Canapa, un disciplinare per sbloccare il business delle infiorescenze

    Salvare tutti i vantaggi delle virtù nutraceutiche del cannabidiolo e superare le incertezze per il contenuto in Thc. Confagricoltura, Cia e Federcanapa puntano a creare una filiera più ampia, tracciabile, certificata e di qualità. All'incontro di Roma promosso da Confagricoltura l'invito a maggiore ricerca per rinnovare il parco delle varietà e la necessità di istituire un tavolo di filiera allargato

     

    Canapa, una filiera finalmente in crescita. Soprattutto per il business delle infiorescenze, sui cui pende però la recente pronuncia del Consiglio superiore di Sanità. Serve dunque più chiarezza normativa. Confagricoltura ha dedicato a questo tema un convegno a Roma.

    Più chiarezza normativa

    Attualmente il comparto è infatti normato dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016. Con questa legge, che definisce le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, si è cercato di dare nuovo impulso a questa coltura (Cannabis sativa), permettendo la libera coltivazione delle varietà indicate nel Catalogo comune delle specie di piante agricole di cui è consentita la coltivazione/commercializzazione nei territori dell’Unione europea. Nel caso specifico della canapa, le varietà previste sono caratterizzate da valori di delta-9-tetraidrocannabinolo1 (THC) inferiori allo 0.2%, che non rientrano pertanto tra quelle a cui si applicano le disposizioni sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope che in Italia sono disciplinati dal DPR 9 ottobre 1990, n. 309.

    Diana Pallini di Confagricoltura

    «Abbiamo una buona legge – afferma Diana Pallini, componente di giunta Confagricoltura, durante il convegno a cui hanno preso parte rappresentanti del mondo della produzione, della trasformazione, ricercatori e Istituzioni – ma mancano alcuni passaggi normativi che facciano chiarezza su determinati aspetti. Serve chiarezza perché la canapa è un prodotto innovativo che può contribuire a rafforzare il Made in Italy».

    Alimento superfood

    In questo quadro di incertezza rientrano gli alimenti a base di canapa (oli e farine e loro derivati), per i quali non sono stati definiti i livelli massimi di residui di THC ammessi, che dovrebbero essere stabiliti con un decreto del ministero della Salute. Tema caldo anche quello legato alle proprietà nutraceutiche del cannabidiolo (CBD) che, contrariamente al THC, non ha effetto psicoattivo e che, tra i suoi potenziali effetti terapeutici, esercita un’azione antiossidante, antinfiammatoria, anticonvulsivante, antiemetica, ansiolitica, ipnotica o antipsicotica.

    «In Italia il percorso per arrivare ad un utilizzo di CBD come nutraceutico è tutto da fare – rimarca Confagricoltura - anche se il ministero della Salute ha presentato un dossier per includere l’olio di CBD tra i novel food, facendolo così rientrare negli alimenti e non nella farmaceutica, favorendone la diffusione».

    Regolare l'uso delle infiorescenze

    Tra le altre questioni da definire c’è quella che riguarda le infiorescenze che, pur non essendo citate espressamente dalla legge n. 242 del 2016 né tra le finalità della coltura né tra i suoi possibili usi, rientrano nell’ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse. Con la circolare del 21 maggio 2018 - spiega Confagricoltura - è stato fatto un primo passo molto importante per il riconoscimento delle infiorescenze, che rappresentano il punto più delicato della legge, ma resta ancora da chiarire come possono essere utilizzate».

    Roberta Papili

    A seguito di questi problemi, Confagricoltura, Cia e Federcanapa, hanno definito un disciplinare di produzione dedicato all’infiorescenza (femminile e priva di semi) di canapa coltivata in Italia, al fine di creare una filiera più ampia, tracciabile, certificata e di qualità e supportare le imprese nel cogliere tutte le opportunità che derivano dalla coltivazione della canapa industriale. «Il prodotto sarà tutelato da un marchio che stiamo definendo», ha affermato Roberta Papili di Confagricoltura.

    Un tavolo di filiera allargato

    Come riuscire a mettere insieme le potenzialità di sviluppo cercando di eliminare le zone grigie che attraversano questo settore e favorire così gli imprenditori agricoli che vogliono investire in questa coltura? Dai lavori della giornata, sono due le strade indicate: realizzare un tavolo di filiera allargato per migliorare la legge 242 e investire nella ricerca.

    Pietro Gasparri

    Per quanto riguarda il primo punto, Pietro Gasparri, dirigente sviluppo imprese e cooperazione Mipaaf, ha espresso la necessità di costituire formalmente un tavolo di filiera al Mipaaf al quale devono partecipare gli altri cinque ministeri coinvolti, i Monopoli, le organizzazioni dei produttori agricoli, gli enti di ricerca e i rappresentanti dei produttori, per affrontare il tema in tutti i suoi aspetti, e «Provare a migliorare questa legge. Noi come Mipaaf attiviamo il nostro ruolo di sostegno al reddito degli agricoltori – ha specificato Gasparri -, ma, ad oggi una legge c’è, e bisogna rispettare le norme che sono in vigore».

    Giampaolo Grassi

    L’altra strada è la ricerca. «Bisogna incrementare la ricerca nel settore della canapa - ha spiegato Gianpaolo Grassi del Crea - e puntare sull’individuazione di nuove varietà di piante, con caratteristiche diverse da quelle attualmente esistenti e depositate in catalogo».

     

     

     


    2018, l'anno della rinascita?

    Alimenti e cosmetici; semilavorati per le industrie e le attività artigianali; fibre naturali destinati ai lavori di bioingegneria e bioedilizia; materiale per la fitodepurazione e la bonifica di siti inquinati; florovivaismo.

    Sono le principali destinazioni della canapa industriale, un settore che in Italia nel 1940 vantava ben 110.000 ha coltivati. Oggi, a seguito di una fortissima contrazione a partire dagli anni sessanta, dovuta al diffondersi delle fibre artificiali, all’evolversi del costo della manodopera e alle problematiche legate alla possibile presenza di sostanze psicotrope, i dati più recenti indicano che gli ettari coltivati sono circa 5.000. Pochi, ma in aumento rispetto agli anni 2013-2014 in cui erano appena poco più di 3.000. Il 2018 è l’anno più importante per questa coltura, che spinge per avere una nuova rinascita. Questo il quadro generale di un settore che dimostra di avere in sé grandi potenzialità.

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