Pac 21/27, asse Italia-Francia per un’agricoltura competitiva, resiliente e sostenibile

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Resiliente, sostenibile e redditizia. Così deve essere l'agricoltura secondo alcuni dei massimi rappresentanti del settore riuniti a Pavia per il Global food forum. Per questo serve una Pac più semplice e che sostenga il reddito degli agricoltori

La nuova Pac dovrà servire per rendere l'agricoltura europea più competitiva sui mercati internazionali, più resiliente alle crisi e più sostenibile. Questi i tre "pilastri" su cui dovrà reggersi la futura programmazione agricola comunitaria individuati al Global Food Forum 2018, il convegno internazionale sull’alimentazione promosso dal think tank Farm Europe in partnership con Confagricoltura che si sta svolgendo nell’azienda agricola Cascina Erbatici a Mezzana Bigli (Pavia), come una sorta di incontro bilaterale tra i massimi rappresentanti del mondo agricolo di Italia e Francia, ma anche di altri Paesi dell'Unione. Tra questi i ministri dell'Agricoltura dei due Stati Gian Marco Centinaio e Stéphane Travert, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti che fa anche da padrone di casa, il membro della Commissione Agricoltura dell'Ue Paolo De Castro, l’ex primo ministro romeno e commissario Ue per l'Agricoltura Dacian Ciolos e molti altri. Una due giorni di discussione aperta, con l’obiettivo di formulare proposte concrete da presentare al Parlamento europeo entro il 19 novembre, quando scadranno i termini per inoltrare osservazioni sulla riforma della Pac.

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Gian Marco Centinaio

Nuova Pac, Italia e Francia a braccetto

Può sembrare strano un asse tra Roma e Parigi, spesso su posizioni diverse in fatto di Europa e negli ultimi tempi in aperto contrasto per la tutela dei rispettivi interessi internazionali (vedi Libia). Ma l'agroalimentare italiano e francese sono molto simili: entrambi caratterizzati dall'ampia diversità delle produzioni, dal gran numero di eccellenze, fortemente improntati all'export. Quindi sarebbe sciocco non allearsi per portare a Bruxelles le proprie istanze con una voce sola.
«Con il ministro francese Travert abbiamo degli ottimi rapporti – ha detto Centinaio – Italia e Francia fanno entrambe della loro agricoltura un biglietto da visita e hanno entrambe un'agricoltura varia e di qualità: pensiamo a tutte le Dop e le Igp e a tutto quanto riescono a esportare. Partendo da questo presupposto possiamo fare massa critica con altri Paesi europei che hanno un'agricoltura diversificata e di qualità e pensano che non si possa pensare solo e sempre agli stessi prodotti».
Anche sui dazi Centinaio annuncia una piena sintonia con il collega transalpino: «Dazio chiama dazio – ha spiegato il titolare del Mipaaft – noi auspichiamo una riduzione delle barriere, soprattutto in agricoltura».
«Serve una programmazione più vicina agli agricoltori, con meno burocrazia – ha ribadito Centinaio – non possiamo accettare una Pac tagliata su misura per Paesi che hanno monocolture, l'abbiamo già detto a Hogan, e poi bisogna tenere conto delle filiere, perché l'obiettivo finale deve essere il consumatore. Anche sull'etichettatura non faremo passi indietro – ha concluso il ministro – per noi il made in Italy va tutelato in ogni modo».
Una Pac che, come ha detto il presidente di Farm Europe Yves Madre «deve restare agricola, essere veramente europea a livello economico e ambientale, affrontando in maniera seria i temi dell’innovazione e della ricerca, anche genetica».

Guarda la videointervista di Gian Marco Centinaio

«Anche per la Francia l'agricoltura è molto importante – ha sottolineato Stéphane Travet – gli imprenditori agricoli contribuiscono allo sviluppo delle aree rurali e vanno sostenuti, assicurando loro un reddito dignitoso. Venti Paesi hanno votato per mantenere invariata la dotazione finanziaria del prossimo settennato – ha ricordato il rappresentante dell'esecutivo francese – vedremo come andrà il negoziato. Inoltre, per noi sono importanti il pagamento di base, primo elemento di garanzia per gli agricoltori, e i pagamenti accoppiati, utili per tutelare le eccellenze. Fondamentale anche la riserva di crisi, che però deve diventare più facile da usare quando c'è bisogno. La capacità di resilienza dell'agricoltura europea – ha insistito Travert – dipenderà dalla qualità degli strumenti di gestione delle crisi che l'Ue saprà mettere in campo».

