Asparago, novità dalla ricerca per individuare la pianta più produttiva

Asparago
Dalla decodifica del genoma dell' asparago ad una maggiore produttività grazie al lavoro congiunto della ricerca italiana e statunitense.

Dalla ricerca italiana e statunitense, arriva uno studio per il riconoscimento precoce della pianta più produttiva grazie alla decodifica del genoma della pianta di asparago. Un consorzio internazionale di ricercatori ha consentito di individuare i geni implicati nella determinazione del sesso dell'asparago, ponendo al contempo solide basi per i futuri programmi di breeding.

Grazie a questa ricerca sarà infatti possibile riconoscere precocemente le piante femminili e maschili, quest’ultime considerate migliori in quanto più precoci, più produttive, più vigorose e longevi. Finora il riconoscimento era possibile solamente durante o dopo la fioritura per la presenza di bacche sulle piante femminili ma, grazie ai risultati ottenuti, a breve si potranno utilizzare sistemi molecolari rapidi. Questo meccanismo potrebbe fungere inoltre da modello anche per la comprensione della determinazione sessuale di altre piante analoghe, tipo il kiwi.

Un secondo obiettivo, ancora da raggiungere, è ancora più interessante dal punto di vista applicativo: la ricerca si propone di arrivare alla coltivazione di piante ermafrodite, dopo aver trasferito l’ermafroditismo, in tutto il panorama varietale dell’asparago in modo da ridurre i costi di produzione delle aziende sementiere, legati alla distinzione tra piante femminili e maschili per coltivare solo quella del secondo genere.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è il frutto del lavoro congiunto di Jim Leebens-Mack, docente di biologia vegetale presso il Dipartimento di Plant Biology all’Università della Georgia (Usa) e leader del progetto, da Agostino Falavigna del Centro di genomica e bioinformatica del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), F. Sunseri dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e Francesco Mercati dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr di Palermo.

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