Fertirrigazione, uno sguardo al futuro del vigneto

fertirrigazione
La fertirrigazione si impone anche sulla vite come una pratica in grado di abbinare sostenibilità, qualità e reddito
Il 5 aprile a Res Uvae il Demoday “Vigneto_2020” sui concimi idrosolubili e la fertirrigazione. Reddito, precisione e sostenibilità grazie alla possibilità di risparmiare l’apporto di nutrienti e di somministrarli in base alle reali esigenze della vite e all’obiettivo enologico che si vuole ottenere

L’illuminismo della fertirrigazione contro il sadismo dell’austerità nutrizionale a tutti i costi. L’estremismo di chi sostiene che “la vite deve soffrire” e che il vino buono si fa senza irrigazione e senza concimazione è ormai infatti messo a dura prova dagli effetti sempre più frequenti dei cambiamenti climatici. Nel corso dell’ultima torrida annata 2017 solo l’irrigazione di soccorso ha consentito, in molti areali, di portare a casa un risultato soddisfacente in termini di qualità, di produzione e di reddito. E dove questa pratica viene assolta grazie all’installazione di impianti a goccia, l’effetto è garantito anche in termini di sostenibilità, per la possibilità di risparmiare acqua ed elementi nutritivi.

Filare con impianto di microirrigazione

Votata alla sostenibilità

A Res Uvae, l’azienda sperimentale votata alla qualità sostenibile gestita da Horta alle pendici di Castell’Arquato (Pc), la pratica della fertirrigazione e la gestione dei concimi idrosolubili saranno i temi al centro del prossimo DemoDay Vigneto_2020 in programma il 5 aprile.

Nonostante questa pratica continui ad essere avversata dai disciplinari poco aggiornati di alcune denominazioni di origine, nei vigneti di più recente realizzazione sta infatti prendendo piede l’installazione di impianti di microirrigazione, tramite i quali si può attuare una efficace distribuzione di fertilizzanti idrosolubili.

Minimizzare le perdite di azoto

A Res Uvae sarà Tommaso Frioni (del DI.PRO.VE.S. - Università Cattolica del Sacro Cuore) a mettere a fuoco le (contenute) esigenze nutrizionali del vigneto. «Con la fertirrigazione viene esaltata l’efficienza delle unità fertilizzanti distribuite e si può attuare facilmente il frazionamento delle concimazioni, in particolare degli azotati, minimizzando il problema delle perdite ed assecondando i tempi di assorbimento della coltura».

La sperimentazione in corso

Secondo Mauro Schippa di Haifa Italia «la nutrizione idrico-minerale di precisione deve essere gestita in funzione degli obiettivi enologici». La sua relazione presenta i primi dati della sperimentazione su questo tema fatti tra i filari di Res Uvae.

Mario Schippa

Ciò che rende vantaggiosa la tecnica della fertirrigazione è la riduzione delle unità fertilizzanti fornite. Apportare a livello radicale gli elementi fertilizzanti, già in soluzione, nei quantitativi voluti e nei momenti più corretti, contribuisce infatti a rendere la produzione più competitiva in termini economici grazie ai minori sprechi a cui si aggiunge, se la gestione è corretta, il maggior valore qualitativo dell’uva. Una competitività che può riferirsi sia alle produzioni di pregio, sia per produzioni di più largo consumo dove la concimazione è diventata elemento centrale della tecnica viticola.

Un piano sommario di concimazione

La successione temporale degli apporti di nutrienti in un piano di fertirrigazione prevede, molto sommariamente, la somministrazione di fosforo nella fase primaverile ed autunnale, quando si ha il maggiore accrescimento dell’apparato radicale.

L’azoto in genere si inserisce nei piani da prima della fioritura frazionandolo negli interventi successivi (si consiglia di sospenderlo dalla invaiatura per evitare uno stimolo alla vegetazione che da quella fase è assai sfavorevole). Può essere utile un intervento azotato successivo alla vendemmia, con apparato fogliare ancora efficiente, per favorire l’accumulo di sostanze di riserva nelle gemme.

Il potassio è molto importante per regolare la traspirazione e favorire lo sviluppo del grappolo, per cui ne deve essere curata la somministrazione in particolare da dopo la fioritura per tutta l’estate. «Va però ricordato che la fertirrigazione deve però raccordarsi con la completa gestione del vigneto che deve armonizzare la nutrizione con il carico di gemme prima e produttivo poi, con gli interventi in verde e il rapporto foglie/uva, con la gestione del suolo e non ultimo con il risultato qualitativo cercato».

La preparazione della soluzione

L’aspetto più delicato nella tecnica della fertirrigazione è la preparazione delle soluzioni nutritive concentrate da iniettare nel sistema microirriguo: infatti occorre garantire la loro stabilità chimico-fisica nel tempo, evitando la formazione di precipitati o sospensioni, e al tempo stesso ottimizzare il tempo impiegato dall’operatore nella loro preparazione.

Dissolver con motore elettrico per la preparazione della soluzione

Obiettivi che si raggiungono utilizzando le giuste soluzioni nutritive e progettando impianti razionali. Un aspetto, quest’ultimo di cui si occupa Davide Vercesi del Consorzio Agrario TerrePadane la cui relazione a Res Uvae è incentrata sull'impiantistica per la fertirrigazione.

Il web tool di Horta

All’alba dell’era della viticoltura 4.0, la relazione di Sara Elisabetta Legler di Horta, consente di aprire uno sguardo sul futuro e sull’affermazione della digitalizzazione anche in questa pratica. Legler presenta infatti il web tool messo a punto da Horta per l'ottimizzazione della nutrizione della vite.

Sara Elisabetta Legler

Come tradizione dei Demodays, alla parte teorica viene abbinata infine anche quella pratica grazie al contributo di Federico Rossi di Res Uvae che, in chiusura della manifestazione, condurrà una visita all'impianto ed alle prove di fertirrigazione in corso presso l’azienda dimostrativa.

Per info e per accedere al programma completo: https://goo.gl/HySynz

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