Emilia-Romagna, dal Psr agricolo un valore per tutto il territorio

Emilia-Romagna
«Grazie ai finanziamenti erogati si svilupperanno oltre 1,1 miliardi di € di investimenti, in una Regione con una forte sensibilità sociale e ambientale». L'assessore all'agricoltura Simona Caselli fa il punto sull'andamento della spesa dello sviluppo rurale.

In Emilia-Romagna è difficile scindere l’agricoltura dall’agroalimentare, perchè proprio dalla loro unione nasce la forza di un sistema che colloca la Regione tra le dieci europee più importanti nel settore. «Agricoltura, agroalimentare e indotto rappresentano il 20% del Pil regionale con 300mila occupati» sottolinea con soddisfazione l’assessore Simona Caselli.


Tutto questo anche grazie alle risorse messe a disposizione dal Psr?

Certamente. Il Psr ha dato una spinta notevolissima a tutto il tessuto economico regionale. Siamo oltre l’80% delle risorse messe a bando a fine 2017 e arriveremo, nel giro di poco, a sfiorare il 90% perché stiamo per decidere la graduatoria sul bando di filiera che indurrà investimenti per 480 milioni di €. Da una nostra stima risulta che grazie ai finanziamenti delle misure 4.1, 4.2 e ora le filiere, si svilupperanno oltre 1,1 miliardi di € di investimenti che vanno a vantaggio anche di altri settori (meccanica, edilizia, servizi ambientali ecc).

Uno dei riscontri più belli in assoluto è venuto dai giovani: grazie al Psr se ne sono insediati 1.251 e speriamo nei prossimi due anni di accontentarne ancora tanti con i nuovi bandi annuali.

Infine, un altro risultato che ci rende molto orgogliosi, è quello che riguarda i Goi (Gruppi operativi per l’innovazione): ne abbiamo 93, primi e unici in Europa. La sfida dei Goi è che si parte dall’agricoltore che ha un problema e cerca la soluzione nella ricerca; un approccio da anni già sperimentato nella nostra regione.

L’applicazione in campo della ricerca e l’attenzione all’ambiente non sono novità in regione. Lo testimoniano la diffusione, prima della lotta integrata e ora del biologico.

Il biologico e l’integrato insieme sono un grande valore sociale perché rappresentano un’agricoltura più sostenibile. In Regione c’è una cultura che da anni portiamo avanti e oggi, sommando il 15% del bio al 12% integrato, sfioriamo il 30% di un’agricoltura con impegni ambientali molto più alti della media. Abbiamo sempre puntato a raddoppiare gli ettari e ci stiamo arrivando: le domande del 2° e ultimo bando sono per 33mila ettari aggiuntivi a bio; alla fine del 2013 erano 76mila ha e adesso supereremo i 150mila, il 15% della Sau regionale. Quello che manca ancora al settore è una buona organizzazione su commercializzazione e accesso ai mercati.

Da qui al 2020 sarà possibile contare su altre risorse, alternative al Psr?

Una possibilità è data dal Fondo di garanzia, multiregionale, che abbiamo già attivato e che rientra nell’ambito dell’attività del Fondo europeo per gli investimenti (Fei) che ha l’obiettivo di utilizzare alcuni fondi della programmazione per attivare strumenti finanziari da affiancare alla modalità tradizionale. Una diversa modalità che però fa perdere alla Regione il ruolo di orientamento delle politiche, un problema che andrà risolto. Per ora abbiamo deciso di investirci 6 milioni di € che dovrebbero procurare un effetto moltiplicativo arrivando ad attivare fino a 35/40 milioni di € di prestiti, cioè finanziamenti garantiti dal Fei al 50%; come Regione, abbiamo fatto un accordo con il Fei che a sua volta ha già avviato la selezione delle banche che dovrebbe terminare entro l’autunno; a quel punto è a sportello e l’agricoltore potrà andare in banca a chiedere il prestito.

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