Confagricoltura: sulla Pac "è tutto da rifare"

Semplificazione, crescita della competitività, ricerca scientifica e innovazione. Sono queste le chiavi di lettura che Confagricoltura propone anche per affrontare la prossima riforma della Pac. Lo ha detto il presidente Massimiliano Giansanti aprendo la terza edizione del Global Food Forum a Cascina Erbatici. Giansanti, che è anche presidente del GFF, ha ricordato che la Commissione europea ha presentato, il 2 maggio scorso, le proposte sul quadro finanziario dell’Unione per il periodo 2021-2027. A prezzi costanti, è stata indicata una riduzione degli aiuti diretti di circa 15 punti percentuali. Per i programmi di sviluppo rurale, sempre a prezzi costanti, il taglio proposto supera il 20 per cento».
«Quelle di Bruxelles sono proposte per noi inadeguate – ha ribadito Giansanti – non è questo il modo di rilanciare e rafforzare la costruzione europea. Per questo chiediamo di far salire la dimensione del bilancio della Ue sul livello indicato dal Parlamento europeo”.
«L’agricoltura europea – ha continuato Giansanti – ha bisogno di una politica che sappia indirizzare, che sappia far crescere la competitività delle imprese, sappia far fronte alle nuove sfide, come quelle dei cambiamenti climatici; di una politica agricola più flessibile e semplificata, più vicina agli interessi degli agricoltori».

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Massimiliano Giansanti

Il peso delle incertezze politiche e i dazi

Giansanti si è soffermato, quindi, sulle incertezze politiche nella Ue e sulle difficoltà a far avanzare un ambizioso programma di riforme: dalla gestione delle frontiere esterne al rafforzamento dell’Eurozona. «È necessario - ha detto - poter decidere il futuro delle imprese agricole all’interno di un quadro di riferimento più stabile e affidabile rispetto a quello presente».
Tanto più che a livello internazionale sono in atto tensioni commerciali impensabili fino a poco tempo addietro. E non solo tra Stati Uniti e Cina. «I dazi - ha osservato Giansanti - aprono la strada ad altri dazi e a misure di ritorsione. Il ritorno al protezionismo sarebbe la risposta sbagliata. Per l’Ue e per l’agricoltura italiana. Una prolungata guerra commerciale, come evidenziato dal Fmi e Bce, ridurrebbe il potenziale di crescita dell’economia su scala mondiale. In secondo luogo inciderebbe sul normale e ordinato andamento dei rapporti di cambio tra le principali valute, con il risultato di alterare artificialmente la competitività delle merci. Infine, potrebbe modificare i consolidati mercati di sbocco. Il nostro auspicio - ha concluso il presidente di Confagricoltura - è che le tensioni commerciali si esauriscano in tempi brevi. E che torni a prevalere il dialogo multilaterale centrato su un’Organizzazione mondiale del commercio certamente da riformare, come sostiene anche la Commissione Europea».

Guarda la videointervista con Massimiliano Giansanti

Innovazione, reddito e sostenibilità

Nei numerosi interventi tecnici che avevano come tema di fondo la politica agricola europea come misura a sostegno dell'economia e della sostenibilità ambientale, si sono ribaditi concetti come l'innovazione, da applicare con le tecnologie digitali e l'intelligenza artificiale, ma anche attraverso le nuove opportunità offerte dalla genetica, su cui la corte europea si è di recente pronunciata in un modo non favorevole all'agricoltura.
I relatori hanno ricordato la necessità di portare le innovazioni dai laboratori al campo, sia facendo conoscere le potenzialità della smart farm ad agricoltori che spesso le ignorano, ma anche formando tecnici e imprenditori agricoli per metterli in grado di utilizzare al meglio i dati e i nuovi strumenti. L'agricoltura di precisione è fondamentale, perché consente di aumentare la produzione, ridurre gli input e quindi l'impronta ambientale e migliorare la redditività delle imprese.

De Castro: «Questa Pac non s'ha da fare»

«Quello di Hogan è stato un azzardo - ha ricordato Paolo De Castro - non ci sono i tempi per approvare la nuova Pac entro questa legislatura, si voterà e si discuterà, ma di certo a noi questa "rinazionalizzazione” della Pac non piace. Si pensi soprattutto a Paesi come Italia e Germania che hanno forme amministrative dove le istituzioni regionali pesano molto - ha lamentato il membro della Commissione Agricoltura - cosa faranno, venti piani diversi?».

Guarda la videointervista con Paolo De Castro

 

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