Cibo e salute. Cambiano i consumi, cambia l’agricoltura

cibo e salute
La scelta alimentare dei consumatori. Cresce la domanda dei prodotti naturali, biologici, free-from, dei prodotti tracciati

Il tema dell’alimentazione rientra tra quelli più critici e mutevoli della nostra epoca. Le abitudini alimentari dei consumatori, sia a livello globale che nazionale, cambiano continuamente e velocemente, tanto che possiamo parlare di un nuovo vocabolario del consumatore e di un nuovo identikit del prodotto alimentare.

Questi mutamenti a volte creano problemi ai produttori (basti pensare al calo dei consumi delle carni rosse e del latte), ma molto più spesso generano interessantissime occasioni di reddito; basti pensare all’aumento dei consumi dei prodotti biologici e salutistici, della frutta secca, dei prodotti free from (senza glutine, senza olio di palma, senza conservanti, senza zuccheri, senza lattosio, ecc.).

L’agricoltore deve guardare con attenzione ai cambiamenti dei comportamenti alimentari dei consumatori per indirizzare la propria strategia produttiva e cogliere le occasioni di reddito.

Un nuovo approccio

Nei consumi alimentari, il dato più rilevante che emerge è senz’altro quello di un nuovo approccio agli alimenti, caratterizzato da una sempre maggiore attenzione agli aspetti salutistici dei cibi; nei consumatori è cresciuta la consapevolezza che una giusta alimentazione sia lo strumento più adeguato per prevenire e gestire disfunzioni fisiche come l’eccesso di colesterolo, l’ipertensione, il diabete e l’obesità.

Per quanto riguarda il nostro Paese, emerge che il 57% degli italiani si considera sovrappeso e il 53% (era il 46% nel 2011) vorrebbe dimagrire. Per ciò che concerne le strategie per perdere peso, il 75% intende cambiare la dieta (era l’83% nel 2011), il 73% vorrebbe fare più attività fisica modificando il proprio stile di vita (54% nel 2011). Tra i cambiamenti più diffusi nella dieta, come emerge da una ricerca della Nielsen, la lotta ai grassi rimane la priorità assoluta con il 64% dei consensi.

I prodotti Back to basics

Il consumatore si sente sempre più coinvolto emotivamente in ciò che consuma, sempre più attento alle problematiche ambientali ed al benessere degli animali.

Questo cambiamento mentale sta veramente rivoluzionando l’agricoltura e le abitudini dei cittadini che spostano il loro portafoglio dal prodotto standardizzato e super-processato al “minimal”, prodotti che hanno ricevuto il minor numero di manipolazioni o processi possibili, che non ci sia stata la spinta chimica come avveniva fino al decennio scorso e che vedeva nei concimi e nei diserbanti la risposta ad ogni problematica che si presentava davanti all’agricoltore.

Si ha così una sorta di ritorno “nostalgico” ai prodotti che vengono fatti come una volta.

100% naturali e biologico

Tra le caratteristiche maggiormente ricercate dagli italiani troviamo i prodotti al 100% naturali (considerati importanti dal 45% della popolazione), senza coloranti artificiali (indicati dal 43%), OGM free (per il 42%), fatti con vegetali/frutta e senza aromi artificiali (36%), ricchi di fibre (30%), biologici e con aromi naturali (26%).

A conferma di questo interesse, i cibi biologici hanno fatto registrare negli ultimi anni una forte crescita dei consumi, lo zucchero di canna con un +16% ed il miele con un +6%. Questi dati si collocano in evidente controtendenza rispetto al resto dei consumi alimentari, che sono stagnanti, costituendo un driver per il ritorno al consumo di qualità degli italiani.

Un caso da analizzare è il segmento del biologico. Mentre i consumi nel settore alimentare sono stagnanti e non crescono da oltre 15 anni, nello stesso periodo i consumi bio sono cresciuti del 20%.

I consumatori negli anni hanno premiato la scelta di molti agricoltori per il ritorno alla naturalezza ed oltre che nelle case degli italiani, il menù biologico è entrato anche in numerose mense e ristoranti.

Il vero problema è che ormai il biologico è diventato una sorta di moda anche nelle aziende produttrici vista la grande differenza di ricavo rispetto alle produzioni convenzionali che utilizzano input chimici per ottimizzare le produzioni.

Seppure sono state applicate certificazioni, etichette identificative e controlli molto oculati, non mancano innumerevoli truffe su questo settore di produzione che sono state anche pubblicate da note trasmissioni televisive. Ciononostante il consumo del biologico continua ad aumentare e lo spazio negli scaffali della Grande Distribuzione è in costante crescita.

Benessere e salute

Cresce l’attenzione degli italiani per gli alimenti e le bevande che mettono sulla propria tavola: il 67% degli italiani si dichiara preoccupato dell’impatto a lungo termine che gli ingredienti artificiali potrebbero avere sulla salute della persona, il 53% sarebbe disposto a pagare un prezzo più alto per alimenti e bevande che non contengono ingredienti indesiderati, ma solo il 37% sarebbe disposto a sacrificare il gusto per un cibo più salutare.

Il consumatore ha un comportamento schizofrenico e opportunista, ma comunque premia i prodotti free from o più, in generale, i prodotti appartenenti al mondo “Benessere & Salute”: in un anno, il paniere di questi prodotti ha registrato un trend positivo di +8,4% sulle vendite a volume (quantità vendute a prezzi costanti) e +9,0% su quelle a valore.

