Coldiretti denuncia: fuorilegge il 20% del cibo straniero

Presentata la tavola della vergogna con cibo realizzati senza tenere conto delle norme minime su tutela del lavoro e leggi ambientali. E un sondaggio Ixè rilancia: la metà degli italiani (45%) vuole i dazi

«Non è accettabile che l'Unione europea continui a favorire con le importazioni la violazione dei diritti umani nell'indifferenza generale». Con questa frase il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, presente al Forum internazionale dell'alimentazione di Cernobbio, presenta quella che la Professionale agricola ha chiamato la 'tavola della vergogna'.

Un lungo elenco di prodotti realizzato in barba alle norme minime relative al lavoro o all'ambiente.

Cacao dalla Costa d'Avorio, riso dal Vietnam, agrumi dalla Turchia, zucchero di canna dalla Colombia, fiori dall'Ecuador tutti ottenuti con lo sfruttamento del lavoro minorile. Pesce e molluschi vietmaniti, ananas costaricensi, pistacchi iraniani, fragole egiziani, lenticchie canadese tutti contaminati da prodotti tossici, spesso cancerogeni.

La situazione è preoccupante e Coldiretti la pesa con un numero: il 20% dei cibi stranieri che arriva in Italia è fuorilegge. Non rispetta le stesse garanzie vigenti a livello nazionale in materia di lavoro, ambiente e salute.

Si crea così quella che la professionale agricola definisce una vera e propria 'tavola della vergogna'. E Coldiretti individua anche alcuni colpevoli.

«Occorre essere consapevoli - denuncia in una nota - che ciò accade spesso grazie alla regia e alle norme sancite dagli accordi bilaterali o multilaterali di libero scambio. E' il caso del dazio zero concesso grazie all'accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada (Ceta), ma anche del negoziato in corso con i Paesi del M

ercosur che prevede l'arrivo di grandi quantitativi di carne bovina dal Sud America. Senza considerare le cond

izioni favorevoli che sono state concesse al Marocco, all'Egitto o alla Tunisia.

Italiani protezionisti

In questo scenario di riferimento arriva un sondaggio choc di Ixè su "Gli italiani e l'Europa nel 2018" presentato al Forum di Cernobbio.

Quasi la metà degli italiani (il 45%) è favorevole all'introduzione dei dazi per difendere il made in Italy rispetto ai rischi legati al commercio internazionale. Il vento protezionista è impetuoso: i cittadini pro-dazi prevalgono su chi è contrario ai blocchi (32%), mentre un 24% non si pronuncia.

Tra le motivazioni di chi è favorevole ai dazi - evidenzia il sondaggio - il 56% indica la necessità di combattere la concorrenza sleale di quei Paesi che producono a minor costo. che supera di poco la convinzione che occorra penalizzare gli Stati che non rispettano le nostre stesse regole in materia di tutela ambientale e di rispetto dei diritti del lavoro (53%). A ruota segue la voglia di valorizzare i prodotti del proprio Paese (31%) ma tra le regioni dei sì ai dazi c'è anche il fatto di non fidarsi dei prodotti stranieri.

Dazi molto elevati

Nel caso di nazioni che fanno concorrenza sleale ai prodotti italiani sfruttando ambiente e lavoratori - conclude Ixè - un 28% degli italiani chiede addirittura l'applicazione di dazi molto elevati.