Chiuse le indagini per la prosciuttopoli del Friuli

Più di cento persone sarebbero coinvolte nella falsificazione di cosce di San Daniele Dop ottenute con tecniche di accrescimento speedy non consentite dal disciplinare della Dop

In pieno agosto, mentre sulle tavole imbandite si consuma ancora prosciutto e melone, arriva la chiusura delle indagini preliminari della Procura di Pordenone sullo scandalo dei prosciutti Dop e in particolare di quello di San Daniele.

Il filone delle indagini riguardante il prosciutto Dop di Parma è curato dalla Procura di Torino che dovrebbe presto arrivare a chiudere la fase preliminare delle indagini.

Le ipotesi di reato

La Procura di Pordenone ha chiuso le indagini preliminari sull'ipotesi di un'associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio di prodotti agroalimentari con denominazione di origine protetta, alla contraffazione della Dop "Prosciutto di San Daniele". Numerosi i reati contestati a 103 indagati, persone fisiche e società, tra responsabili e impiegati del macello di Aviano, allevatori, prosciuttifici, ispettori del Consorzio di tutela. Sono stati anche messi decreti di sequestro per 270 mila prosciutti, per 27 milioni di euro.

La Procura ipotizza anche truffe per ottenere un contributo previsto dal piano di sviluppo rurale di 400 mila euro, e per incassare ulteriori contributo per 520 mila euro. Scoperti anche reati di natura fiscale e ambientale.

I reati sono stati contestati a 62 persone - tutti della filiera produttiva, di controllo e sanitaria - a 25 imprese ed a 16 posizioni stralciate ad altre procure.

L’indagine partita nel 2016

Le indagini hanno preso avvio sin dal 2016 e hanno riguardato subito sia il prosciutto Dop di Parma che quello San Daniele e si sono subito concentrate sull’utilizzo di materie prime non consentite dal disciplinare di produzione. Diversi i reati subito ipotizzati dagli inquirenti: associazione per delinquere finalizzata alla frode nel commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. A luglio del 2017 le indagini portarono anche all’arresto di otto persone tra imprenditori, titolari di macelli e liberi professionisti.

Seme di Duroc invece che razze nostrane

La frode avrebbe origine al momento dell’inseminazione delle scrofe che avviene con seme di suini della razza danese Duroc dal quale si ottengono suinetti che raggiungono il peso per la macellazione e per l’utilizzo delle cosce per produrre prosciutti non in nove mesi ma in un tempo inferiore di circa 30/40 giorni.

Suini con un costo inferiore a quelli pesanti ma non conformi ai requisiti minimi di allevamento richiesti dai disciplinari. Un accrescimento speedy che richiede la falsificazione di documenti che vanno dai certificati di macellazione agli attestati di idoneità degli organismi di controllo delle Dop.

La lunga indagine della Procura di Pordenone ha portato a scoprire i dettagli della frode e il copioso coinvolgimento di oltre 100 persone.

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