La nuova Pac? Gli agricoltori europei la vorrebbero così

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Dai pagamenti disaccoppiati all’eco schema, dal fondo per la gestione dei rischi a una nuova condizionalità a carico di ciascun agricoltore. Queste le richieste per la nuova Pac emerse al Global food forum di Pavia organizzato da Farm Europe e Confagricoltura

Un budget per la Pac da lasciare almeno al livello attuale, senza tagli. Costruire strumenti per la gestione delle crisi più innovativi, capaci di attrarre gli agricoltori e soprattutto di rispondere in maniera tempestiva ai problemi che possono presentarsi nei mercati dei vari comparti agricoli. E poi definire il giusto equilibrio tra leve comunitarie, nazionali e regionali per la crescita e la sostenibilità. E ancora: maggior solidarietà a livello di filiera per aumentare la quota di valore per l'agricoltura (cioè lotta alle pratiche sleali) e ridurre il più possibile gli effetti negativi che la Brexit avrà sui ricavi dei produttori agricoli. Infine: semplificare la politica agricola comune ed evitare la sua rinazionalizzazione.
Questi i punti chiave per la riforma della Pac emersi durante i cinque workshop tecnici della seconda e ultima giornata del Global Food Forum 2018, il convegno internazionale su agricoltura e alimentazione promosso dal think tank Farm Europe in partnership con Confagricoltura svoltosi nell’azienda agricola Cascina Erbatici a Mezzana Bigli (Pavia).
Dopo la prima giornata durante la quale i ministri dell'Agricoltura di Italia e Francia Centinaio e Travert hanno indicato le priorità comuni sull'agricoltura e siglato un informale patto per un'azione congiunta a Bruxelles, nella seconda si è scesi nei dettagli, per formulare proposte concrete da presentare al Parlamento europeo entro il 19 novembre, quando scadranno i termini per inoltrare osservazioni sulla riforma della Pac.

Pac, sette proposte per Bruxelles

Considerando le proposte iniziali della Commissione, l’auspicio dei partecipanti al Global food forum è che i legislatori europei vogliano considerare alcune azioni per raggiungere l'obiettivo di una politica europea forte, rispondendo alle sfide che devono affrontare i diversi settori agricoli e i territori rurali dell’Ue, combinando orientamenti europei e flessibilità nazionale. Eccole.
Definire a livello europeo un livello di base per la nuova condizionalità a carico di ciascun agricoltore, con la possibilità per gli Stati membri e gli agricoltori di proporre misure equivalenti che possano essere riconosciute come più appropriate e dello stesso effetto.
Prevedere negli atti di base una quota minima nei budget nazionali del primo pilastro da dedicare al pagamento disaccoppiato di base per gli agricoltori.
Definire le misure degli “eco-schemi” nel primo pilastro per la transizione ecologica dell'agricoltura europea, solo a condizione che abbiano un impatto positivo sia sull'ambiente che sull'economia dei settori.
Sviluppare strategie settoriali nel quadro dei programmi operativi delle Op, utilizzando opportunamente anche gli aiuti accoppiati.
Dedicare risorse sufficienti del secondo pilastro alle misure a favore dell'ambiente e delle regioni svantaggiate. Altre risorse dovrebbero finanziare le misure economiche a doppia performance (formazione, consulenza, investimenti).
Istituire un fondo europeo pluriennale di gestione delle crisi in agricoltura, che sappia dare una risposta credibile, reattiva e immediata in caso di gravi crisi.
Garantire una base giuridica unica, equa e proporzionale per l'ammissibilità agli aiuti di tutti gli agricoltori europei; nonché per l’applicazione dei controlli e delle sanzioni previste nei 27 diversi piani strategici nazionali. Ciò deve essere previsto nei regolamenti di base al fine di rispettare la coerenza d'azione di una politica agricola veramente comune.

