Agromeccanici parte integrante della filiera agricola

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Da sinistra Franco Manzato, Ettore Prandini, Gianni Dalla Bernardina, Alessandro Malavolti e Angelo Frascarelli
Manzato: «Sì alle imprese agromeccaniche inserite in agricoltura»
Ci si aspettava un messaggio importante, a supporto dell'attività agromeccanica, e questo messaggio è puntualmente arrivato. Alla 74ª assemblea di Apima (Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola) Verona è stato, infatti, messo un punto fermo alla questione che vede da anni impegnati gli agromeccanici, a partire dal Ministero delle Politiche agricole, nella persona del sottosegretario Franco Manzato: «Ribadisco che i contoterzisti sono a tutti gli effetti degli agricoltori, sarebbe ridicolo non pensarlo, anche in futuro, per cui lo dovremo scrivere anche nei prossimi provvedimenti di politica agricola. Se la nostra agricoltura vuole essere competitiva, ha bisogno di tutta la filiera, nella quale l'agromeccanico e l’agricoltore fanno parte di un’unica strategia. Le aziende agricole, infatti, sanno di avere nelle imprese agromeccaniche un partner: entrambi investono su tecnologia e qualità del prodotto e nel 2019 dovremo disegnare un quadro che comprenda anche gli agromeccanici».
Disco verde anche dal presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini. «Per il futuro dell'agricoltura italiana dobbiamo fare un ragionamento di filiera dove l’agromeccanico integra il coltivatore diretto – ha affermato -. Dobbiamo sostenere chi acquista le macchine agricole e lavora al servizio degli agricoltori, perché non possiamo disperdere le risorse sulla meccanizzazione: è molto meglio aiutare chi sa usare le macchine. Oggi l'attività agricola deve essere estesa a chi fa contoterzismo, perché dobbiamo ragionare in un'ottica di servizio che deve essere dato anche a chi fa attività agromeccanica. In questo senso è assurdo ad esempio non dare il gasolio agricolo alle imprese agromeccaniche. E anche nei Psr è il momento di dare la possibilità anche agli agromeccanici di usufruire dei contributi disponibili».
Una dichiarazione che non lascia spazio a errori interpretativi e che necessita, invece, da un lato di trovare una corretta declinazione a livello legislativo e dall’altro, come ha ricordato il presidente di Cai (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani) e Apima Verona, Gianni Dalla Bernardina, «di trovare le imprese agromeccaniche all’altezza della sfida dell’agricoltura del futuro, dove l’etichettatura, la blockchain e la tracciabilità dei prodotti e dei processi rappresentano un percorso obbligato».
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Inevitabile anche un passaggio sulla proposta di legge e relativo articolo 8 per equiparare le imprese agromeccaniche e quelle agricole. «Mi pare sia trasversalmente accettato – ha ripreso Manzato – e rientra in un disegno del futuro dell'agroalimentare italiano per i prossimi 20 anni, che scriveremo entro maggio 2020 sulla base di 5 pilastri: strumenti finanziari, organizzazioni di settore (che comprende anche la questione della figura dell'agromeccanico), mercato interno, mercato internazionale e ricerca».
Secondo il numero uno di Coldiretti è possibile anche stilare una road map. «Io lancio a Cai una proposta per scrivere un documento condiviso, già dalla prossima settimana - ha invitato Prandini -. Oltre a ottenere finanziamenti, dobbiamo avere un progetto in grado di assicurare reddito alla filiera e agli agricoltori. Non possiamo dimenticare che il contoterzismo ha evitato a tante aziende agricole di indebitarsi solo per comprare macchine».
Il futuro, ha specificato Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, «è sempre più proiettato verso un’agricoltura smart, come chiede l’Unione europea già con la prossima Politica agricole comune e che dovrà trasformare il comparto dalla supply chain alla value chain, secondo una nuova equazione produttiva e all’interno della quale le imprese agromeccaniche sono necessarie al sistema».
Il sostegno alla categoria degli agromeccanici è arrivato anche dal presidente di FederUnacoma, Alessandro Malavolti, «Il settore agricolo – ha detto – non si è allargato sul piano dimensionale e degli investimenti, ma sopravvive perché fa prodotti di pregio, anche grazie agli agromeccanici. Come costruttori di macchine agricole in Italia siamo specializzati sulle macchine personalizzate per piccole aziende e siamo i secondi al mondo dopo la Germania; se non avessimo avuto i contoterzisti come clienti e come soggetti attivi nel dialogo, ci saremmo sviluppati assai meno e forse avremmo perso posti in classifica».
Un’assemblea molto positiva per i risultati e che permette alle imprese di meccanizzazione agricola di guardare al futuro della meccanizzazione con fiducia. «La politica e la stessa Coldiretti hanno detto che gli agromeccanici sono necessari e sono al servizio dell’agricoltura – ha concluso Dalla Bernardina -. Se quest’ultima traccia un bilancio costi-benefici dell’attività agromeccanica, risulta evidente che gli aiuti al nostro settore ci stanno tutti e sono propedeutici per la competitività e l’innovazione dell’agroalimentare Made in Italy».
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A livello locale Apima Verona, ha precisato il direttore Clemente Ballarini, «deve fronteggiare il nodo dei permessi di circolazione, ma ha creato un’apposita commissione tecnica che prende in carico la questione insieme ad altri aspetti tecnici legati alla sicurezza, obiettivo sempre in cima alla lista degli interventi delle imprese».
Agromeccanici parte integrante della filiera agricola - Ultima modifica: 2019-03-09T19:57:13+01:00 da Redazione Terra e Vita

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