Climate change, la ricetta: semine precoci e concia di qualità

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campo di grano
Sottostimato l’effetto delle temperature sui cereali vernini. Secondo le ricerche compiute in India e in Usa basta un aumento medio di 2 °C annui a inibire fotosintesi e impollinazione e anticipare il ciclo colturale portando a un dimezzamento delle rese del grano. Come evitarlo

L’effetto serra e i cambiamenti climatici che, nostro malgrado, stiamo imparando a riconoscere avranno forti conseguenze per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: ecologiche, sanitarie, economiche e sociali. Nei prossimi 40 anni, infatti, la ridotta disponibilità d’acqua e l’aumentata frequenza e intensità delle ondate di calore renderanno sempre più vulnerabili i sistemi agricoli, modificando profondamente il bilancio del carbonio nei suoli. Con la conseguenza che gli episodi sempre più frequenti di siccità trasformeranno i suoli da serbatoi a fonti emissive di carbonio. Si tratta di cambiamenti troppo rapidi per consentire un adattamento da parte degli ecosistemi.

È già evidente un trend di graduale riduzione del ciclo vitale del grano duro e di quello tenero; negli ultimi anni, infatti, a parità di varietà, si è assistito ad un continuo anticipo della trebbiatura e nel 2050 si prevede che il grano tenero sarà da raccogliere già ad aprile!

 

La stretta da caldo

Il frumento è infatti una specie che non richiede alte temperature per crescere, svilupparsi e produrre. Per questi motivi viene coltivato in un’area molto ampia tra 30° e 60° latitudine N e 25° latitudine S. Nei climi in cui l’inverno è sufficientemente mite, il frumento è coltivato in semina autunnale e raccolto a fine primavera. Le temperature critiche minime per la coltura sono quelle che provocano danni irreparabili alle piante e ne limitano le possibilità di semina autunnale; esse variano molto secondo lo stadio di sviluppo e secondo la specie e la varietà. Gli eccessi di temperatura sono pericolosi soprattutto nella fase di granigione, perché aumentano l’evapotraspirazione e provocano un forte calo dell’assimilazione netta. Ad esempio quando le temperature elevate (oltre 30°) sono accompagnate da venti di scirocco, caldi e secchi che colgono la coltura del frumento in fase di maturazione lattea, si determina uno stress idrico irreversibile che si manifesta con l’appassimento permanente delle cariossidi che in conseguenza restano piccole e striminzite con grave pregiudizio per la produzione che risulta scarsa e di cattiva qualità (la cosiddetta “stretta da caldo”).

 

Le ricerche in corso

Negli ultimi anni sono stati realizzati diversi studi per approfondire gli effetti dell’aumento delle temperature sulle coltivazioni di frumento. Alcuni ricercatori indiani, ad esempio, basandosi sui dati provenienti da dieci siti produttivi del loro paese, hanno concluso che un aumento medio di 1 °C non riduce in maniera significativa il raccolto di frumento, mentre già un aumento di 2 °C provoca un calo di resa generalizzato.

Secondo il gruppo di ricerca dell’Università californiana di Stanford, nei modelli finora elaborati, gli effetti del riscaldamento globale sul frumento sono stati sottostimati. Per l’area mediterranea la maggior parte degli studi più recenti individua, come causa degli effetti negativi sui raccolti, l’accelerazione dello sviluppo fenologico (che lascia meno tempo alle piante per accumulare carboidrati per i semi), e l’incremento dell’utilizzo di acqua per la traspirazione. Secondo una ricerca pubblicata da Nature Climate Change, il riscaldamento globale accelera l’invecchiamento del grano, dimezzandone il rendimento rispetto alle stime previste nei modelli finora elaborati. Secondo questo studio un aumento della temperatura pari a 2 gradi potrebbe arrivare a dimezzare i raccolti.

 

Le possibili soluzioni

Fortunatamente la tecnica individua anche delle contromisure agli effetti del riscaldamento globale come la semina anticipata che permette di evitare i periodi di grande aridità estiva e l’utilizzo di varietà con sviluppo fenologico rapido che minimizzano l’utilizzo di acqua durante la stagione di crescita. Naturalmente l’efficacia di queste tecniche dipende dalla regione considerata.

