Gli effetti del “SalvaAlcoa” che ha portato a cambiare il III Conto energia e ad emanare il IV

Fotovoltaico, il futuro dipende da come reagirà il mercato

Il recupero della credibilità del sistema Italia nei confronti degli investitori,

Il settore fotovoltaico (FV), è stato sconvolto nel primo semestre del 2011 da uno “tsumani” che ne avrebbe potuto decretare una fine prematura. Iniziato l’anno con il nuovo conto energia (il terzo in ordine cronologico), si sono succeduti una serie di eventi negativi, che hanno influito in modo determinante sullo sviluppo di questo settore. Il terremoto che ha generato lo “tsumani” è collegato ad un articolo della famosa Legge 129 (normalmente denominata “SalvaAlcoa”), che era nata per superare alcuni problemi generati dalla chiusura dell’impianto di produzione di alluminio della società Alcoa localizzato in Sardegna, e che non avrebbe dovuto avere alcuna relazione con l’applicazione del sistema di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonte solare FV.
L’iniziativa del senatore Filippo Bubbico di presentare un emendamento, che prevedeva la possibilità, per coloro che avrebbero costruito gli impianti fotovoltaici entro il 31 dicembre 2010, di accedere agli incentivi del Conto energia previsti fino a quella data, anche se non risultasse ancora effettuato l’allaccio alla rete pur avendo sottoposto la relativa documentazione per questa operazione, è stata probabilmente generata dalla volontà di ridurre l’eventuale contenzione con i gestori di rete per ritardi nelle operazioni di connessione alla rete: L’emendamento, anche se decisamente fuori posto e non richiesto dall’associazione di categoria, sarebbe stato accettabile in quanto rispettava le procedure e i tempi previsti per la richiesta di collegamento alla rete elettrica.
Una successiva modifica dell’emendamento del senatore, proposta da un suo collega del Nord-Est e approvata a larga maggioranza (466 voti favorevoli e 4 astenuti), ha stravolto la filosofia iniziale e ha permesso di usufruire delle tariffe incentivanti 2010 anche a quei soggetti responsabili che non avevano ancora completato l’iter autorizzativo per richiedere la connessione alla rete elettrica ai gestori della rete. Si è cioè concesso un beneficio economico a soggetti che non ne avevano diritto.
Una volta approvata in agosto 2010 la relativa Legge 129, tutti i soggetti responsabili che avevano in programma la realizzazione di impianti FV nei mesi successivi hanno immediatamente sfruttato l’opportunità concessa dalla legge e cercato di usufruire del regalo del Governo.
L’audizione Gse (Gestore servizi energetici) al Senato del 25 gennaio 2011 metteva in evidenza che comunicazioni di fine lavori per complessivi 55.000 impianti FV ed una potenza totale dichiarata di 4.000MWerano stati inviate al Gse. L’impatto economico di questo regalo è sviluppato nella tabella 1.
Il maggior beneficio di questo regalo, nell’eventualità che tutti gli impianti FV vengano connessi alle rete entro il 30 giugno 2011, è quantizzabile in 240 milioni di euro nel 2010 per complessivi 4.800 milioni di euro per il periodo dei venti anni di incentivazione.
Senza l’emendamento della Legge SalvaAlcoa, il 2010 sarebbe terminato con una potenza di impianti FV installati e collegati alla rete di poco superiore ai 2.000MW, un numero in linea con le aspettative del mercato. Non ci sarebbe stata la comunicazione del Gse, e durante il 2011, probabilmente verso giugno, il Gse avrebbe fatto notare la crescita notevole degli impianti FV, e a quel punto si sarebbe cominciato ad analizzare quali provvedimenti si sarebbero dovuti prendere. 
 

 