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Impensabile ridurre il budget della Pac

Durante il workshop dedicato al budget europeo e alle leve finanziarie da utilizzare per garantire mezzi efficienti per una transizione ambiziosa dei sistemi agroalimentari e delle economie rurali, si è discusso del budget europeo post 2020 e dei tagli per l'Italia previsti dalla bozza di riforma della Pac così com'è oggi. Il direttore generale del Mipaaft Felice Assenza ha detto chiaramente come questa proposta di riforma non soddisfi l'Italia.
«Il taglio del 3,9% proposto dal Commissario Hogan è in realtà maggiore - ha sottolineato Assenza - intanto perché il confronto è stato fatto con il 2020, ultimo anno dell’attuale periodo di programmazione; e questo riduce la percezione della riduzione. Per noi ad esempio si tratta di un taglio dell’8%. Non è un trucco - ha spiegato il dg - ma un metodo di calcolo da tenere presente. A prezzi costanti, il taglio va ben oltre e per noi si ariva al 15-16%: è questo il valore che va considerato».
Critiche sono piovute anche sulla "convergenza esterna", un sistema che tende a equiparare il reddito agricolo al resto dell'economia, ma in Italia non è così.
Anche Confagricoltura si è detta contraria alla riduzione del budget Pac in quanto gli indicatori economici dell'agricoltura non giustificano questi tagli: la posizione degli agricoltori nella filiera arretra a dispetto di altri e c'è scarsa competitività.
Si è fatto anche notare come il 98% della spesa agricola comunitaria sia concentrato su obiettivi sociali (sostegno dei redditi e della produzione) e solo il 2% per intervenire in caso di problemi di mercato. Di questi, solo lo 0,1% è stanziato per strumenti assicurativi. Bisognerebbe invece destinare più denaro per strumenti assicurativi utili alla gestione dei rischi e per la formazione degli agricoltori, soprattutto considerata la grande evoluzione tecnologica che sta investendo il settore.
I rappresentanti degli agricoltori hanno anche evidenziato gli sforzi degli agricoltori nel rispettare gli standard qualitativi e di rispetto dell’ambiente e degli animali che il mercato non remunera e gli aumenti continui dei costi che stanno erodendo i redditi.

Pac e gestione dei rischi

Nel corso dei colloqui si è convenuto che oggi i pagamenti diretti rappresentano un sostegno al reddito ma uno strumento inadeguato per gestire l’instabilità. Nella Pac attuale la riserva di crisi è finanziata con una trattenuta dell’1,3% sul budget del primo pilastro, ma di fatto non è mai stata utilizzata. La riserva prevista, invece, nella nuova programmazione sarà utilizzata per finanziare tutti gli interventi di mercato, ordinari e straordinari, non coperti dalle Ocm settoriali e potrà contare dal 2021 su un fondo di 420 milioni provenienti dalla chiusura del bilancio 2020, che potrà essere integrato da eventuali risparmi di budget, permettendo quindi di programmare e utilizzare più agevolmente le risorse della riserva di crisi. Per l’intero periodo di programmazione la dotazione della riserva ammonterà a 1,7 miliardi.
Servono quindi strumenti di gestione del rischio e delle crisi più innovativi e attrattivi per gli agricoltori, che siano in grado di rispondere ai diversi rischi che ogni Stato membro si troverà ad affrontare. Tali strumenti devono inoltre essere più reattivi ai cambiamenti di mercato e in grado di rispondere a criticità emergenti, come i cambiamenti climatici, la cui frequenza e intensità non fanno che aumentare. Un altro aspetto da considerare è il rischio politico a cui gli agricoltori sono esposti in caso di accordi bilaterali tra Paesi.
Inoltre, serve un approccio globale, che garantisca una maggior coerenza tra le strategie di gestione del rischio, l’innovazione, la digitalizzazione e la formazione per aiutare gli agricoltori a gestire meglio l’incertezza. In Italia, ad esempio, il sistema di assicurazione non è in grado di leggere le nuove tecnologie che permetterebbero all’agricoltore di esprimere le proprie potenzialità produttive, come per esempio nel caso delle polizze indicizzate. Inoltre, nel sistema assicurativo italiano manca un paracadute per il mancato reddito.
Si è proposto di sfruttare al meglio le potenzialità della nuova Pac, come ad esempio la possibilità di utilizzare fino al 3% dei massimali dei pagamenti diretti per estendere una serie di interventi di mercato ai settori non coperti da Ocm.

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Massimiliano Giansanti

Giansanti: «Serve una Pac veramente comune»

«La prossima Pac dovrà essere veramente comune - ha detto nelle conclusioni il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - che sia l’espressione concreta della volontà di assicurare un futuro europeo all’agricoltura, nonostante le spinte “centrifughe” e il ritorno dei nazionalismi. Una Pac più coerente, più semplice e più efficace, credibile anche agli occhi dei consumatori, di facile applicazione e che sia strumento a supporto dell’economia agricola verso la transizione a una performance economica e ambientale».

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