Psr Piemonte, al primo posto giovani ed eccellenze

L'assessore all'agricoltura Giorgio Ferrero sottolinea come un terzo delle risorse sia destinato a incoraggiare il ruolo dell’agricoltore come gestore del territorio, a beneficio di tutti.

Il Piemonte è una regione particolare, patria di produzioni di eccellenza e di un territorio estremamente diversificato. Come può un Psr contenere tanta diversità? Lo chiediamo all’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero, partendo dal suo livello di attuazione.

«Direi che siamo a buon punto, tenendo conto che il Psr è stato approvato dalla Commissione europea nell’ottobre 2015 e da allora, in poco più di due anni, è stato attivato per oltre l’80% del suo valore (1,08 miliardi totali). Mi sembrano dati molto interessanti per un programma che rappresenta molto non soltanto per l’agricoltura piemontese, ma per l’intera regione. La stima è che ogni euro investito crei un indotto di circa 20 volte superiore».

Vediamolo più nel dettaglio. Qual è la sua filosofia di fondo?

«Al primo posto c’è l’ambiente: un terzo delle risorse è infatti destinato a incoraggiare il ruolo dell’agricoltore come gestore del territorio, a beneficio di tutti; le domande valgono mezzo miliardo, mentre sull’agroambiente abbiamo già ammesso finanziamenti per 220 mln di € (di cui 70 mln già pagati). Altri temi al centro del Psr sono l’innovazione e i giovani. Per la prima, ricordo i circa 80 milioni ammessi a finanziamento per gli investimenti nelle aziende agricole, di cui una decina già pagati, e gli oltre 30 milioni ammessi per gli investimenti dell’agroindustria. Per i giovani, poi, abbiamo fatto uno sforzo particolare, vista la loro grande attenzione nei confronti del nostro settore: 35 milioni dei finanziamenti ammessi riguardano investimenti in aziende gestite da giovani. Per l’insediamento dei giovani abbiamo ammesso finanziamenti per oltre 41 milioni, di cui 6 già pagati, che hanno permesso finora a oltre mille giovani di avviare l’attività. Nell’ultimo anno il numero di attività agricole gestite da giovani è aumentato del 453%».

Parliamo di biologico: è in crescita anche nella vostra regione? Il Psr prevede misure specifiche?

«Nel Psr ci sono spazi di finanziamento per le aziende bio, sia per il mantenimento sia per la riconversione di produzioni tradizionali. Risorse sono dedicate poi al biologico per la lotta integrata ed esistono premi specifici nelle misure pensate per le aziende tradizionali. Sviluppare il biologico significa anche dare un’opportunità in più ai nostri prodotti. Il Piemonte è una regione unica per le sue eccellenze: 18 vini Docg e 42 Doc, 10 formaggi Dop, altre Dop nella carne, nei salumi, nel riso. Ci sono poi 8 Igp e quasi 350 Pat, prodotti agroalimentari tradizionali, di ogni settore. È una realtà enorme che nel bio può trovare ulteriore forza di penetrazione sui mercati internazionali».

La risicoltura vive anni difficili: è possibile aiutarla?

«Il riso per noi è una risorsa molto importante: rappresenta, con i suoi quasi 117mila ettari coltivati, oltre la metà della produzione italiana, e con i suoi oltre 1.800 produttori, un’eccellenza per la quantità, e la qualità. Il settore attraversa una crisi profonda, determinata anche dalle importazioni dai paesi asiatici. La soluzione è la trasparenza della provenienza e della filiera. Ci siamo battuti per l’etichettatura del riso, portando il problema prima al tavolo nazionale e da lì, grazie all’azione del ministro Martina, in Europa. Ora abbiamo ideato un marchio, Piemondina, che distinguerà il riso piemontese e con cui contiamo di replicare il successo del marchio Piemunto per il latte».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome