Affitto, l’alta qualità delle produzioni fa impennare la domanda

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Worker harvesting crocus in a saffron field at autumn, closeup on the hands
Soprattutto nelle zone meglio infrastrutturate, più fertili e con colture di pregio, oltre che da parte dei giovani imprenditori incentivati dal premio di primo insediamento dei Psr.

L’istituto dell’affitto si consolida sempre più come uno strumento strategico a disposizione degli imprenditori per il raggiungimento di economie di scala attraverso l’aumento delle dimensioni aziendali. Se da un lato infatti il progressivo calo dei prezzi agricoli, i problemi legati al cambiamento climatico (es. siccità), le incertezze future sulla Pac, la mancanza di liquidità da parte degli imprenditori continuano a vincolare l’accesso alla terra, dall’altro si assiste alla crescita costante delle produzioni agricole di qualità, testimoniata anche sul piano delle esportazioni. Questa situazione è in parte anche espressione dell’evoluzione in corso della struttura fondiaria che in particolare nell’ultimo decennio vede associare alla lenta ma progressiva contrazione della Sau (-6% tra il 2000 e il 2013) un’importante erosione del numero di aziende agricole (-39% tra il 2000 e il 2013), con il conseguente aumento della dimensione media aziendale che passa da 5,5 ettari nel 2000 a circa 8,4 ettari nel 2013.

Dette dinamiche sono legate soprattutto all’espansione dell’affitto e all’aumentata propensione da parte dei proprietari fondiari a utilizzare questo strumento. Ciò in virtù della flessibilità che caratterizza questo istituto, richiedendo impegni finanziari inferiori rispetto all’acquisto, specie di fronte alla recente crisi di liquidità.

Confrontando infatti i dati del Censimento dell’agricoltura del 2000 con quelli dell’Indagine sulla struttura delle aziende agricole realizzata dall’Istat – in attesa della pubblicazione dei dati aggiornati alla nuova Indagine realizzata nel 2016 – si nota come siano state le imprese con terreni in proprietà quelle più esposte alla fuoriuscita dal settore essendosi praticamente dimezzate, a fronte dell’incremento di quelle con terreni in solo affitto (+47%) e miste proprietà/affitto (+23%), dimostrando quindi che l’affitto è sempre più uno strumento fondamentale di crescita, concedendo agli agricoltori di incrementare la maglia poderale ottimizzando l’impego dei fattori produttivi oltre che consentire il trasferimento in campo delle innovazioni tecnologiche.

Sebbene la maggiore incidenza di Sau condotta in affitto, comprensiva degli usi gratuiti, resti concentrata nel Nord Italia (50% della Sau totale), il suo incremento ha interessato tutte le regioni attestandosi nel 2013 a circa 5,2 milioni di ettari e con un incremento complessivo del +71% rispetto al 2000.

In termini altimetrici non ci sono grandi differenze tra montagna e pianura (44% della Sau totale) mentre in collina l’incidenza è leggermente più bassa (39%).

Per quanto riguarda invece le aziende, sono soprattutto quelle più grandi (20-100 ha) che si affidano all’affitto per incrementare le proprie superfici, con circa il 50% sulla Sau totale.

 

Leggi su Terra e Vita n. 36 - 2017 gli esempi di canoni annui di affitto in tutte le regioni italiane nel 2016 per tipi di azienda e per qualità di coltura (€/ha).

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