Biodiversità orticola pugliese, uno scrigno ricco di gioielli

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    Esemplari di specie e varietà orticole locali pugliesi recuperate dal progetto BiodiverSO
    I risultati del progetto BiodiverSO sul recupero delle specie e varietà orticole locali a rischio di erosione genetica. L’iniziativa continua ora grazie al Psr Puglia 2014-2020.

    Trentasei specie orticole con circa 200 varietà coltivate locali, più tante specie spontanee eduli, utilizzate tradizionalmente in Puglia. Tutte censite, recuperate, caratterizzate e portate alla conoscenza di agricoltori, tecnici agricoli e cultori della biodiversità in orticoltura. È questo il risultato più interessante del progetto “Biodiversità delle specie orticole della Puglia (BiodiverSO)”, finanziato dal Psr Puglia, finalizzato alla conservazione e caratterizzazione del germoplasma orticolo pugliese e realizzato da un’associazione temporanea di scopo costituita da 15 soggetti scientifici e tecnici, fra i quali le Università di Bari, con il Dipartimento di scienze agro-ambientali e territoriali (Disaat) come capofila, di Foggia e di Lecce e l’Istituto di bioscienze e biorisorse (Ibbr) del Cnr di Bari.


    Connessione con il biologico

    Lo ha evidenziato Pietro Santamaria, docente di Orticoltura del Disaat e responsabile del progetto, presentandone i risultati a Locorotondo (Ba), in occasione della “Settimana della biodiversità pugliese di interesse agricolo e alimentare”. «L’importanza della biodiversità orticola pugliese è testimoniata dal fatto che alcune varietà locali dominano sui mercati nazionali: infatti ogni anno migliaia di ettari vengono coltivati a carciofo, le cui varietà in prevalenza non derivano da genetisti nazionali, ma dall’attività di agricoltori e vivaisti locali, a carosello e barattiere (sono meloni immaturi), a cicoria, a cima di rapa e così via. Spesso le varietà locali sono le più idonee per l’agricoltura biologica e in Puglia circa 8.000 ha sono coltivati a ortive in biologico (pari a un quarto della superficie orticola bio italiana).

    Le varietà locali si sono evolute e adattate in realtà agronomiche con input limitati, perciò sono le più rustiche e legate al territorio, in sostanza le più adatte al biologico».

    Il recupero della biodiversità orticola è partito con indagini bibliografiche e territoriali per identificare e conoscere le risorse genetiche autoctone.

    Un’attività che ha compreso l’esplorazione, la ricerca storica e quella connessa alla provenienza e alla presenza sul territorio, agli habitat, alle peculiari conoscenze sulla coltivazione e sulla lotta ai parassiti, alle tradizioni, alla cultura e agli usi, agli utilizzi non alimentari, alle preparazioni alimentari, alle economie locali, legati alle specifiche varietà.

    «A questa indagine è seguita la caratterizzazione morfologica, genetica e agronomico/produttiva delle diverse varietà. La descrizione dell’aspetto delle piante rappresenta un importante strumento di indagine della biodiversità: essa è basata sul rilievo dei caratteri morfo-fisiologici e consente di caratterizzare, distinguere e identificare le varietà, utilizzando apposite metodologie di confronto per l’identificazione di una varietà o di un’accessione».

    I passaggi successivi, ha rilevato Santamaria, sono stati la conservazione ex situ e in situ delle risorse genetiche autoctone raccolte a rischio di erosione.

     

    Ventidue varietà salvate

    Il recupero della biodiversità orticola pugliese è stato graduale. Con la Misura 214 “Pagamenti agroambientali” del Psr 2007-2013, che conteneva l’azione 3 “Tutela della biodiversità” e l’azione 4 “Progetti integrati per la biodiversità”, la Regione Puglia ha disposto la creazione di un sistema di mantenimento della biodiversità e previsto un contributo economico per la conservazione in situ per cinque anni di 14 varietà vegetali minacciate di erosione genetica contenute dell’allegato 8 (tab. 1).

    «Esse sono state le prime varietà orticole autoctone che abbiamo salvato dal rischio di estinzione, passo iniziale per una successiva valorizzazione commerciale. Dopo, nel 2013, la Regione Puglia ha inserito nell’allegato 8 altre otto varietà a rischio di erosione genetica (tab. 2). Ma il progetto è andato oltre le 22 varietà soggette all’aiuto regionale alla conservazione in campo. Infatti, alla fine del primo triennio di attività, dicembre 2015, le varietà locali recuperate erano 122 (appartenenti a 31 specie), tutte presentate nell’Almanacco BiodiverSO, un libro che di ogni varietà riporta la foto, il territorio di produzione, la durata del ciclo colturale, il periodo di raccolta, i dati morfologici più importanti, notizie di etnobotanica e i principali risultati dell’attività di conservazione e caratterizzazione morfologica, chimica e molecolare».

