«Dazi e misure di ritorsione non sono strategici»

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Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ricorda che «l’Unione europea si conferma come leader nel commercio agroalimentare a livello mondiale. In questo contesto è meglio evitare deleterie guerre commerciali»

«Per il sistema agroalimentare della Ue, e per quello italiano in particolare, l’apertura dei mercati e la libertà di commercio su basi di reciprocità rappresentano un interesse strategico. Per questo vanno evitate le guerre commerciali a colpi di dazi e misure di ritorsione»


Massimiliano GiansantiÈ quanto dichiarato dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, a commento dei dati diffusi dalla Commissione europea secondo i quali, anche nel 2017, l’Unione Europea si è confermata come leader su scala mondiale per volumi di esportazioni e importazioni di prodotti agro-alimentari.

L’interscambio si è chiuso lo scorso anno con un saldo attivo di 21 miliardi di euro, grazie ad un flusso di esportazioni pari a 138 miliardi di euro, che fa segnare un aumento di oltre il 5% sul 2016.

Nel rapporto della Commissione Europea si sottolinea che vini, formaggi e prodotti a base di carni suine sono i prodotti di punta e più apprezzati dai consumatori nei Paesi terzi. Stati Uniti, Cina, Svizzera, Russia e Giappone i principali mercati di sbocco per l’export di settore della UE.

La Commissione Europea ha intanto annunciato che saranno applicati dal mese di luglio i dazi aggiuntivi su una lista di prodotti, anche agricoli, importati dagli Usa, a seguito delle misure decise a Washington a carico di acciaio e alluminio in partenza dagli Stati membri dell’Unione. Analoga decisione è stata annunciata dal Messico.

«Aumenta il rischio di una pericolosa escalation - ha concluso il presidente di Confagricoltura -. Ci auguriamo che dalla riunione del G7 in Canada venga l’impegno a non interrompere il dialogo per trovare una soluzione ai problemi aperti, tra quali l’indispensabile riforma del sistema multilaterale che regola il commercio internazionale, alla luce delle conseguenze sociali e economiche della globalizzazione».

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