LE SOLUZIONI CORRETTIVE
La comunicazione del Gse ha generato una serie di interventi più o meno autorevoli tendenti tutti a suggerire soluzioni correttive. La maggior parte degli interventi spingeva verso un blocco immediato del III Conto energia, che era appena entrato in vigore dal 1° gennaio 2011, e questo ha portato all’emanazione del cosiddetto “decreto rinnovabili” Dlgs. n. 28 del 3 marzo 2011, che ha cambiato drasticamente il Dm. del 6 agosto 2010, che aveva fissato le regole del cosiddetto III Conto energia, e limitato l’applicazione del nuovo Conto energia al 31 maggio 2011 e demandato ad un nuovo Dm., da pubblicare entro il 30 aprile 2012, le nuove regole per l’incentivazione della produzione di energia elettrica da fotovoltaico.
Finora avevamo assistito a comportamenti del Governo ponderati e rispettosi dello sviluppo del mercato FV, che avevano evitato di creare regole che potessero influenzare negativamente la crescita di un settore che stava fornendo al mondo industriale italiano opportunità (più di 18.000 posti di lavoro e 40 miliardi di investimento al 2010). Questa volta si è deciso di entrare a gamba tesa e di modificare le regole del gioco durante lo svolgimento della partita, ignorando che la prima responsabilità di quanto accaduto è del Governo che con la Legge 129/2010 ha creato i presupposti della bolla speculativa.
Il 5 maggio 2011 il Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo, ha approvato il decreto interministeriale sul nuovo regime d’incentivazione al fotovoltaico, ponendo fine alla bufera che si era scatenata a seguito della comunicazione del Gse.
Un risultato inequivocabile generato da questa situazione caotica è la perdita di credibilità del sistema Italia. Grandi operatori e piccoli soggetti responsabili, che avevano deciso di realizzare un impianto FV e avevano basato le loro decisioni su una valutazione economica dell’investimento, si sono trovati improvvisamente in uno scenario nel quale le regole del gioco erano state cambiate mentre la partita era in corso. Le tariffe incentivanti, che erano entrate in vigore il 1° gennaio 2011, sono state ridotte drasticamente dopo appena quattro mesi e le valutazioni economiche stravolte. Qualcuno a questo punto dirà: “Le tariffe incentivanti del 3° Conto energia erano troppo generose e permettevano ritorni sull’investimento molto superiori all’equa remunerazione dei costi d’investimento e di esercizio prevista dal Dlgs. 387/2003”.
È vero, ma chi aveva fissato quelle tariffe? Chi aveva fatto inserire nel decreto “SalvaAlcoa” la clausola che regalava 240 milioni/anno a chi non aveva ancora collegato il suo impianto alla rete elettrica?
A questo punto il recupero della credibilità del sistema Italia non sarà facile e avremo dimostrato che l’Italia è un paese inaffidabile. Tutti i soggetti responsabili sanno che quello che è valido oggi potrebbe essere cambiato domani.
Solo il Governo potrà migliorare questa situazione tenendo fede alle dichiarazioni dei vari comunicati stampa. A complicare la situazione, si è aggiunto, proprio mentre scriviamo, un lancio di agenzia, che informava che il Governo avrebbe rivisto nuovamente il sistema di incentivazione in occasione del DL Manovra, prevedendo che, a decorrere dal primo gennaio 2012, tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni comunque gravanti sulle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e del gas naturale siano ridotti del 30% rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010.
Questa proposta del Ministro Roberto Calderoli non è stata inclusa nel testo finale del DL denominato “Manovra”, anche se l’argomento della riduzione dei costi dell’energia elettrica è rimasta nel titolo dell’art. 35. Tuttavia Calderoli ha continuato ad insistere che la relativa clausola verrà rintrodotta nella fase della discussione del DL da parte del Parlamento.
Questo non aiuta sicuramente nel recupero di credibilità del sistema Italia. 
 

 

LA REAZIONE DEL MERCATO
A questo punto dipenderà dalla reazione del mercato lo sviluppo futuro del FV in Italia. Le tariffe saranno più basse rispetto a quelle del III Ce, anche se ancora superiori a quelle tedesche a parità di potenza se si tiene conto del diverso livello di insolazione fra Germania ed Italia, i costi di installazione dovranno essere rivisti drasticamente e allineati alla riduzione dei costi dei componenti su base mondiale già verificatasi durante il 2010, l’iter autorizzativo dei “piccoli impianti” sarà sicuramente semplificato mentre quello dei grandi impianti sarà più complesso.
Si dovranno effettuare scelte nette nelle applicazioni dei sistemi indirizzando le strategie commerciali verso impianti su tetti, con autoconsumo, di proprietà di enti pubblici e che utilizzano componenti di provenienza europea (meglio se italiana).
Siamo confidenti che gli operatori italiani saranno in grado di valorizzare al meglio questo nuovo sistema di incentivazione, ed auspichiamo che il Governo smetta di interferire con lo sviluppo del mercato FV in Italia. 
 

 

*Consigliere GIFI Confindustria - Amministratore Unico DAI Srl

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome