Il made in Italy è sempre sotto attacco

made in Italy
Secondo Coldiretti gravi danni deriveranno alle nostre esportazioni di agroalimentari sia dall'accordo Brexit che dal Ceta.

Proseguono da ogni dove gli attacchi al made in Italy. Secondo Coldiretti due sono i fronti aperti: da un lato il recente accordo sulla Brexit che non prevede ancora nessuna intesa in tema di tutela di Dop e Igp, e dall’altro l’entrata in vigore provvisoria del trattato Ceta con il Canada.

«Il mancato accordo sulla tutela dei prodotti alimentari ad indicazioni geografica (Dop/Igp) – si legge in una nota di Coldiretti - colpisce quasi un miliardo di esportazioni made in Italy con il via libera a imitazioni e tarocchi, dal Parmesan al falso Prosecco fino al Chianti, Barolo e al Valpolicella in polvere. Il testo dell’accordo sulla Brexit nella parte relativa alla tutela delle Dop e delle Igp (articolo 50 comma 2) è segnata in bianco, il che significa che non c'è intesa a livello politico sulla questione e che occorre negoziare ancora». «A preoccupare – continua la Coldiretti – è anche il rischio che con l’uscita dall’Ue si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane come l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia ingiustamente quasi l’85% del made in Italy a denominazione di origine (Dop). L’etichetta semaforo con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri, ma non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, porta a conclusioni fuorvianti arrivando a promuovere cibi spazzatura come le bevande gassate dalla ricetta ignota e a bocciare elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva ma anche il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto di Parma».

L'effetto Ceta

Un’analisi della Coldiretti sui dati Istat poi evidenzia come l’entrata in vigore provvisoria del trattato di libero scambio (Ceta) il 21 settembre scorso abbia frenato del 4% il tasso di crescita delle esportazioni agroalimentari made in Italy in Canada. «Nell’ultimo trimestre del 2017 le esportazioni in valore sono risultate in crescita dell’8,5%, ben al di sotto del 12,5% fatto registrare nello stesso periodo nell’anno precedente l’entrata in vigore del trattato. Al contrario dopo aver accusato nell’anno precedente l’entrata in vigore del trattato un calo del 13,2% le importazioni in Italia dell’insieme dei prodotti agroalimentari canadesi fanno registrare un balzo in valore del 23,3%, con l’esclusione del grano duro. Un discorso a parte - continua la Coldiretti - merita infatti il grano duro con gli arrivi in Italia che sono crollati del 39,5% in valore anche per la crescente diffidenza del mercati verso il cereale canadese che viene notoriamente trattato in preraccolta con il glifosate, secondo modalità vietate in Italia. Ma soprattutto per la necessità di diversificare gli approvvigionamenti a favore della produzione di grano nazionale per l’entrata in vigore in Italia del decreto con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato, come conferma il crollo complessivo delle importazioni di grano duro in Italia nel 2017. Un effetto riconosciuto dagli stessi canadesi che si sono opposti con decisione all'etichettatura della pasta made in Italy».

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