Il blocco del Sud Europa può dare un futuro alla Pac

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Da sinistra, Roberto Roncalvo, Paolo De Castro, Andrea Olivero, Herbert Dorfmann e Fabrizio De Filippis
Alla Fieragricola di Verona confronto su innovazione, qualità e difesa delle produzioni. Moncalvo (Coldiretti): «La partita si gioca sulle regole internazionali».

No a tagli di budget per la futura Pac post-2020. Sì alla semplificazione delle procedure. No alla burocrazia. Sì a una politica agricola che riesca ad abbinare la tutela del reddito dell’imprenditore agricolo e la sostenibilità ambientale.

Su questi punti la visione del mondo agricolo, di quello politico, accademico e delle amministrazioni pubbliche è comune.

Lo si è visto al convegno inaugurale della 113esima edizione di Fieragricola, a Verona.

Lo confermano le parole del viceministro Andrea Olivero: «Il budget per la politica agricola è alto? Tutt’altro. Pensate ai Pil complessivi e a quanto versano i singoli Paesi all’Europa e vedrete che invece di tagliare si potrebbe aumentare la dotazione».

Ragionamento sostenuto da Paolo De Castro: «L’Italia dà lo 0,98% del Pil, gli altri Stati percentuali analoghe. Occorre concorrere al finanziamento in maniera maggiore se, come riteniamo in molti, il settore agricolo è strategico per l’Unione europea. Si pensi che gli Stati Uniti versano all’agricoltura fondi quasi doppi. Occorre destinare maggiori risorse anche per compensare i 12 miliardi mancanti, frutto della Brexit».

Ma su questo punto De Castro torna a essere positivo: «La vera novità di quesi ultimi mesi è che con l’uscita del Regno Unito in Europa non esiste più la minoranza di blocco nordica. Mentre esiste una maggioranza del Sud, un po’ più unita di tempo fa e in grado di influenzare davvero le future politiche agricolo. Un’opportunità concreta da utilizzare al meglio».

Certo poi occorre mediazione e la consapevolezza che non si può decidere da soli. L’ammonimento dell’europarlamentare Herbert Dorfmann è preciso: «La critica tout court verso gli altri non è una buona politica. Il modello agricolo italiano è vincente e occorre insistere sulle proprie forze, piuttosto che denigrare gli altri o condannare a prescindere gli accordi di lbero scambio. Pensate al caso del Prosecco italiano: in pochi anni, grazie all’export, è passato da 200 milioni a quasi 600 milioni di bottiglie. Ergo no a chiusure, poichè, nonostante le polemiche, nell’ultimo decennio è stata l’Unione europea la vera vincitrice commerciale a livello mondiale».

E su questo punto le convergenze programmatiche finiscono.

Con il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, che attacca: «Il nocciolo della questione concorrenza sta nelle regole: l’agricoltura italiana (ma anche quella europea) non può competere con Paesi che coltivano utilizzando prodotti chimici da noi vietati da almeno 30 anni e con scarsissimi diritti per i lavoratori. Occorrono posizioni precise: l’esempio dell’etichettatura obbligatoria sarebbe virtuoso, ma l’Unione europea sta andando in direzione opposta. Ci sono tentativi quotidiani di fare passi indietro sul tema della difesa del Made in Italy. Per questo siamo stati contrari al Ceta. E continuiamo a esserlo. E vediamo con preoccupazione agli accordi in itienere con il Mercosur e il Giappone. I rischi per la nostra carne bovina sono evidenti. E poi - chiude Moncalvo - non possiamo tacere sul riso: la clausola di salvaguardia va attivata subito poichè gli arrivi a dazio zero dal Sud est asiatico stanno mettendo in ginocchio l’intero comparto».

La chiosa di Fabrizio De Filippis lascia aperto diversi scenario. Tutti comunque complessi: «Il vecchio modello di globalizzazione è tramontato, ma ancora non si conosce quale sia il nuovo. Siamo in quella fase che potremmo definire ‘globalizzazione senza governo’ dove è difficile competere. In questo contesto l’Italia è troppo piccola per farlo. Forse lo è anche l’Europa».

 

Malavolti (FederUnacoma): «Macchine positive anche nel 2018»

«Il mercato della meccanizzazione agricola in Italia è in ripresa: il 2017 si è chiuso molto positivamente e, dopo un inizio cauto, prevediamo un buon 2018». Si presenta così Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma a Verona alla conferenza di lancio di Eima International 2018.

I numeri della chiusura 2017 sono fin troppo rosei: 22.700 trattori immatricolati con un +23,8% sul 2016. Malavolti individua tre motivi chiave: la ripartenza di alcuni Psr, l’operatività del bando Inail e, soprattutto, l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2018 della Mother Regulation, con l’immatricolazione anticipata e forzata di centinaia di trattori, non più registrabili con l’anno nuovo.

Un classico botto di fine anno (le immatricolazioni nel solo mese di dicembre 2017 sono salite del 118%) che ha fatto parlare molto e che ha oggettivamente ‘drogato’ il mercato.

Ma Malavolti non si scompone. «Ritengo che la crescita reale posso essere valutata comunque fra il 10 e il 15%». Ciò significa che il mercato dei trattori, Mother o non Mother, avrebbe comunque chiuso sopra le 20mila unità. «E per il 2018 credo si possa consolidare il dato finale del 2017 (quindi sopra le 22mila unità, ndr)».

Dunque, un presidente FederUnacoma ottimista, nonostante il non-decollo della revisione (dei decreti applicativi neanche l’ombra) e una normativa comunitaria sulle emissioni dei motori stringente, che continua a far penare i costruttori di macchine agricole.

Del resto il sorriso a Malavolti e all’amministratore delegato della società organizzatrice dell’Eima, Massimo Goldoni, torna quando snocciolano i primi numeri dell’edizione 2018 dell’esposizione bolognese. «Gli spazi - sottolinea Goldoni - già oggi sono tutti prenotati, con una superficie lorda di 350mila mq. Abbiamo l’obiettivo di toccare i 300mila visitatori e a questi offrieremo due nuovi padiglioni e, come novità, un ulteriore Salone. Idrotech, dedicato a irrigazione e gestione dell’acqua».

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