Diete, non solo per chi ha patologie

Quasi 2 italiani su 5 dichiara di seguire una particolare dieta/alimentazione che vieta o limita il consumo di determinati ingredienti: le diete più comuni tra i consumatori italiani sono quelle a basso contenuto di grassi (18%) e a basso contenuto di carboidrati (11%).

Per oltre 1 italiano su 5, invece, il cibo è vissuto come una “cura/medicina” e privarsi di un particolare alimento diventa una necessità funzionale a determinate patologie: il 23% dei rispondenti afferma di essere personalmente intollerante o allergico a qualche ingrediente oppure di avere in famiglia qualcuno che soffre di intolleranze o allergie alimentari (tra le più comuni si riscontrano le intolleranze nei confronti del latte/lattosio/prodotti caseari in generale e del frumento/glutine).

Free from, liberi da, senza qualcosa

Il fenomeno salutistico che ha preso piede negli ultimi anni non è però limitato solo alle diete e alle necessità legate a particolari patologie.

La metà degli italiani ha dichiarato di evitare volontariamente l’assunzione di determinati ingredienti con la propria alimentazione, tra cui: antibiotici e ormoni in prodotti animali (66%), coloranti artificiali (65%), conservanti artificiali (62%), Ogm (60%) e aromi artificiali (59%). Ne consegue quindi un atteggiamento più attento alle singole componenti presenti nei prodotti alimentari, con il 71% degli italiani che tende a privilegiare quei produttori e/o distributori che applicano canoni di massima trasparenza su origine e modalità di produzione dei propri prodotti (Fantasia, 2015).

I prodotti “alleggeriti” (less is more) vale a dire quegli alimenti caratterizzati dal minor numero possibile di ingredienti, che spesso offrono un vantaggio per la salute: per i consumatori è molto importante l’assenza di colesterolo nei cibi, di grassi, light o delattosato, privo di sodio, di zucchero, con meno calorie, senza glutine.

Diversi prodotti leggeri e più facilmente digeribili sono cresciuti nell’ultimo anno: prodotti a ridotto contenuto di lattosio, bevanda a base di soia e di riso, latte fresco microfiltrato ad alta digeribilità, latte UHT alta digeribilità. Invece cala il consumo di latte.

Il prodotto sicuramente al centro di ogni attenzione al giorno d’oggi è senza ombra di dubbio quello “senza olio di palma”, che ormai è diventato il perno su cui fanno leva la stragrande maggioranza delle aziende che voglio sensibilizzare i propri clienti.

More, qualcosa in più

Al lato opposto dei prodotti free from, avere “di più” di alcuni nutrienti è importante per la salute: in particolare vengono ricercati prodotti con più ingredienti integrali, ricchi di fibre, prodotti arricchiti di calcio, a valore elevato di proteine e vitamine, fortificati con minerali, ricchi di grassi insaturi, con considerevole presenza di micronutrienti; questa categoria di prodotti vengono chiamati more is more.

Nelle vendite si registra un incremento degli integratori e di cibi integrali, spiegabile con una emergente tendenza degli italiani a scegliere prodotti di qualità, nonostante la congiuntura economica negativa.

Il cibo come fonte di benessere è un trend in crescita, che offre vantaggi non solo ai consumatori ma anche a produttori. È necessario che questi ultimi siano consapevoli del cambio di mentalità dei consumatori e mettano in atto politiche di sviluppo di nuovi prodotti, sempre più naturali e sempre meno processati.

Molti agricoltori sono convinti che il loro ruolo sia semplicemente produrre materie prime agricole, perché poi qualcuno (ma chi?) dovrebbe preoccuparsi di collocarle sul mercato. L’agricoltore immagina che i consumi alimentari siano sempre costanti, che non cambino mai; oppure pensa che il consumatore ragioni con la testa del produttore.

Innovare e investire nella produzione di prodotti che forniscono benefici legati alla salute è una strategia vincente, ma è necessaria anche una comunicazione chiara e trasparente per raggiungere il consumatore con un messaggio credibile e verificabile: non solo etichette, ma anche un impegno diretto del produttore possono portare un valore aggiunto.

Grande occasione per gli agricoltori

La crescita dei prodotti “more or less” non sono un pericolo per l’agricoltore, sono una risorsa. I vegetariani sono oggi in Italia il 7% dei consumatori, i vegani l’1%.

Gli agricoltori italiani hanno una grande occasione per aumentare il valore dei propri prodotti, ma devono osservare i comportamenti del consumatore.

A questo scopo gli agricoltori devono aggregarsi e allearsi con l’industria e la distribuzione alimentare, le quali hanno bisogno proprio del settore agricolo. Appare evidente che il consumatore voglia prodotti sani, certificati, realizzati in una filiera chiara e trasparente.

Alcuni agricoltori lo hanno già fatto, partecipando – con interessanti vantaggi economici – a filiere certificate gluten free, biologiche, di prodotti vegani, delattosati, more or less.

Le nuove tendenze del consumo alimentare offrono grandi occasioni di reddito anche per le piccole-medie imprese agricole, purché siano dinamiche.

In un futuro di metamorfosi, non conta se l’imprenditore è piccolo o è grande; conta se è dinamico e veloce.

 

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