Produzione di miele 2017, previsto un taglio del 70%

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honey flow
Soprattutto a causa del clima sfavorevole. Secondo Conapi non si sono potute arginare le consistenti perdite del 2016 e molte aziende apistiche registrano risultati negativi che mettono a rischio la loro tenuta.

Ancora un anno particolarmente difficile per l’apicoltura italiana. Terzo raccolto consecutivo con volumi in netta diminuzione rispetto alle medie degli anni passati, si legge in una nota del Conapi (Consorzio nazionale apicoltori). L'andamento climatico estremamente sfavorevole ha portato ad una minor spinta produttiva degli alveari: complessivamente aumenta il numero degli alveari e diminuisce la media di raccolto per famiglia.

Con la campagna 2017 non si sono dunque potute arginare le consistenti perdite del 2016 e molte aziende apistiche registrano risultati negativi che mettono a rischio la loro tenuta.

«Anche se i risultati definitivi del raccolto saranno completati alla fine dell’anno - afferma Diego Pagani, presidente di Conapi - si ipotizza una diminuzione complessiva di produzione del 70% rispetto alle potenzialità degli apiari in campo. Una previsione legata anche ad una minore spinta produttiva delle api riscontrata negli ultimi anni».

Persistono fenomeni di avvelenamento di apiari, segnalati in modo diffuso su tutto il territorio - sempre secondo il Conapi - ma quest’anno sono i mutamenti climatici ad aver rappresentato il condizionamento più evidente: l’avvio molto precoce di una primavera calda ha indotto una forte spinta produttiva delle api, interrotta bruscamente dalle gelate di aprile che hanno compromesso il raccolto di acacia, affamando le famiglie. La successiva siccità, che si è prolungata durante tutta l’estate, ha pregiudicato il raccolto delle produzioni estive.

I più colpiti sono i raccolti di acacia al nord, seguiti da una battuta d’arresto, generalizzata, della produzione di millefiori che, negli anni passati, aveva mitigato in parte la carenza di altri mieli. Analizzando le capacità produttive degli ultimi tre anni, l’acacia nel 2017 ha raggiunto il minimo storico con un -30% rispetto al 2016 e un -70% rispetto al 2015, un anno considerato di media produzione. Il volume complessivo del raccolto di acacia rispecchia le medie produttive e passa dalle 705 tonnellate del 2015 alle 265 t. del 2016, fino alle 198 t. di quest’anno, confermando le percentuali di -30% rispetto al 2016 e -70% rispetto al 2015.

Tiene la produzione di agrumi che, dopo il dimezzamento del raccolto avvenuto nel 2016, registra un incremento anche rispetto al 2015, anno di media produzione. Sono stati buoni i raccolti di alta collina e montagna, come castagno e tiglio di montagna, che hanno risentito meno della siccità, mentre è quasi azzerato quello di melata, conosciuto anche come miele di bosco.

È quasi sparita anche la produzione di tiglio dell’Emilia-Romagna, una referenza molto apprezzata. Ma il dato negativo che più sorprende è certamente quello del millefiori: questo miele è sempre stato considerato una risorsa importante poiché, avendo origine da fioriture diverse, ha sempre dato più opportunità di essere raccolto. La siccità di questa lunga estate ne ha determinato una diminuzione pari al 20%, facendo venir meno quella riserva di prodotto con cui le aziende apistiche avrebbero potuto colmare le perdite dei monoflora.

Questa carenza di prodotto comporterà un inevitabile aumento dei prezzi che potranno raggiungere, per alcuni raccolti, il 15-20%. In conseguenza di ciò si teme anche un incremento delle frodi che, al momento, non è possibile segnalare, ma Conapi si augura possano essere efficacemente contrastate da un’attenta vigilanza delle forze dell’ordine preposte.

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