L’attuale stagione di semina più ritardata rispetto a quanto sarebbe auspicabile, dipende anche dalla diffusa coltivazione di ibridi di mais tardivi che lasciano il terreno disponibile per le semine del frumento solo ad ottobre avanzato. Inoltre c’è minore disponibilità di varietà di frumento più tolleranti alle gelate anche negli stadi di 1 o 2 foglie e, non secondariamente, la maggiore diffusione delle virosi, in particolare quella del nanismo giallo (BYDV), trasmessa in autunno dagli afidi.

In Nord Italia, però, il ritardo delle semine presenta alcuni inconvenienti ben noti ai tecnici e agli agricoltori, primo tra i quali la frequente riduzione della produzione. Questo calo produttivo si manifesta soprattutto nelle campagne granarie più fredde o umide ed è dovuto al ridotto o nullo accestimento pre-invernale. In pratica l’accestimento avviene solo dopo l’emissione della terza foglia dal culmo principale. Successivamente, la veloce ripresa delle temperature in primavera riduce le possibilità della pianta di completare un adeguato accestimento e raggiungere la densità colturale ideale per ottenere le più alte produzioni potenziali.

Per ovviare a questo limite occorre quindi ripensare anche nel Nord Italia l’epoca di semina e tornare alle semine “precoci” che presentano anche il grande vantaggio di potere ampliare la finestra di semina e permettere una migliore e più razionale programmazione aziendale.

 

Meno funghi, meno insetti, meno virosi

Per il successo delle semine precoci è però necessario scegliere varietà adeguate (invernali) e ridurre l’incidenza delle virosi come il nanismo giallo (BYDV). Questo risultato può essere ottenuto combattendo i vettori, gli afidi, con l’impiego di insetticidi ad azione sistemica da utilizzare nella concia industriale. La possibilità di difendere per un lungo periodo i cereali dagli attacchi degli afidi vettori di virus, rende sostenibile un anticipo dell’epoca di semina, permettendo una più razionale programmazione aziendale e la valorizzazione della potenzialità produttiva e qualitativa delle migliori varietà di cereali.

Un altro fattore da considerare con attenzione è la qualità; una concia di alta qualità favorisce un maggiore accestimento e permette una difesa prolungata da funghi e insetti garantendo un ampliamento della finestra di semina, salvaguardando l’emergenza e lo sviluppo colturale. Non altrettanto si può dire della concia standard, che consente di ottenere rese adeguate solo in condizioni ottimali idi epoca di semina e d’investimento iniziale. Un anticipo eccessivo della semina, senza un’adeguata protezione, può compromettere l’andamento della coltura che nelle prime fasi di sviluppo resta troppo a lungo sottoposta a stress ambientali e all’attacco di patogeni.

In conclusione si può dire che la strategia delle semine precoci è in grado di rispondere alle esigenze dei cerealicoltori permettendo di ampliare la stagione delle semine e di valorizzare meglio la potenzialità produttiva e qualitativa delle migliori varietà.

 

GAS SERRA, PIÙ EFFETTI DANNOSI CHE UTILI

Nel corso degli anni le pratiche colturali si sono evolute in modo da massimizzare i raccolti in un regime climatico relativamente stabile, molto vicino all’optimum termico. Per questo motivo, anche un aumento di temperatura relativamente piccolo, di uno o due gradi centigradi nella stagione vegetativa, potrebbe provocare una riduzione significativa del raccolto di cereali. Temperature più elevate, infatti, possono interrompere la fotosintesi, inibire l’impollinazione e portare alla disidratazione delle colture. Anche se le elevate concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, responsabili dell’incremento termico, hanno anche l’effetto di incrementare la resa dei raccolti, nel caso specifico del frumento gli effetti dannosi delle temperature elevate dovrebbero superare quelli positivi della fertilizzazione da CO2.

 

 

*Servizio fitosanitario Emilia - Romagna

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 26/2017 L’Edicola di Terra e Vita

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