punta su ricerca e formazione

 

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