Dosi ridotte di rame, il biologico è pronto

Le quantità distribuite possono essere ridotte di un terzo. Ecco come. Al Sana, il 7 settembre, un convegno per fare il punto sul corretto uso dei mezzi tecnici

Da 6 a 4 kg ad ettaro di rame metallo. È il limite che Bruxelles vuole imporre per i prossimi cinque anni per contenerne gli effetti negativi, soprattutto sulla biodiversità dei suoli. L’attuale licenza dei composti del rame scade infatti nel gennaio 2019 e la Commissione ha predisposto un dossier che prevede un rinnovo di autorizzazione per 5 anni con riduzione di un terzo delle dosi ammissibili (ne abbiamo dato notizia qui), anche come conseguenza del fatto che tale sostanza attiva è inserita tra quelle “candidate alla sostituzione”, possibile? Dopo 130 anni di dipendenza dal rame, l’agricoltura europea riuscirà a fare a meno (o quasi) delle virtù anticrittogamiche di questo metallo pesante?

Perdite tra il 30 e il 100%

L’allarme maggiore secondo Coldiretti riguarda l’agricoltura biologica. «Una così drastica riduzione del dosaggio – ha commentato Coldiretti Emilia Romagna – comporterebbe infatti perdite di rese in agricoltura biologica sulle regole per un corretto utilizzo dei mezzi tecnici per l’agricoltura biologica. Un’attenzione che dovrebbe essere basilare anche per il rame.
Rivedere le etichette
«Per dare efficacia – stigmatizzano da Ibma – alle scelte comunitarie sul rame, occorrerebbe però evitare usi impropri dei fertilizzanti che lo contengono, altrimenti si rischia solo di penalizzare chi registra regolarmente formulati rameici». E per riuscire a seguire i nuovi stringenti limiti sarebbe utile che l’Unione europea mettesse mano alle normative che riguardano le etichette degli agrofarmaci. «Prevedere un dosaggio minimo da rispettare per una sostanza attiva priva di rischio di resistenza non ha senso. Per il rame basterebbe il limite massimo, per consentire agli agricoltori di scegliere le strategie più efficaci per abbassarne il carico annuale». che oscillano tra il 30% e il 100% a seconda delle diverse colture, in particolar modo sulla vite, e tra il 10% e il 70% per l’agricoltura convenzionale».
Vite e ortofrutta sono i gruppi di colture più a rischio ma secondo Federbio l’allarme per l’agricoltura biologica potrebbe essere sovrastimato. «I produttori bio – afferma Carlo Bazzocchi, Presidente di ATBio Associazione nazionale dei tecnici e ispettori per le produzioni biologiche – sono abituati ad una maggiore attenzione in campo e ad utilizzare tutte le possibili strategie agronomiche per contenere il ricorso ai mezzi per la difesa».

Stessa efficacia, dosi ridotte

«I formulati rameici oggi a disposizione – commentano da Ibma Italia, l’associazione delle aziende produttrici di mezzi tecnici per il biocontrollo – consentono di raggiungere la stessa efficacia con dosi notevolmente ridotte rispetto a qualche anno fa». Merito dell’ottimizzazione delle formulazioni, ma il tema dei corretti coformulanti potrebbe diventare presto uno dei più caldi per l’agricoltura bio. Le liste positive predisposte dai vari regolamenti europei per il bio fanno infatti riferimento solo alle sostanze attive utilizzabili. Un vuoto normativo a cui Federbio vuole porre rimedio con un’iniziativa che la vede al fianco di Fibl.

La lista di Fibl

L’istituzione svizzera che costituisce un punto di riferimento per la ricerca in agricoltura biologica ha infatti realizzato, riguardo al tema dei mezzi tecnici, una directory che comprende circa 7mila sostanze che possono essere usate nel bio. Una lista che contiene circa 3.100 fertilizzanti e ammendanti; 700 prodotti per la protezione delle piante e 140 antiparassitari. Di uso comune in Austria, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e forse presto anche in Italia. Federbio organizza infatti assieme a Fibl un convegno a Bologna il prossimo 7 settembre in occasione della 30 edizione di Sana (v. sotto) per fare il punto sulle regole per un corretto utilizzo dei mezzi tecnici per l’agricoltura biologica. Un’attenzione che dovrebbe essere basilare anche per il rame.

Rivedere le etichette

«Per dare efficacia – stigmatizzano da Ibma – alle scelte comunitarie sul rame, occorrerebbe però evitare usi impropri dei fertilizzanti che lo contengono, altrimenti si rischia solo di penalizzare chi registra regolarmente formulati rameici». E per riuscire a seguire i nuovi stringenti limiti sarebbe utile che l’Unione europea mettesse mano alle normative che riguardano le etichette degli agrofarmaci. «Prevedere un dosaggio minimo da rispettare per una sostanza attiva priva di rischio di resistenza non ha senso. Per il rame basterebbe il limite massimo, per consentire agli agricoltori di scegliere le strategie più efficaci per abbassarne il carico annuale».

RICERCHE IN CORSO
Alternative al rame e agli insetticidi: Fibl, Fondazione Mach e Federbio sono già al lavoro. Il Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (C3A), struttura accademica congiunta tra Fondazione Edmund Mach e Università di Trento ha infatti recentemente vinto un bando europeo per un progetto, finanziato dal Fondo Horizon con 4 milioni di euro, coordinato dall’istituto di ricerca svizzero e che si avvale per la fase operativa di test presso le aziende vitivinicole coordinate da Federbio. Particolarmente promettenti le esperienze in corso su un principio attivo naturale che si trova in natura in quantità minimali ma è ottenibile in grandi volumi su scala industriale mediante un processo enzimatico a partire da ingredienti alimentari

Il convegno al Sana

A Bologna, al 30° SANA Federbio organizza il convegno «Quali mezzi tecnici per l’agricoltura biologica, le regole per un corretto utilizzo».

L’appuntamento è per venerdì 7 settembre alle 14.30 Sala Melodia Centro Servizi, 1° piano, Blocco B, con gli interventi di Paolo Carnemolla, Presidente FederBio; Carlo Bazzocchi, Presidente ATBio; Vittorio Veronelli, Presidente IBMA Italia; Paolo Di Francesco, Presidente La Buona Terra; Lucius Tamm, Vice Presidente FiBL. La moderazione è a cura di Terra e Vita.

 

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