Cala lo spreco alimentare, ma la via della sensibilizzazione è ancora lunga

spreco alimentare
La presentazione al museo MAXXI di Roma dell'1 febbraio.
Nella giornata nazionale contro lo spreco alimentare presentati i risultati del progetto “Reduce”, promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna, l’Università della Tuscia, il Politecnico di Milano, l’Università di Udine e la campagna “Spreco Zero” di Last Minute Market.

Il punto centrale della giornata nazionale contro lo spreco alimentare di oggi, 5 febbraio, ideata e istituita dal ministero dell'Ambiente in collaborazione con la campagna Spreco Zero e Università di Bologna – Distal, su progetto a cura di Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market, è stata la presentazione a Roma al Museo MAXXI dei risultati dei diari antispreco tenuti da 400 famiglie italiane.

Nella giornata romana sono stati presentati i numeri dello studio realizzato nel progetto “Reduce”, promosso dal Ministero dell’Ambiente con l’Università di Bologna, l’Università della Tuscia, il Politecnico di Milano, l’Università di Udine e la campagna “Spreco Zero” di Last Minute Market, condotto su 400 famiglie di tutta Italia e un campione di scuole, iper e supermercati italiani rivela che ogni giorno, fra ciò che rimane nel piatto, nel frigo e nella dispensa di casa, le famiglie gettano 100,1 grammi di cibo a testa: 36,9 chili di alimenti all’anno, per un costo di 250 euro annui.

È il 40% in meno rispetto al 2016, quando nella pattumiera erano finiti 84 chili, con un risparmio di 110 euro in 365 giorni.

Il cibo più gettato è la verdura (20 grammi al giorno, pari al 25,6% del totale), seguito subito dopo da latte e latticini (13 grammi al giorno) e la frutta (12 grammi al giorno). Tra le cause principali da imputare allo spreco l’aver raggiunto o superato la data di scadenza nel 46% dei casi, mentre il cibo che non è piaciuto è il 26% dei casi. La cena è il pasto più sprecone: si butta in media 1 volta e mezza più cibo che a pranzo. Ogni famiglia getta 84,9 chili di cibo annui, per uno spreco nazionale di circa 2,2 milioni di tonnellate e un costo di 8,5 miliardi euro, lo 0,6% del Pil.

Anche nelle mense scolastiche è stato monitorato lo spreco alimentare, ed è emerso che quasi un terzo dei pasti viene gettato, pari a 120 grammi di cibo per studente ad ogni pasto.

La grande distribuzione invece produce 2,89 chili annui di spreco alimentare per abitante, 55,6 grammi a settimana e 7,9 grammi al giorno.

Nei giorni scorsi anche la Fondazione Barilla ha diffuso i dati sullo spreco alimentare secondo i quali è stato accertato che una famiglia media italiana getta circa 85 kg di cibo in un anno. Una quantità che secondo gli esperti si potrebbe notevolmente ridurre, facendo più attenzione alle relative date di scadenza dei prodotti. Nella Giornata nazionale si parla di informazioni ai consumatori e soprattutto sulla differenza tra date di scadenza tassative e non e sul modo più corretto di conservazione degli alimenti

Secondo i dati della Fondazione Barilla in Italia è stata la filiera alimentare a compiere i maggiori passi in avanti in questa battaglia: confrontando l'indice del 2016 con quello del 2017, si è passati dal 3,58% del cibo gettato rispetto a quello prodotto, al 2,3% del 2017.

In Italia, ricorda la Fondazione, frutta e ortaggi gettati via nei punti vendita comportano lo spreco di più di 73 milioni di metri cubi d'acqua quella usata per produrli, ovvero 36,5 miliardi di bottiglie da 2 litri.

Ecco quindi che per ridurre gli sprechi domestici, la Fondazione Barilla lancia una serie di suggerimenti utili, dal fare una spesa ragionata con una lista ben precisa, ricordando che sprecare cibo vuol dire buttare via dei soldi. Ma anche cucinare solo ciò che puoi consumare, fare attenzione alla scadenza dei prodotti, non buttare via avanzi e scarti alimentari.

I passi avanti compiuti dall'Italia nella riduzione degli sprechi alimentari si devono anche alle politiche messe in campo per ridurre gli sprechi a livello industriale, come avvenuto con la Legge Gadda, che ha semplificato le procedure per le donazioni degli alimenti invenduti.

La legge italiana a differenza di quella francese ha puntato più che sulla punizione di coloro come supermercati e operatori industriali, che sprecano per vari motivi gli alimenti, sull’incentivazione dell’utilizzo degli alimenti che diversamente andrebbero buttati.

Solo a Roma vengono recuperate circa 80 tonnellate di pane per un valore di circa 200mila euro che vengono raccolte e distribuite giornalmente da organizzazioni caritative con maggiore facilità e senza aggravi burocratici. Ma gli incentivi riguardano anche le riduzione della Tari per gli esercizi commerciali che consegnano i prodotti da buttare agli enti caritativi. Empoli e Varese hanno già ridotto la Tari del 20% a favore di esercizi commerciali che raccolgono i generi alimentari in eccesso e li donano.

Nei ristoranti inoltre si va diffondendo il family-bag per portare a casa le eccedenze di cibo che gli avventori non hanno consumato, in modo da poterlo fare a casa ed evitare che il ristoratore le butti nella pattumiera.

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