    «Visti i notevoli risultati raggiunti nel primo triennio, il progetto ora continua con il Psr Puglia 2014-2020 - Sottomisura 10.1 “Pagamenti agroclimaticoambientali”, Operazione 4 “Tutela biodiversità vegetale”, che ha disposto contributi per la conservazione di 47 varietà orticole locali: Aglio del Salento; Batata leccese; Cappero di Racale; Carciofo: Verde di Putignano, Violetto di Putignano, Bianco di Taranto, Centofoglie, di Lucera, Nero del Salento, Bianco di Fasano, Locale di Mola, Tricasino; Carota: di Polignano, pestanaca di Sant’Ippazio (o Carota di Tiggiano); Cavolfiore Barese “cima di cola”; Cavolo da foglie cavolo riccio (Colë rizzë); Broccolo: Cima nera, Mùgnuli; Cavolo rapa Testa di morto o grucciolo; Cetriolo Mezzo lungo di Polignano; Cicoria: all’acqua, Molfettese, di Galatina, Catalogna bianca di Tricase, Rossa di Martina Franca; Cipolla: Rossa di Acquaviva, di Margherita (agostana); Fagiolino: Dall’occhio (Occhipinto) o fagiolino pinto (subsp. unguiculata), pinto a metro (subsp. sesquipedalis); Melone: di Gallipoli, di Morciano di Leuca, Minna te monica, carosello-barattiere-scopatizzo-cocomerazzo-spuredde-tortarello; Pomodoro: Mandurese, Regina, Prunill’, da serbo o invernale, a foglia di patata, A cancedd, di Mola, di Panni, Darseculo, della marina, Pizzutello, giallo invernale; Sedano: Nostrano, Lacciu de Torrepadùli».

    Alla luce del lavoro svolto, il responsabile del progetto BiodiverSO preferisce vedere «lo scrigno della biodiversità degli ortaggi pugliesi mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. È una biodiversità agraria di grande valore non solo botanico e agronomico, ma anche commerciale, poiché la sua attenta conoscenza può favorire la valorizzazione di tante specie e varietà ricche di caratteristiche organolettiche, nutrizionali e salutistiche davvero eccellenti. Ma bisogna continuare a cercare varietà locali da recuperare, perché più ne cerchiamo e più ne troviamo».

     

    RISULTATI MOLTO INNOVATIVI

    Il progetto BiodiverSO ha raggiunto risultati molto innovativi su alcune varietà di particolare interesse commerciale. Ad esempio, ha citato Santamaria, la micropropagazione della Carota di Polignano, in maniera da produrla solo di colore giallo o arancione o viola.

    «Nell’ambito della decodificazione del genoma del carciofo, BiodiverSO ha dato il suo contributo con il sequenziamento del genoma cloroplastico del Carciofo brindisino da parte dell’Ibbr Cnr Bari. La Puglia rappresenta, poi, un centro secondario di diversità del melone, in cui sono presenti diverse varietà botaniche la cui caratterizzazione tassonomica non è del tutto univoca ed è basata soprattutto su caratteristiche morfologiche; ebbene, l’applicazione, per la prima volta in melone, della metodologia del Genotyping By Sequencing (GBS) su 72 genotipi di melone d’inverno, carosello e barattiere, collezionati su tutto il territorio pugliese, ha permesso di ottenere 25.442 marcatori molecolari di tipo SNP (Single Nucleotide Polymorphism), utilizzabili per il miglioramento genetico successivo».

    Del cavolo riccio, cavolo da foglie coltivato e utilizzato in tutta la provincia di Bari, dove è noto come Colë rizzë, è stata determinata la composizione in glucosinolati, senza uguali per ricchezza. A essi, bioattivati nell’organismo umano da enzimi endogeni o dalla microflora intestinale in isotiocianati, numerosi studi hanno attribuito un effetto protettivo contro l’insorgenza di tumori e malattie neurodegenerative.

     

    Leggi l’articolo su Terra e Vita 29/2017 L’Edicola di Terra e Vita

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