Michele Pisante: «Portiamo l’innovazione a casa dell’agricoltore»

La comunicazione della Commissione sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura lascia presagire l’ennesimo strabismo delle politiche dirigiste europee, secondo il professore membro del comitato scientifico di Terra e Vita.

La recente comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni è intitolata “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”. È sorprendente come la politica agricola comunitaria, la più anziana politica dell’Unione europea, nel tempo si sia rivolta in ogni modo e occasione possibile ad assegnare aggettivi e compiti all’agricoltura, conseguentemente agli agricoltori, senza affrontare con responsabilità e concretezza la diversità degli aspetti peculiari delle agricolture degli Stati Membri, aumentati dalle tendenze dei tempi e dai successivi allargamenti.


Il titolo della comunicazione lascia presagire l’ennesimo strabismo delle politiche dirigiste europee che nell’invertire l’ordine degli obiettivi rimandano le sfide contemporanee, non meno quelle dell’imminente futuro, a enunciazioni generiche, piuttosto di pianificare con determinazione le azioni da mettere in campo nel breve periodo. Sì in campo, perché a questo spazio vivo e simbolico, unico e prezioso, l’agricoltura deve necessariamente ancorare il suo futuro e invertire le pericolose deviazioni subìte negli anni, impiegando razionalmente le innovazioni disponibili e sostenere costantemente la ricerca scientifica per produrre sempre più alimenti di qualità, salubri e nel contempo tutelare le risorse naturali sempre più compromesse.

Quindi, alla pratica delle consultazioni si affianchi un programma strategico di sviluppo dell’agricoltura che preveda il trasferimento capillare delle innovazioni direttamente agli agricoltori sostenuto da adeguati investimenti, soprattutto in formazione e infrastrutture, individuando chiaramente, in una visione unificatrice degli obiettivi, il suo ruolo centrale e insostituibile.

Questa prospettiva è tanto opportuna quanto necessaria, in particolare nel nostro Paese, per ammodernare e attuare con decisione l’invocata flessibilità e semplificazione.

Gli strumenti sono disponibili e laddove occorre possono essere messi a punto, per adeguarli alle diverse scale dell’agricoltura dei territori, in modo da riequilibrare le ben note differenze che la globalizzazione ha determinato nel recente passato, con evidente marginalizzazione dell’agricoltura professionale.

A questa va rivolta una speciale attenzione, abilitando tutte le tecnologie disponibili per continuare a fare l’uso migliore delle conoscenze, senza alcuna riserva, per fronteggiare avversità, problematiche emergenti ed evitare l’ulteriore impoverimento del comparto.

Attualmente le nuove biotecnologie, l’agricoltura conservativa, di precisione e digitale offrono alcune delle innovazioni in grado di avanzare progressivamente nei diversi ambiti complementari del sistema, con l’obiettivo di ridurre la variabilità e l’instabilità delle produzioni, nel contempo rendere più attrattivo il settore per i giovani.

Poiché risulterà determinante il loro coinvolgimento, da cui dipende in larga parte il futuro dell’agricoltura, risultando prioritario elevare le competenze, maggiormente qualificate e trasversali, offrire nuovi strumenti finanziari e adeguare le garanzie di protezione sociale soprattutto nella fase iniziale d’ingresso o subentro generazionale.

 

di Michele Pisante

Professore ordinario di Agronomia dell’Università di Teramo e membro del Comitato scientifico di Terra e Vita

mpisante@unite.it

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