Maltempo, danni da grandine e ritardi nelle semine

Il Po è salito di 2 metri in 24 ore - indica il monitoraggio Coldiretti - con piogge no stop e impossibilità di entrare in campo per effettuare le semine.

Il livello idrometrico del fiume Po è salito di circa 2 metri in sole ventiquattro ore per effetto delle intense precipitazioni di una primavera che stenta ad arrivare. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti della mattina del 13 aprile a Piacenza dal quale si evidenzia come il rapido aumento del livello del principale fiume italiano sia il risultato dell’ondata del maltempo che si è abbattuta con temporali e grandine provocando danni, allagamenti e frane.

La situazione più grave si riscontra nel Pavese per una grandinata epocale che ha danneggiato almeno il 20% delle coltivazioni di orzo, frumento e foraggi come erba medica e loietto secondo la prima stima della Coldiretti sulle conseguenze della tempesta di ghiaccio, con chicchi grandi come nocciole.

Nell’attuale fase stagionale con le piante in piena fioritura e le primizie in campo, la grandine è l’evento più temuto dagli imprenditori agricoli per la perdita dell’intero raccolto dopo in anno di lavoro.

L’andamento anomalo di questa primavera conferma i cambiamenti climatici in atto che nei campi si manifestano proprio – sottolinea la Coldiretti – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali. Il maltempo è tornato ad abbattersi sull’Italia dopo un mese di marzo con straordinarie piogge e neve che ha fatto registrare la caduta del 74% di acqua in più rispetto alla media storica, secondo una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Isac Cnr.

Se le precipitazioni sono importanti soprattutto al sud dove nei principali invasi c’è bisogno d’acqua per scongiurare la siccità estiva, a preoccupare nelle campagne sono le continue precipitazioni che impediscono l’inizio dei lavori primaverili nei terreni. Al centro nord la pioggia non stop della coda dell’inverno ha fatto saltare le semine del mais e della soia fino alle patate con ritardi che cominciano a farsi consistenti.

Siamo di fronte all’ultima perturbazione in un inizio di anno iniziato con maltempo e gelo che ha distrutto gli ortaggi in campo e provocato perdite consistenti nelle piante da frutto e soprattutto gli ulivi per danni complessivi stimati in oltre 400 milioni di euro. Il clima impazzito del 2018 – conclude la Coldiretti – ha spaccato la corteccia, bruciato le gemme e spogliato dalle foglie almeno 25 milioni di piante di ulivo dalla Puglia all’Umbria, dall’Abruzzo sino al Lazio con danni che, a seconda delle regioni, incideranno tra il 15% e il 60% della prossima produzione.

Ritardi nelle semine in Lombardia

Parlano gli agricoltori

Danni pesanti a orzo, frumento e foraggi come erba medica e loietto. È quanto emerge da una prima rilevazione dei tecnici di Coldiretti dopo la violenta grandinata che  si è abbattuta sul Pavese. Le verifiche sono ancora in corso – spiega Coldiretti Lombardia – e un quadro più preciso della situazione si potrà avere solo nelle prossime ore.

La grandinata è arrivata dopo giorni di maltempo sull’intera Lombardia con conseguenti disagi nelle campagne dove si registrano ritardi nei lavori primaverili. «Le precipitazioni di questi giorni – spiega Alessandro Rota, Presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza e cerealicoltore a Cassano d’Adda, in provincia di Milano – si sommano a quelle della scorsa settimana, che avevano già posticipato la semina del mais. Dopo la pausa del fine settimana, il ritorno del maltempo ha complicato la situazione: non si può parlare di emergenza, ma il ritardo comincia a farsi consistente. Siamo ormai alla metà di aprile e il rischio è quello di compromettere parte della produzione».

«Qualcuno ha cominciato a seminare lo scorso weekend – gli fa eco Marco Curtarelli, cerealicoltore di Castelnuovo Bocca d’Adda (Lodi) – Io ho preferito aspettare per non avere problemi dopo: i terreni sono bagnati e in questa zona sono particolarmente pesanti e sporchi d’erba. Anche le temperature non sono le migliori. Non siamo ancora in una situazione di allarme, ma siamo già in ritardo di un mese rispetto al 2017: un anno fa di questi tempi avevo concluso già la semina di mais e soia. In passato, però, è successo anche di peggio: penso al 2013 quando si seminò tra maggio e giugno, ma i risultati furono pessimi».

«A causa del periodo particolarmente piovoso - spiega Adriano Galizzi di Leffe (Bergamo) -  i mezzi agricoli non possono entrare nel terreno per effettuare le lavorazioni, quindi siamo in ritardo di due settimane per la semina del mais Spinato di Gandino e delle patate». E sempre nel Bergamasco, anche in pianura si segnalano ritardi per l’erba medica che doveva essere seminata circa un mese fa, mentre per il mais si tengono le dita incrociate e si spera nel bel tempo.  «Il problema - sottolinea Elena Lazzarini di Fontanella (Bergamo) - è che la terra è fredda e finché non si alzano le temperature e si scalda un pò il clima, seminare non vale la pena perché con i terreni così umidi il seme marcirebbe».

Situazione analoga nel Mantovano. «Dovremmo seminare due ettari a mais ed erba medica – spiega Maria Grazia Maestri dell’agriturismo Dell’ibisco a Correggio Micheli (Bagnolo San Vito) – ma le piogge rendono il terreno impraticabile e siamo fermi». «Siamo preoccupati per il nostro orto in pieno campo – racconta dal canto suo Lisa Valli dell’agriturismo Tre Ponti di Villimpenta (Mantova) – Tra freddo e piogge dobbiamo iniziare ora le operazioni che solitamente facciamo a metà febbraio. Bisogna vedere se lo sviluppo delle piante e del frutteto avverrà in modo corretto e quale sarà il danno allo sviluppo vegetativo delle piante».

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